Postato su 8. Aprile 2018 In Missioni

Missione Familiare 2018: per una Settimana Santa “straordinaria”

ITALIA, Federico Bauml •

Come da tradizione, durante la settimana santa si è svolta la missione familiare della gioventù italiana. Abbiamo chiesto a due dei partecipanti, Giacomo Zara e Anna Minici, di raccontarla a schoenstatt.org. —

Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Giacomo, 23 anni, è stato uno dei responsabili della missione. Un compito oneroso, caratterizzato da mille imprevisti, portato a termine – insieme a Denise, l’altra responsabile – nel migliore dei modi.

Ecco la sua testimonianza.

“Nella seconda parte della Settimana Santa di quest’anno, parte del gruppo parrocchiale giovanile della chiesa dei SS. Patroni di Roma ha lasciato la capitale per andare a svolgere l’annuale attività della Missione. Come l’anno scorso, la meta è stata l’incantevole località di Vico Equense, adagiata sulla bellissima riviera della penisola Sorrentina. Quest’esperienza, che attinge dalla tradizione delle Missioni familiari del movimento, rappresenta uno dei pochi momenti in cui i membri della comunità hanno occasione di svolgere un’attività in modo trasversale rispetto all’età, ricreando un clima familiare mediante la presenza sia di ragazzi che di adulti.

La Missione ha offerto la possibilità di integrarsi con la comunità locale in molteplici modi: partecipando alle liturgie, animando le celebrazioni, visitando le famiglie e persino incontrando il Vescovo. Come più volte i ragazzi hanno messo in evidenza, la Missione di quest’anno si è nutrita di sorrisi: da quelli un po’ confusi di chi non sapeva chi fossero quei ragazzi dalla parlata romana che bussavano alle loro porte, a quelli quasi commossi di chi si ricordava di noi, e gioiva nel vederci ritornati dopo un anno.

Con il passare dei vari giorni, non abbiamo potuto fare a meno di realizzare che un traguardo come quello della Missione non si raggiunge da soli: nelle braccia aperte che ci hanno accolto, nell’entusiasmo di chi ci è venuto incontro e nella semplicità con cui ogni piccolo ostacolo è stato superato, si è manifestata un’energia che ci trascende tutti e di cui, come molti hanno fatto notare nelle loro testimonianze, siamo semplicemente stati strumento.

Una chiesa a porte chiuse cessa di essere chiesa

I giorni della Missione sono stati una testimonianza di come ci sia famiglia dove c’è amore, e di come c’è casa dove c’è chiesa. “Non c’è nulla di straordinario in ciò che ho fatto nell’accogliervi” sono state le parole con cui il parroco di Pacognano ci ha salutati, prima della nostra partenza: un’espressione, forse ancora più forte, di come ogni percorso nella fede cominci da una porta aperta, e di come una chiesa a porte chiuse cessa di essere chiesa.

Al termine dei quattro giorni della Missione, talmente densi da averci quasi impedito di processare le emozioni che ci hanno portato, ciascuno dei ragazzi si è portato a casa un bagaglio diverso. Tutti quanti però, non hanno lasciato il bel panorama della penisola sorrentina senza una punta di malinconia, senza la fotografia mentale dei sorrisi che abbiamo portato nelle case, e senza un profondo rinvigorimento della speranza che i giovani rappresentano per la chiesa del futuro”.

Che cos’è la missione?

Ad Anna, ormai una “veterana” delle missioni nonostante i 18 anni appena compiuti, abbiamo chiesto “cos’è per te la missione?

“Durante la missione Pasquale di quest’anno, ho veramente capito che significato assume questa attività per me. Entrando nelle case della comunità di Vico Equense e di Pacognano, mi sono resa conto di come Maria e Gesù agiscano su noi ragazzi e sulle famiglie ospitanti: non è facile accogliere, anche se per pochi minuti, degli estranei in casa propria, e non è altrettanto semplice pregare ed essere un elemento di conforto e felicità per persone di cui non si conosce nulla. In tutte le case in cui sono entrata la generosità era una costante. Una generosità che mi ha colmato il cuore, lo spirito e che mi ha rivelato il vero volto di Gesù Risorto.

Allo stesso modo ho sperimentato la grandezza del Divino su di me. Essere le “gambe” di Maria, quindi portare la sua icona pellegrina tra le varie famiglie, mi ha fatto capire che missionario vuol dire essere strumento, farsi guidare per diffondere la Parola.

Sono state queste le mie parole nell’incontro col vescovo dell’hinterland sorrentino, il quale commentando il vangelo di Giovanni 12,20-33 ci ha spiegato che in questo nostro progetto noi siamo i semi, che se si lasciano guidare daranno vita a meravigliosi fiori.

Sono grata di aver partecipato anche quest’anno alla missione della Madonna pellegrina, perché mi ha donato il privilegio di essere un piccolo ingranaggio del grande e misterioso progetto che Dio ha per noi”.

Dopo due testimonianze così belle, resta ben poco da aggiungere, se non una frase del nostro amato Padre Fondatore: “non sono io ad inventarmi la missione, è Dio che mi ha creato per realizzarla”.

… alla prossima missione…

 

Foto di Denise Campagna.

Le Missioni Familiari in Italia

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