Postato su 27. Aprile 2016 In Che cosa significa l'anno della misericordia?

Abbi misericordia dei politici … perché quando votiamo per loro, votiamo per noi stessi

di Sebastián Acha, Asunción, Paraguay, schoenstattiano da tutta la vita e deputato nazionale per 10 anni – Un articolo della serie: Che significa l’Anno della Misericordia? •

José Ortega y Gasset scriveva, negli anni ’20 del secolo scorso: “Il dato che meglio definisce la peculiarità di una razza (sic) è il profilo dei modelli che sceglie, così come niente rivela meglio la condizione radicale di un uomo che i tipi di donne di cui si innamora. Nella scelta dell’amata facciamo, senza saperlo, la nostra più veritiera confessione “. [1]

Come cristiano nella vita pubblica, il mio primo desiderio è stato quello di voler portare le idee di santità della vita quotidiana di P. Kentenich nella vita politica. Per dieci anni mi è toccato un seggio alla Camera dei Deputati del Paraguay e, forse tradito dalla mia giovinezza e da quegli ideali di portare alta la bandiera e di dedizione totale, ho lavorato duro per proposte di legge che sostenevano progetti di politica pubblica di inserimento sociale, miglioramento della qualità di vita e riduzione della povertà, di diffusione e di eccellenza in materia di istruzione pubblica, affinché diventassero realtà.

Eppure, non solo non ho trovato sostegno, ma ho addirittura ricevuto colpi, insulti, e calunnie nel corso degli anni. I primi cinque anni mi hanno dimostrato che tutto quello che avevo pensato era cosa “buona”, ma non era praticabile. Abbiamo ottenuto in tutto non più di 10 voti in una Camera di 80 membri.

Solo dopo questi anni di duro allenamento ho cominciato a capire che tutte le persone che erano sedute lì, erano il miglior progetto di vita che essi stessi avrebbero potuto essere. Molti di loro, figli di umili lavoratori, altri eredi di vecchi leader dell’epoca della dittatura e alcuni cittadini con buone intenzioni, arrivati lì in un modo o nell’altro, avevano raggiunto il livello massimo di leadership che potevano immaginare per loro stessi.

Alla luce dell’opinione pubblica – o opinione pubblicata – derisi come ignoranti, elementari, cavernicoli, corrotti e anche trafficanti di droga, non sembravano accusare il colpo di nessuna di tali accuse. Continuavano a votare contro “gli interessi della maggioranza” e alle elezioni successive, tuttavia, avevano un grande successo raccogliendo vittorie elettorali dei loro movimenti nelle loro città e dipartimenti. Qualcosa, nella mia logica, non funzionava.

Poi, ho cominciato a sentire intuitivamente quello che oggi il Santo Padre dice così chiaramente nel corso dell’Anno della Misericordia, quando dice: ” Il Vangelo della misericordia, da annunciare e scrivere nella vita, cerca persone con il cuore paziente e aperto, “buoni samaritani” che conoscono la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella “…” Vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle. Essere apostoli di misericordia significa toccare e accarezzare le sue piaghe, presenti anche oggi nel corpo e nell’anima di tanti suoi fratelli e sorelle. Curando queste piaghe professiamo Gesù “. (Omelia, 3 aprile 2016)

Nel 2004, un caro amico che ci ha lasciato troppo presto, Gerard Le Chevalier ha scritto un bellissimo articolo intitolato “Si cercano politici onesti per società corrotte”. In una delle parti più memorabili di quel breve ma importante contributo, leggiamo: “Il successo di una persona che ricopre un incarico dipende fondamentalmente dai criteri con cui è stata assunta. Finché i requisiti delle nostre società per i suoi politici sono menzogna, corruzione, opportunismo, clientelismo, populismo e demagogia, non deve sorprendere che ci siano molti candidati”.

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Tutti noi cristiani siamo veramente misericordiosi davanti alla politica e ai politici?

La politica, intesa come una lotta legittima per il potere, in prima istanza non solo non è un male, ma si rivela essere assolutamente necessaria. La vocazione del politico ha sempre un combustibile che è l’ambizione. L’ambizione di per sé non è male fino a quando ci chiediamo: perché vogliamo il potere? Quando due o più ambizioni scendono in campo e si confrontano, tirano fuori da noi il peggio e il meglio, a seconda delle circostanze in cui viviamo ei valori che ci poniamo davanti ad ogni sfida.

Nella nostra valutazione della politica e della cosa pubblica, siamo lapidari: “Tizio ha rubato”, “Caio ha mentito “, “Il ministro ha favorito il suo ufficio”, “Il presidente ha mentito”. Ma noi non facciamo lo stesso nelle nostre case? Siamo davvero fedeli alle promesse coniugali accettate davanti a Dio nel matrimonio? Siamo davvero onesti nel gestire le nostre imprese? Paghiamo tutti i contributi previdenziali dei nostri dipendenti? Non facciamo intrighi in azienda per ottenere una promozione? Ci importa davvero dei nostri figli come fossero il nostro più grande tesoro, educandoli a valori cristiani? Non mentiamo sul lavoro per nascondere i profitti, o evadere le tasse? Non abbiamo forse mai chiesto favori per accelerare una procedura a scuola o all’università dei nostri figli?

La mia conclusione è che abbiamo sbagliato tutti questi anni: i “buoni” politici (e dico così perché le decisioni politiche saranno sempre o buone o cattive, non per il proposito iniziale, ma per i beneficiari o per coloro che vengono colpiti dalle nostre decisioni), gli organismi di cooperazione internazionale , le agenzie multilaterali di credito, le nostre conferenze episcopali, le nostre associazioni di imprese. Perché? Perché passiamo il tempo a fare viaggi, ricevimenti e cene costosissime per combattere la povertà. E chi invitiamo? Coloro che “parlano bene”, si esprimono in un modo giusto, hanno una “buona immagine” e un comportamento “accettabile”, cioè quelli che la pensano come noi. Questi sono – in molti Paesi, non solo nel mio – un enorme minoranza.

Passeggiando per Berlino, Madrid, Roma, Londra, Washington, incontriamo sempre le stesse persone. Gli stessi che parlano di quelle verità incontrovertibili che ci mostrano i più importanti studiosi di questioni politiche, economiche e diplomatiche. Applaudiamo e felici ritorniamo alle nostre case, perché abbiamo trovato persone che “la pensano come noi.”

L’Anno della Misericordia invita noi che siamo impegnati direttamente o indirettamente in politica, o al politico stesso, a non rimanere in questa zona di comfort in cui il nostro ego si loda alla pubblicazione di un interessante articolo in una prestigiosa rivista o agli applausi di un pubblico di scienziati che danno ragione alla nostra tesi. Esso ci invita a rompere quel circolo di miseria. Miseria di coloro che sono – e io lo sono stato – in quei gruppi. Dobbiamo invitare gli “altri”. Sì. Proprio così. Chi ha falsificato la sua tesi di dottorato per poi diventare ministro, chi ha finanziato la sua campagna con i soldi del narcotraffico, chi ha favorito l’impresa costruttrice del suo socio o ha consegnato dossier di Stato al suo ufficio. Perché? Perché i politici hanno bisogno di essere cercati “con il cuore paziente e aperto, ‘buoni samaritani’ che conoscono la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella” . Dobbiamo capire che la politica è stata per molti un modo di vivere e di servirsi dello Stato, perché a casa gli è stato insegnato così fin dall’infanzia. Non tutti hanno avuto la fortuna di crescere nei valori e nella fede cristiana e il parlare tra di noi, tra coloro che pensano allo stesso modo, a che vale? Io vi dico: a niente.

Nel mondo ci sono 136.000 milioni di dollari per la cooperazione per i paesi in via di sviluppo. Tuttavia, ci sono un miliardo di dollari di flussi finanziari illeciti. Crediamo, per caso, che tenendo riunioni tra di noi che sosteniamo progetti di cooperazione convinceremo i corrotti che nascondono i loro soldi a lasciarli invece nei loro Paesi per servire i più poveri? Questo è una ingenuità imperdonabile.

Questa azione politica non è solo per i politici, ma per tutti i cittadini, come dice Fernando Savater “Ecco perché preoccupa il sentir parlare di quanto cattivi siano i politici, di quanto siano corrotti, e tu dici: lei mi dirà che capita a tutti, perché se i politici sono corrotti, lo sono perché lasciamo che lo siano, perché non riusciamo nel nostro compito politico di eleggerli, sostituirli, controllarli, vigilare su di loro e, infine, di presentare noi stessi come candidati, come migliore alternativa a tutti loro. Se non facciamo così, i politici rimarranno davvero corrotti; e lo saremo tutti, tutti i politici all’interno di un Paese, perché tutti in una democrazia sono politici, e non vi è altra scelta che esserlo “. [2]

Attenti alla chiamata del Santo Padre, apriamo il cuore alla politica, ai politici, comprendendo che essi non sono solo un riflesso di ciò che noi come società abbiamo scelto, ma che aspettano quel buon samaritano che guarisca le ferite causate dalla stessa miseria di cui tutti soffriamo ogni giorno.

Questo articolo è stato ripubblicato il 13 aprile sul portale ALETEIA.org [lingua spagnola] iStock_000057091550_Large

[1] JOSE ORTEGA Y GASSET. “España invertebrada” 1922 [traduzione libera dall’originale spagnolo]
[2] FERNANDO SAVATER. Filosofo spagnolo. Brano tratto dal discorso all’Università Simon Bolivar, Caracas, 1998. [traduzione libera dall’originale spagnolo]
Original: spagnolo. Traduzione: Pamela Fabiano, Roma, Italia

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