Postato su 2015-10-29 In Alleanza solidale con Papa Francesco

Riguardando il Messaggio di Papa Francesco alla Famiglia di Schoenstatt – 3a parte: Gioventù e Testimonianza

di Sarah-Leah Pimentel, Sudafrica •

Il ritornello di uno dei miei canti di chiesa preferiti dice: “E dal nostro amore sapranno che siamo cristiani.” Ciò mi ricorda però anche il contrario. Mahatma Ghandi viene molto citato per aver espresso il suo scetticismo sui cristiani: “Mi piace il vostro Cristo, ma non mi piacciono i vostri cristiani”. I vostri cristiani sono così diversi da Cristo.”

Il commento di Ghandi mette a nudo il perché abbiamo spesso fallito nell’essere veri cristiani. Non si è cristiani, infatti, solo per il numero di Messe cui partecipiamo o per il numero di Rosari che recitiamo o per l’essere coinvolti in tutti i ministeri parrocchiali. Essere cristiano significa seguire Cristo. La sequela di Cristo richiede che somigliamo di più a Cristo. Cristo è la personificazione dell’amore. Così anche noi dobbiamo diventare amore, in tutte le circostanze della vita. “E dal nostro amore sapranno che siamo cristiani.”

Testimonianza

L’anno scorso la Famiglia di Schoenstatt ha chiesto a Papa Francesco come si possano attrarre i giovani ad una vita piena in Cristo. Noi possiamo riassumere la sua risposta in una sola parola: Testimonianza.

Qual è la migliore evangelizzazione? La Testimonianza. Qual è la nostra missione di vita? La Testimonianza. Sostanzialmente, Papa Francesco invita tutti noi – giovani e anziani – ad amare “in maniera tale che altri abbiano voglia di vivere come noi” “… in maniera tale che altri si interessino a domandare: perché?” E in un altro passaggio dice: “Perché vivete così?

  • Perché quella persona non reagisce con rabbia alla calunnia?
  • Perché quel ragazzo non va ad abitare con la sua ragazza prima di sposarsi, anche se è più conveniente?
  • Perché quella coppia di sposi ha la forza di continuare a stare insieme, nonostante tutte le difficoltà?

Testimonianza.

“Coerenza nella vostra vita”

Quando ci comportiamo secondo i valori che stanno in contrasto con la cultura odierna, l’opinione pubblica ne fa notizia, riconoscendo che viviamo un sistema di valori diverso. Possano pur essere in tanti a burlarsene, ma ci sono quelli che – attraverso la testimonianza della nostra vita – vengono stimolati a riflettere su un modo diverso di vivere, che forse prima d’allora non credevano di poter fare.

Perciò è così importante che ci sia “coerenza di vita”, dice Papa Francesco. Egli lo spiega dicendo che la nostra missione evangelizzatrice del mondo ha maggior successo quando non viviamo una “doppia vita”. Se ci chiamiamo cristiani, ma viviamo da pagani, trasmettiamo un messaggio incoerente e la gente ci definirà allo stesso modo di Ghandi.

Le parole del Santo Padre ci invitano a riflettere sugli aspetti della nostra vita, e cioè: se sono coerenti con ciò che significa essere cristiani. Ci sono da me aspetti di vita che sono chiamato a cambiare per poter vivere più coerentemente?

Umiltà e Perdono

Nell’Udienza dello scorso anno a Roma, il Santo Padre ci ha ricordato che è chiaro che non siamo perfetti e che “evidentemente tutti cadiamo, siamo deboli, tutti abbiamo problemi…”. Ma anche questo ci darà “la capacità di umiliarci dentro, la capacità di chiedere perdono…”.

Papa Francesco ci dice che se siamo troppo perfetti o pensiamo di essere troppo perfetti, pecchiamo di orgoglio e questo fa di noi degli “snob” e diventiamo talmente rigidi, nel senso della propria perfezione, che dimentichiamo che la nostra missione principale è uscire, è “andare a cercare pecore.” Il pericolo di essere coinvolti, nel senso della propria autogiustificazione, è quello di essere delusi, perché crediamo di poter stare solo in compagnia di persone che sono sante e rette come noi o per dirla con le parole di Papa Francesco: “si dedica al piccolo gruppo, a pettinare pecore”. Diventando “parrucchieri spirituali”

Sono le nostre debolezze che ci fanno umili. Questa è stata anche l’esperienza di San Paolo:

“Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.” (2Co 12, 7-10)

Vinci la paura e vai per la strada della tua vita

Le nostre debolezze ci fanno restare umili e ci rendono più liberi di mettere la nostra vita nelle mani di Dio, lasciando a lui di guidarci ovunque egli disponga e secondo i suoi piani. Papa Francesco ci incoraggia a mettere da parte le nostre paure e ad intraprendere il cammino della nostra vita. Su questo cammino potremo pur fare degli errori, ma troveremo anche la nostra propria ed unica vocazione.

Un viaggio non è mai comodo. Ci costringe a lasciare gli spazi delle nostre comodità e a legarci a qualcosa che è più della nostra propria forza. È un appello ad affidare ogni cosa a Dio nella preghiera e ad andare incontro a coloro che possiamo incontrare sulla strada della vita.

Troviamo espresso il cammino e la missione della nostra vita nell’Atto di Fiducia – composto da Padre Kentenich – che rinnoviamo ogni giorno nella “Consacrazione al Mattino”:

O Madre, “alla tua Alleanza…manterrai sempre la fedeltà, anche nei pericoli e nelle bufere. Ci manderai le vocazioni che per il tuo Regno s’impegnano con noi; ci darai lavoro, copiosa benedizione, nel nostro niente sarai la Tutta Possente. (cfr. “Verso il Cielo”, Raccolta di Preghiere di Dachau, Strofe 014/015).

Dietro la tentazione della stanchezza… si nasconde l’egoismo

È interessante riflettere sul fatto, che nella nostra Consacrazione Serale, della stessa fonte, chiediamo perdono per le molte “recondite riserve” che hanno “reso il cuore stanco e freddo”. Papa Francesco ci mette in guardia dalla stanchezza. Normalmente è qualcosa che ci aspettiamo dagli anziani, ma il pontefice dice molto chiaramente che anche i giovani possono provare “la tentazione della stanchezza.” E dice che la tentazione della stanchezza nasconde l’egoismo.

Qui potremmo essere tentati di dire: ‘Ho fatto la mia parte. Ora è la volta di qualcun altro’. Tuttavia Papa Francesco ci avverte, con le parole di santa Teresa: “può darsi che nel camminare troviamo un bel posto che ci piace e ci fermiamo lì, no? ”E ci dice che non dobbiamo fermarci. “Riposare, sì, ma poi continuare a camminare. […] Perché si esce per dare qualcosa, si dà in missione”.

Una missione per attirare i giovani cuori a Dio

Infine potremmo dire che la nostra missione di vita è l’essere strumento della Madonna, la quale ha promesso, nell’Atto di Fondazione: “…attirerò a me i giovani cuori”. Possiamo far questo solo se il nostro cuore è giovane. La nostra giovinezza interiore si vede dall’entusiasmo con cui andiamo incontro al mondo che ci circonda. Sono la nostra giovinezza e il nostro entusiasmo che ci rendono attraenti. E Papa Francesco ribadisce ancora che la nostra testimonianza è la luce che risplende davanti agli uomini “perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. (Mt. 5, 16)

“Dal nostro amore sapranno che siamo cristiani. Dalla coerente testimonianza, sapranno che siamo cristiani”.

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Il libro con il testo del Messaggio di Papa Francesco, nell’Udienza del 25 Ottobre 2014, si può ordinare a partire da subito, anche online. Spedizione dalla Germania (francatura a basso prezzo e senza dogana).

Originale: Inglese. Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

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