Postato su 7. Aprile 2018 In Progetti, Schoenstatt in uscita

Costruire il mio santuario-lavoro

COSTA RICA, di Rudolf Sauter e Fabian González •

Uno dei progetti più ambiziosi che possiamo avere come imprenditori o dirigenti è di portare Dio, insieme con la Madre, nei nostri luoghi di lavoro. Ci sono una serie di limitazioni che ci impediscono apertamente di manifestare la nostra fede nei luoghi di lavoro senza influenzare altri collaboratori che professano altre credenze religiose o che non sembrano voler mischiare il lavoro con la religione. La Comunità Internazionale di Schoenstatt Imprenditori e Dirigenti (CIEES) del Costa Rica ha proposto di sviluppare strumenti per portare una spiritualità di Schoenstatt, attraverso il  cosiddetto santuario- lavoro.—

Nell’ultimo incontro di marzo, tenutosi presso gli uffici aziendali di Álvaro Castro, un gruppo di uomini e donne d’affari e di dirigenti, membri attivi e non attivi del CIEES, si sono incontrati per presentare la loro preziosa testimonianza. Questo è ciò che Álvaro Castro ci racconta del suo discorso e dell’esperienza vissuta:

“Il mio santuario-lavoro è nato come una necessità vitale. Era l’anno 2014, mia moglie e io avevamo benedetto il nostro santuario domestico da poco, nella nostra casa di San Jose, in Costa Rica. Immediatamente, direi persino prima della benedizione, ho sentito l’influenza benefica della Vergine nella casa e in ciascuno dei membri della nostra piccola famiglia. Tuttavia, al lavoro stavo attraversando un momento di prova molto forte. Grandi pressioni, incertezze e problemi avevano generato un disagio costante. Il consiglio sempre saggio di mia moglie mi aveva portato a mettere quelle intenzioni nel  nostro santuario domestico. Ebbi però la sensazione che mancasse qualcosa di importante per sentirsi veramente accompagnato da Dio e dalla Vergine nel mio impiego quotidiano.

Barcellona e il Santuario di Valldoraix

In quelle condizioni,  dovetti fare un viaggio a Barcellona con un cliente nella prima settimana di ottobre di quell’anno. Dopo il nostro incontro, salutai il buon cliente e sabato 4 ottobre viaggiai in treno alla ricerca del Santuario filiale di Schoenstatt a Valldoraix, alla periferia della città. Posso dire con assoluta certezza che la Vergine mi ha condotto lì e sento che è stato un angelo che mi ha lasciato proprio alle porte del santuario. Lì sono stato capace di darmi come un bambino che cerca rifugio nel grembo di sua Madre e la implorai di accompagnarmi nelle vicissitudini del mio lavoro.

Il giorno dopo iniziai il viaggio di ritorno in Costa Rica, sapendo che nel mio ufficio mi aspettava un carico di lavoro tipico delle settimane fuori ufficio.

Il mio 18 ottobre 2014

Di ritorno, proprio il sabato 18 ottobre 2014, Giubileo dei 100 anni di Schoenstatt, stavo lavorando in ufficio, cercando di aggiustare mille problemi. È qui che tutto inizia a trovare un senso. Verso mezzogiorno, guidavo fino all’uscita del parcheggio dell’edificio, quando notai che un’altra auto aveva ottenuto il permesso dalla guardia ed era entrata. La donna che guidava  mi fece segno di fermarmi. Abbassammo i finestrini e dopo esserci salutati  mi fece  la domanda che meno di ogni altra mi sarei aspettato. “Mi scusi, signore, ma qui c’è la Madonna  di Schoenstatt? “. Non posso descrivere l’impatto che ha avuto su di me quella semplice domanda. Ma l’effetto fu ancora maggiore quando, ripresomi, mi sorpresi rispondendo “no signora, qui non c’è”. Così, in quel modo semplice era evidente – proprio in quel giorno giubilare – che avevo invitato la Vergine ad accompagnarmi a lavoro, ma non avevo fatto nulla per invocarla e per accompagnarmi ogni giorno.

Il desiderio di avere un santuario nel mio lavoro

Quella strana domanda fu presto spiegata, perché la signora stava cercando la casa del Movimento di Schoenstatt per ringraziare la Vergine per un miracolo. Aveva visto un annuncio delle celebrazioni del Giubileo, ma non riusciva a trovare il posto. La sede centrale era a circa 400 metri dal mio ufficio, e io la  portai all’uscita del parcheggio per darle indicazioni su come arrivarci. Ma dal momento che alla Madonna non piace lasciar perdere, la signora mi ha chiesto alla fine della mia spiegazione: “Perché non mi porta lei?” E lo feci volentieri….

Da quel giorno, il desiderio di avere un Santuario nel mio lavoro si è cristallizzato per me, non semplicemente per dire alla Vergine le mie incertezze e le mie pene, ma per invocarla a vivere lì e lavorare insieme a lei. Ecco perché mi  decisi di chiederle di essere la mia ‘socia’. Vale a dire che avremmo stretto l’Alleanza d’Amore lì da quel momento. Saremmo diventati soci che si conoscono intimamente e che  hanno fiducia l’uno dell’altro, che contribuiscono all’obiettivo comune, condividono profitti e perdite e lavorano quotidianamente  spalla a spalla. Anche per dare testimonianza della mia fede, e forse per portare  gli altri ai suoi piedi e scoprire la meraviglia di avere la presenza di Dio ad ogni passo, durante tutte le ore del giorno e tutti i giorni dell’anno.

Raccontai questa storia a mia moglie e al mio gruppo di Schoenstatt e quasi immediatamente avevo davanti a me tutti i simboli necessari per il santuario, portato da Milwaukee da uno dei nostri compagni. Da quel momento mi sono dato il compito di conquistarli, con la preghiera, la meditazione sulla vita e sui contributi al capitale di grazie, coltivando il senso di filialità e di rifugio per l’immagine della Madre; la fiducia nella Divina Provvidenza per il Simbolo del Padre; il sacrificio per amore e senso del servizio per la Croce dell’Unità; la gratitudine delle grazie ricevute per lo Spirito Santo; e la manifestazione aperta di una missione e una testimonianza di fede, per l’immagine di P. Kentenich.

Inoltre, per la conquista del mio simbolo personale: San Giuseppe addormentato, che sogna fiduciosamente la  volontà di Dio di prendersi cura del Bambino e di sua moglie.

Santuario-Lavoro: lavorare con una socia

Molti sono stati i doni e le benedizioni che il lavoro associato alla Madre mi ha dato. Non solo nel cercare la purezza dell’intenzione e degli scopi, in modo che gli sforzi dell’opera siano degni di essere offerti a Dio come capitali di grazie. Ma anche nel crescere nel mio rapporto personale con i miei superiori, colleghi e subordinati; interessandomi alle loro vite e ai loro destini; ringraziando pubblicamente il bene raggiunto o chiedendo l’obiettivo desiderato prima davanti al mio piccolo santuario-lavoro.

Tutto ciò mi ha portato a dare testimonianza cristiana nel fare, pensare, dire e tacere; facendo sì che il  nome di Dio e la fede siano motivo di riflessione e conversazione spontanea, invece che tabù o  articolo di propaganda.

Va detto che i problemi, le difficoltà e le incertezze sul lavoro non sono scomparsi. Può essere che a volte aumentino. Tuttavia, ora li affronto con la certezza di essere accompagnato da una socia che mi aiuta a discernere e ad avere fiducia nella volontà di Dio, anche durante le mie notti insonni. La mia socia mi invita ogni giorno a non smarrire la prospettiva dell’amore e della speranza in ogni situazione, e so che non mi lascerà mai la mano né la presenza trinitaria mancherà nel mio lavoro “.

Una domanda e una risposta sorprendente

Tornando all’esperienza vissuta in questa testimonianza di Castro, possiamo aggiungere chiedendo al pubblico presente la domanda: ” Voi avete un’immagine della Vergine Maria o un crocifisso o qualche tipo di simbolo religioso sul posto di lavoro?” . Abbiamo trovato che la risposta è stata affermativa in tutti i casi. Questa risposta è stata molto significativa poiché più della metà dei partecipanti è stata invitata per la prima volta a un’attività del CIEES.

D’ora in poi, la grande sfida che rimane è quella di completare lo sviluppo degli strumenti necessari per costruire una guida che serva a mostrare i passi da seguire per conquistare un santuario- lavoro.

Sito web ufficiale di CIEES (spagnolo): cieesinternacional.org

Originale: Spagnolo. Traduzione: Pamela Fabiano, Roma, Italia

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