Postato su 28. Marzo 2019 In Casa Madre de Tuparenda, Kentenich

Pedagogia kentenichiana nella periferia

Pedagogia kentenichiana nella periferia (2), P. Pedro Kühlcke •

Condividiamo le esperienze e le conclusioni di P. Pedro Kühlcke, in applicazione della pedagogia kentenichiana nella periferia, concretamente in un carcere minorile e nel programma di reinserimento sociale “Casa Madre di Tuparenda”. Si tratta della seconda parte di un testo tratto da una conferenza per la Gioventù Maschile di Schoenstatt di Tuparenda. –

Pedagogia di fiducia e di movimento

Padre Kentenich parla delle stelle della pedagogia schoenstattiana: “nella nostra pedagogia – scrive il Padre Fondatore nell’anno 1950 – distinguiamo stelle e forme fondamentali. Però non ho tempo per spiegare in maniera estesa questo concetto.”[1]

Meno male, perché se P.K. lo avesse spiegato “in maniera estesa” sarebbero diventate 10 conferenze per parlare solo della prima stella. Chiedete a Padre Oscar che ha appena finito un corso di tre settimane per il “Kentenich-Magister”: fino a quale conferenza siete arrivati con la prima stella?

“Le stelle sono le seguenti: pedagogia di ideali, pedagogia di vincoli, pedagogia di alleanza, pedagogia di fiducia e pedagogia di movimento. Cinque espressioni con un ricco, ricchissimo contenuto.[2]

Qualcuna di queste 5 vi sembra conosciuta? “Alleanza”, “vincoli”, “movimento”… per qualche motivo siamo un movimento e non siamo una struttura statica, una istituzione. Pedagogia dell’ideale, vi sembra conosciuta? Pedagogia di fiducia? Queste sono le cinque stelle; e in qualche modo in Schoenstatt le viviamo.

 

Pedagogia di fiducia

Preliminarmente, si tratta della fiducia sorprendentemente grande e forte in ciò che c’è di buono nelle persone, negli esseri umani. A posteriori abbiamo dato a ciò un nome convincente e classico: pedagogia di fiducia.

Analizziamo un po’, per esempio, questa stella della fiducia. P.K. dice:

“Preliminarmente, si tratta della fiducia sorprendentemente grande e forte in ciò che c’è di buono nelle persone, negli esseri umani. A posteriori abbiamo dato a ciò un nome convincente e classico: pedagogia di fiducia.”[3]

Questo mi piace del Padre, ha una visione così positiva! C’è qualcosa di buono in voi? Certo che sì! C’è qualcosa di buono in un ladro? Eh, qui si la domanda si complica abbastanza… in tutti c’è qualcosa di buono, inclusi quelli che non lo sanno!

Fate attenzione a come il Padre Fondatore approfondisce questo tema:

“se mi permettete di utilizzare una espressione drastica che ho utilizzato innumerevoli volte quando mi dirigevo dalle Sorelle: è un’arte liberarci dallo scarabeo stercorario che c’è in noi e coltivare in noi invece l’ape. Sicuramente capirete ciò che voglio dire con questa frase. Dobbiamo dare all’altro il diritto di essere ciò che è. Ovvero, educare prima di tutto noi stessi a vedere nell’altro ciò che ha di più positivo e prezioso invece di mettere sempre in primo piano ciò che di lui non mi piace.” [4]

Lo scarabeo stercorario…questo scarafaggio tipico tedesco che cerca sempre rifiuti; sicuramente qui c’è qualcosa di simile. Avete notato che quando una mucca lascia cadere un escremento subito lì si radunano tutte le mosche e altri tipi di scarafaggi.

Direi in altre parole: possiamo avere occhi da mosca o possiamo avere occhi da ape. Che succede se liberate in un campo una mosca e un’ape? Dopo poco viene la mosca e dice: “questo campo è piano di sterco!” l’ape invece torna e dice “questo campo è piano di fiori!”…però è lo stesso campo! La mosca vede le cose cattive, i rifiuti, il letame – l’ape vede i fiori!

Ci sono persone che guardano tutti con occhi da mosca perché preferiscono vedere il negativo, il male, il letame, però ci sono anche persone che hanno imparato a guardare con occhi da ape – scelgono di vedere il buono, i fiori. In ogni cosa c’è il negativo e il positivo, sono io che scelgo ciò che preferisco guardare.

Anche lì in carcere abbiamo cercato di guardare sempre con occhi da ape. Molte volte abbiamo incontrato ragazzi la cui vita era un disastro: drogati, assassini, rapinatori… abbiamo incontrato di tutto. Ci sono ragazzi che hanno fatto cose orribili. Quando, di solito per la prima volta nelle loro vite, si confessano e riconoscono tutto, si rendono conto che il loro cuore sembra una pietra dura, fredda e oscura, con molta vergogna e disprezzo di se stessi – a volte con un vuoto tremendo di solitudine e sofferenza, a volte con un mare di lacrime che non sono mai potute uscire – e tutto ben nascosto dietro una maschera da duro e un sorriso falso.

E sapete che dico loro? “tu hai un cuore d’oro!” e il ragazzo mi guarda con una faccia che sembra dire “di che parli Pa’i, se ho appena finito di raccontare tutti i disastri che ho fatto nella mia vita?” e io insisto: “hai un cuore d’oro, lo sapevi?” – no, non lo sapevo, nessuno mi ha mai detto qualcosa del genere”.

E sapete che dico loro? “tu hai un cuore d’oro!”

Perché un cuore d’oro? E allora dovete spiegare un po’ come avete scoperto il loro cuore d’oro. Per esempio: si è preoccupato di avvicinarsi e parlare con un sacerdote, cosa che non aveva mai fatto nella sua vita; si è preoccupato di riconoscere ciò che ha fatto… da dove è nata la fiducia di raccontare ciò che non aveva raccontato mai a nessuno? Non nel cuore di pietra, ma nel cuore d’oro. O da dove è nata la voglia di dire: “ho fatto veramente cose molto cattive, ho necessità di chiedere perdono a Dio e alle mie vittime, ho bisogno di cambiare”? dal cuore d’oro! Quel cuore che vuole brillare, però che era coperto da molto letame..

Aiutare l’altro a scoprire che ha qualcosa di buono, questa è la pedagogia di fiducia! E questo funziona, cambia  le vite!

Uno dei ragazzi mi aveva raccontato che nella sua famiglia erano tutti delinquenti: la nonna si dedica al traffico di droga, la mamma è una ladra, il papà è un teppista aggressore.. tutti hanno passato o stanno passando un po’ di tempo in carcere. E uno pensa: “certo, che avrà mai potuto imparare questo ragazzo nella sua vita?” quando sua mamma si arrabbiava con lui, cosa che succedeva abbastanza spesso, gli diceva che sarebbe diventato come suo padre; e allora è rimasto nel suo inconscio che anche lui doveva essere un aggressore, carcerato, teppista: non si immaginava nessuna altra alternativa. Quando gli ho raccontato del suo cuore d’oro, è stata come una rivelazione per lui: “io posso essere differente, posso cambiare la storia della mia famiglia!”. Ora sta facendo catechismo perché vuole ricevere il battesimo ed essere un buon figlio di Dio. L’altro giorno mi ha raccontato orgoglioso: “Pa’i, so già quasi tutto il Credo a memoria! Quando mi battezzi?”

Voi conoscete ragazzi che vanno per il mondo coltivando il proprio complesso di inferiorità? “io non servo a niente”; “io non posso”; “no, meglio che lo chiedi a un altro..”. Quando chiedete a qualcuno di loro che faccia la preghiera all’inizio della riunione: “no, io non so pregare.” “come?” o che sia un incaricato del gruppo “no, meglio qualcuno che sia più preparato, io non servo per questo”. Puro complesso di inferiorità! Tutti lo sappiamo, ovviamente! Tutti abbiamo un cuore d’oro, tutti abbiamo qualcosa di buono. Padre Kentenich ci insegna a cercare e trovare il buono in noi e negli altri – molto coscientemente esercitiamoci nel chiudere gli occhi da mosca e aprire gli occhi da ape nel nostro modo di trattare con il prossimo e cercarne coscientemente il buono. Vi posso assicurare che questo cambia le vite!

Mi ricordo di una volta in cui un giovane mi mandò un messaggio dopo essere uscito da parecchio tempo dal CEI. Mi raccontò che era tornato a cadere nelle droghe, che aveva rubato e non so cosa altro fece.. lo prese la polizia e siccome ormai era maggiorenne lo mandarono al carcere degli adulti: lì è tutto molto più complicato che nel CEI! In tutte le carceri è proibito avere un cellulare, però a volte i detenuti si ingegnano per ottenerne uno per poco tempo. Il dialogo per messaggi è stato più o meno così: “Ciao Pa’i, da quanto tempo! Come va?” – “tutto bene, tu?” – “anche io bene!”. Gli ho subito risposto: “bugia! Dove sei?” – “in carcere di nuovo”- “davvero? Che è successo?” – “ci sono caduto di nuovo” – “come stai ora?” – “più o meno..però sto lottando” – “e vuoi cambiare realmente?” – “sì Pa’i! mi ricordo sempre di quando mi dicesti che ho un cuore d’oro”. Pensate che glielo dissi almeno un anno prima, però il ragazzo si ricordava perfettamente del fatto che qualcuno una volta gli aveva detto che aveva un cuore d’oro. E anche se c’era cascato di nuovo, anche se aveva fatto un disastro un’altra volta, questo era rimasto: il cuore d’oro e la voglia di lottare e andare avanti nonostante tutto.

Vi rendete conto quanto è importante questa pedagogia di fiducia? Per esempio, ero con un gruppo e qualcuno mi disse: “in realtà mi piacerebbe aiutare in questa cosa, però non mi propongo, perché non so se mi verrebbe bene”. Ma certo, ovviamente, vai, mettiti in gioco, fallo! Farai errori? Certo! Nessuno nasce con la garanzia che non farà errori. Però puoi farlo lo stesso!

Pedagogia di fiducia: regalare fiducia all’altro, vedere il buono nell’altro. Ciò parte dall’avere fiducia in se stesso e credere di essere nato con un cuore d’oro.

 

Messa con i giovani del CMT nel Santuario di Tuparenda

Pedagogía de movimiento

A Schoenstatt abbiamo questa meravigliosa libertà di seguire un cammino proprio – però verso un fine chiaramente riconosciuto.

Dopodiché P.K. parla anche della pedagogia di movimento, che ha moltissimo a che fare con la pedagogia di fiducia. Che significa “pedagogia di movimento?”

Padre Kentenich ce lo dice in forma molto concreta:

diamo una “occhiata all’interno di un regno che si regge sulla pedagogia di movimento. Nonostante abbiamo molte basse maree e alte maree e le correnti si scontrano spesso nei vostri ambiti, la salute della disposizione psichica trova in tutte le parti, a tempo debito, il punto di riposo e l’equilibrio.” [5]

Tutto chiaro? Iniziamo a tradurre…

Chi di voi è stato qualche volta in vacanza vicino al mare, in spiaggia, in Brasile o in Cile? Nel mare succede qualcosa che normalmente nel fiume non succede – nel fiume succede una volta l’anno e nel mare succede tutti i giorni: l’acqua sale, l’alta marea, e subito torna a scendere, la bassa marea; a volte di notte e a volte di giorno, perché ciò dipende dalla luna. Nel fiume dipende da un’altra cosa: quando piove il fiume cresce e si realizzano le inondazioni tipiche dei nostri quartieri periferici.

Alta marea e bassa marea: non solo nel mare o nel fiume, ma questo si realizza in molti aspetti della vita. A volte le cose salgono, crescono, tutto va bene. A volte calano, c’è siccità, disastro. Però con il tempo, direbbe Padre Kentenich, qualcosa va incanalandosi trovando un equilibrio. Per esempio, la nostra Gioventù Maschile di Schoenstatt: un anno tutto super bene, cinque gruppi nuovi, scuola di capi, dieci consacrazioni di membri, fantastico! E l’anno dopo? Scendiamo, non rimane nulla, disastro. Spariamoci un colpo, è finito tutto! No, non spariamoci un colpo! Continuiamo a lottare, perché in ogni momento può tornare l’alta marea e la situazione cambia. Padre Kentenich chiama questo “pedagogia di movimento”: andiamo, torniamo, alcuni se ne vanno, altri tornano dopo anni.. non è certo? C’è molto movimento. Non è che andiamo tutti avanti nella stessa maniera come a scuola: primo anno, secondo anno, terzo anno. Ognuno cresce a modo suo, a volte attraverso strade più tortuose – e d’un tratto, il ragazzo che meno ti aspettavi sta inginocchiato davanti al santuario sigillando la sua Alleanza d’Amore.

“la pedagogia di movimento conduce al cammino del movimento a fini chiaramente riconosciuti.” [6]

Per esempio: questo gruppo ora dovrà fare una certa cosa, però dicono: “no, vogliamo fare quell’altra cosa”. “perfetto, siete liberi, decidete voi”. Però l’obiettivo grande, il fine chiaramente riconosciuto è l’Alleanza d’Amore, da raggiungere attraverso il cammino che voi scegliete. Se siamo a Schoentatt è perché vogliamo vincolarci al Santuario, alla Mater e al Padre Fondatore. Se un gruppo viene e dice: “No, questa cosa dell’Alleanza e di pregare e di andare a messa tutte le domeniche non ci piace!”, allora perfetto, possono andare a gruppi come Techo o Rotary, o cercare altre cose. A Schoenstatt abbiamo un fine chiaro: siamo un gruppo religioso, vogliamo sigillare l’Alleanza: abbiamo un fine chiaro, però la strada sì, quella può essere differente. Questo significa pedagogia di movimento.

“Quanto più contempli tutte queste cose, tanto più sarai convinto di quanta libertà personale regna e irrompe da tutte le parti, molto più che in altre comunità.” [7]

Molti altri movimenti sono più “strutturati”: prima bisogna fare una cosa, poi un’altra certa cosa, dopo quest’altra e così via. A Schoenstatt abbiamo questa meravigliosa libertà di seguire un cammino proprio – però verso un fine chiaramente riconosciuto.

P.K. continua dicendo: “finché ci sarà una mente chiara che vede tutto l’insieme e una mano ferma che si trova in cima a tutto, senza voler placare le onde prima del tempo..”[8]. Non si tratta di un “ordine di caserma”: “volete fare quello? No, ora dovete fare quest’altro, punto, fine della discussione!”. No, al contrario, fare il vostro cammino e le vostre esperienze!

È ciò che viviamo nella GM di Schoenstatt, ed è anche ciò che viviamo in carcere: pedagogia di movimento!

Per esempio, mi ricordo di un ragazzo che uscì dal carcere, venne qui nel nostro programma di Casa Madre di Tuparenda, iniziò super bene per uno o due mesi. All’improvviso, un fine settimana, che successe? Lo incontrai di nuovo in carcere il lunedì. “che ti è successo se stavi così bene?” – “ho incontrato qualche amico..” –  “la tua cattiva compagnia?” – “Sì Pa’i. abbiamo iniziato prendendo una birra, poi vodka. Qualcuno ha portato marijuana e poco dopo stavamo fumando qualcosa di ancora più forte” – “e come hai pagato tutto ciò?” – “sono caduto in tentazione, sono andato a rubare un cellulare e mi ha preso la polizia, ed eccomi qui di nuovo.”

Vi ricordate, nella sua visita in Paraguay, l’incontro con i giovani nella Costanera? Lì ha aggiunto: “fate guai, però organizzateli bene!”. Questo si traduce nella pedagogia di movimento e di fiducia. E ci complica la vita. Sarebbe molto più facile avere tutto ben ordinato, un organigramma qui, uno schema lì…però la vita non è così. La vita è disordinata, ma  bisogna sempre avere un obiettivo.

Che direste voi? “che disastro! Non sei buono a nulla, scordati di tutto!”. No, gli dissi: “bene, ora starai per un po’ in carcere, torna a coltivare il tuo cuore d’oro e quando uscirai se realmente vorrai andare avanti con la tua vita, ti aspetto di nuovo a Tuparenda.” Quel ragazzo ora si è laureato dalla Casa Madre, ha fatto ben 9 mesi – nel suo secondo tentativo – e ora sta lavorando in una panetteria, con contratto a tempo indeterminato, stipendio regolare e pagando i contributi. Però se a quel ragazzo non avessi detto “bene, hai fatto un danno ma confido in te, tu puoi, torna a lottare!”, probabilmente ora si troverebbe in un altro carcere o peggio.

Vi rendete conto? Questa è la pedagogia di movimento: fai il tuo cammino, commetti i tuoi errori, non c’è problema. Però abbiamo un obiettivo: vogliamo andare avanti. Nella GM diremmo: vogliamo sigillare l’Alleanza, vogliamo essere buoni figli di Dio e della Mater.

Pedagogia di fiducia e di movimento: a proposito, prima ho menzionato, perché sono un po’ meno conosciute nonostante siano quelle che viviamo di più o che quantomeno vogliamo vivere di più. Il prblema con queste due stelle è che ci complicano la vita. Per esempio, quando nella riunione dei capi della GM si analizza come va ogni gruppo: “questo gruppo è un disastro – ora è successa anche quest’altra cosa..” o – “però che bello, mi piace, avanti! Volete sigillare la vostra Alleanza prima o poi, no?”

“fate disordine, fate guai!” direbbe Papa Francesco. Vi ricordate, nella sua visita in Paraguay, l’incontro con i giovani nella Costanera? Lì ha aggiunto: “fate guai, però organizzateli bene!”. Questo si traduce nella pedagogia di movimento e di fiducia. E ci complica la vita. Sarebbe molto più facile avere tutto ben ordinato, un organigramma qui, uno schema lì…però la vita non è così. La vita è disordinata, ma  bisogna sempre avere un obiettivo.

Pagina ufficiale di Fundaprova/Casa Madre di Tuparenda, pra anche in inglese e  tedesco: www.fundaprovapy.org
Fotos: Maria Fischer @schoenstatt.org
[1]      Herbert King (ed.), José Kentenich: Una presentación de su pensamiento en textos. Tomo 5: Textos pedagógicos. Ed. Nueva Patris, Santiago de Chile, 2008. Citado como “King”. Pág. 119.
[2]      King, 119.
[3]      King, 208.
[4]      King, 215.
[5]      King, 314.
[6]      King, 312.
[7]      King, 315.
[8]      Íd.

Originale: spagnolo. Traduzione: Virginia Cosola, Roma, Italia

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