Postato su 2015-09-01 In Santuario Originale

Il Vangelo della Misericordia ci dà la risposta: a Schoenstatt undici rifugiati tra Siriani e Afghani

Da Schoenstatt, Maria Fischer in un’intervista con Padre Franz Widmaier

Alcuni giorni fa, Papa Francesco ha scelto come tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 17 Gennaio 2016: “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”. Un Messaggio che è arrivato già da tempo a Padre Franz Widmaier, che il 21 agosto u.s., in conversazione con schoenstatt.org, diceva di essersi sentito per lunghi anni come una voce che grida nel deserto, ogni volta che a Schoenstatt toccava il tema dei Migranti e Rifugiati. Testualmente: “E poi è arrivato Papa Francesco e una delle prime cose che ha fatto è stato il viaggio a Lampedusa. E da allora parla ripetutamente e insistentemente dei profughi, dicendo che il Mar Mediterraneo non deve diventare una grande tomba e che abbiamo una responsabilità per questi esseri umani.” E dopo una breve pausa soggiunge: “Perciò stimo tanto Papa Francesco e sono proprio contento che abbiamo lui per Papa!”

Un viaggio sulle tracce dell’Apostolo Paolo e le sue “conseguenze”

CIMG1141È stato un viaggio con un gruppo di pellegrini, sulle tracce dell’Apostolo Paolo, che più di quattro anni fa ha portato Padre Franz Widmaier in Siria. I mass media erano già da allora pieni di notizie sulla guerra civile in atto, ma i pellegrini “sul posto” non hanno notato niente. Padre Widmaier racconta che “Dovunque arrivavamo era tutto tranquillo. E men che meno si sentiva a quel tempo il terrore dell’IS”. E conclude dicendo: “Questo viaggio ha aperto il mio cuore per la Siria”.

Sull’Immagine: la scoperta della Madre tre volte Ammirabile di Schoenstatt in un Bazar di Damasco!

Subito dopo quest’esperienza, P. Widmaier ha invitato i primi giovani della Siria a dare una mano per qualche tempo, come volontari, nel Centro-Pellegrinaggi di Schoenstatt – una decisione che oggi si rivela più che provvidenziale.

Molti giovani che hanno trascorso un po’ di tempo a Schoenstatt hanno studiato in Germania, alcuni di loro lavorano in ospedali come medici – e ora aiutano sempre a tradurre per i rifugiati che hanno trovato un posto dove vivere nell’ex-Studentato dei Padri di Schoenstatt, non lontano dal Santuario Originale. Hanno festeggiato il Natale scorso a Schoenstatt, insieme a Padre Widmaier e ad altri giovani di altri paesi.

Una casa è già destinata a rifugiati della Siria e dell’Afghanistan

Rifugiati a Schoenstatt? Ciò che a lungo risuonava come un candido auspicio di alcuni schoenstattiani – ai quali era penetrato nel cuore l’invito di Papa Francesco di andare nelle periferie (o per l’appunto di portare le periferie al centro) – si è concretizzato d’improvviso nell’Avvento del 2014 e ancor più quando Schoenstatt è stato interpellato effettivamente per una Prima Accoglienza di rifugiati, che avevano bisogno di un tetto sulla testa per alcuni mesi invernali. Qui Padre Widmaier ricorda che: “Il Rettore Don Zillekens aveva offerto la Casa dell’Alleanza – anche altre Case sono state prese in considerazione – ma alla fine non ne è venuto fuori nulla a causa delle ‘norme di protezione antincendio’”. Di fronte ad alloggi di rifugiati in fiamme, in diverse parti della Germania, anche lui vede oggi il tema della protezione antincendi come priorità. E quando è stato offerto l’ex-Studentato dei Padri, nel Comune di Vallendar, i responsabili hanno accettato con gioia. E così, dove prima c’erano dei giovani che si preparavano al sacerdozio e ad operare come Padri Schoenstatt, ora vivono undici giovani tra i 17 o i 30 anni, provenienti da Siria e Afghanistan. Prima che vi andassero ad abitare, la Casa – come dice Padre Widmaier – è stata “rimessa in sesto” con l’aiuto di molti volontari – Sorelle di Maria, Famiglie, Signore dell’Istituto-Donne di Schoenstatt. E soggiunge: “Si è strofinato e fatto pulizia a più non posso.” Continuando poi con un tono di voce che trapela riconoscimento e quasi commozione, dice: “È stato allestito tutto amorevolmente.” Con molta dedizione. In un’epoca in cui ci si comporta contro i rifugiati come villani, in cui scoppia contro di loro la violenza e in alcuni alloggi regnano situazioni insostenibili, si allestisce per loro una casa amorevolmente: “Ci sono stati Schoenstattiani che hanno organizzato anche mobili, lenzuola e coperte e accertato che ci siano abbastanza stoviglie.”

Con due buste di plastica e nient’altro

Poi sono entrati i primi. “Sono arrivati con due piccole buste di plastica e nient’altro”, ha detto Padre Widmaier. “Quelli con due buste di plastica erano due Siriani. Veramente nient’altro. C’era dentro tutto ciò che avevano.” Dopo sono arrivati cinque giovani dell’Afghanistan. “Ognuno di loro aveva uno zaino, uno zaino proprio piccolo e niente di più. In fondo non avevano proprio nulla.”

Come comunicano tra di loro i rifugiati – in tutto 11 giovani: quattro Siriani e sette Afghani? Padre Widmaier spiega che “Alcuni Siriani sanno un po’ d’Inglese”. E qualche volta ci sono degli ex-volontari che traducono dall’arabo.

La lingua costituisce per Padre Widmaier una grande preoccupazione: “Infatti, è capitato che uno di loro, ricevendo il Permesso di Soggiorno, abbia avuto paura al solo vederlo perché non ha capito di aver motivo di rallegrarsi!”

Tutti studiano il tedesco. Anche una Signora dell’Istituto-Donne di Schoenstatt e due volontarie danno lezione di tedesco. Padre Widmaier sottolinea che: “Vogliono imparare, vogliono capirsi, vogliono lavorare qui, non vogliono essere di peso a nessuno.” Proprio come i giovani Siriani che sono arrivati prima di loro e per i quali la Germania è già da tempo la loro patria. Non vogliono ritornare in Siria – ritornare alle bombe, ai sequestri, alle granate, alla paura continua. Padre Widmaier racconta che uno di loro gli ha detto: “Mio padre non vuole andar via dalla Siria. Pochi giorni fa la casa subito un attacco missilistico. I vicini di casa sono morti nell’abitazione. Mia zia è sopravvissuta solo perché si trovava dall’altra parte della stanza. Ma mio padre non vuole andar via. Chiuderà di nuovo il buco della parete e resterà. E ho molta paura per lui.”

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Fotografia del 23.08. – P. Widmaier con i “suoi” rifugiati e volontari – Fotografia: José Antonio Morfin

Vestiario, biciclette, comunicazione

In seguito ad un appello nella Chiesa dei Pellegrini, sono arrivate insieme nove biciclette. Per mediazione di Suor Marié Munz, che nei dintorni si occupa di alcuni rifugiati, la Polizia darà inoltre lezioni di guida: guidare la bicicletta in Germania è una cosa che bisogna imparare.

Io chiedo spontaneamente: “Che cosa Le serve ancora per i rifugiati?” E Padre Widmaier risponde: “Vestiario, ma cose buone e lavate, Jeans e T-shirt, insomma tutto ciò che portano i giovani”.

Poi racconta che sta per creare un hot spot, affinché i giovani possano contattare le loro famiglie in Siria, in Afghanistan o nei campi profughi della Turchia – e anche per la traduzione automatica delle sue conversazioni con loro per mezzo del traduttore smartphone.

Perché amiamo Gesù

Padre Widmaier sa quanto siano contenti i giovani quando va a fargli visita. Sono raggianti di gioia. “La loro ospitalità è tanto grande. Quando arriva qualcuno offrono sempre qualcosa, come per es. il tè o qualcosa che hanno cucinato – con molta semplicità – ma è così importante che offrano qualcosa all’ospite.”

P. Widmaier li accompagna alle visite mediche, ascolta fin dove possibile, li loda perché hanno fatto tutto bello intorno alla casa e perché ci spazzano davanti. Salta proprio all’occhio come tutto viene tenuto in ordine.

Uno dei giovani gli dice: “Trovo Gesù così simpatico.” E domenica pomeriggio un altro gli chiede: “C’è qui anche una Messa?” E gli si risponde: “C’era stamattina nella Chiesa dei Pellegrini. Ma stasera alle sei ce n’è un’altra.” E Padre Widmaier racconta ancora: “Quando sono andato in macchina alla stazione per prendere qualcuno, l’ho visto che tornava a casa dalla Chiesa dei Pellegrini. Quindi era andato a Messa.” Una volta hanno chiesto a P. Widmaier perché lui e gli altri Schoenstattiani facciano questo. Ed egli ha risposto: “Perché amiamo Gesù.” Talvolta è così semplice. “La nostra fede non è niente se è solo per me, noi dobbiamo annunciare Gesù. Trasmetterlo ad altri.”

Perché vogliamo bene a Gesù.

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Fotografie: P. Franz Widmaier, Rami Ahmarani

Originale: Tedesco. Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

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