Postato su 1. Giugno 2015 In Alleanza solidale, Schoenstatt in uscita

Noi siamo Burundi

SUDAFRICA, Sarah-Leah Pimentel •

Da qualche tempo c’è in Burundi un disagio crescente. È giunta alla fine la sua favola d’oro, lodata come una story di successo nella metà degli anni ’90 per il suo risollevarsi da una guerra civile sanguinosa verso un tempo di democrazia pacifica. Alcuni mesi fa iniziarono ad affiorare i primi sussurri secondo cui nel piccolo paese non andava tutto bene. I sussurri divennero voci, le voci divennero paura, la paura riportò alla memoria i ricordi dei giorni bui della guerra e delle tensioni etniche. Cominciarono a lasciare il paese le prime persone, dirigendosi verso i paesi limitrofi di Ruanda, Rep. Democratica del Congo e Tanzania.

I profughi della paura

BurundiRefugeesSembrava che a Burundi il tempo si fosse fermato, perché la gente stava in attesa di capire che cosa sarebbe successo. Il problema vero: questo è un anno di elezioni. La costituzione prevede che il presidente possa essere eletto solo per due mandati consecutivi. Molti sanno che Pierre Nkurunziza è già stato in carica per due mandati. Appellandosi ad un errore formale nella costituzione, il presidente argomenta di potersi candidare ancora una volta, a fine giugno, per un altro mandato.

Il 26 Aprile, i residenti della capitale Bujumbura hanno manifestato per contestare ciò che essi considerano un terzo mandato illegittimo. In pochi giorni le strade intorno alla città sono state barricate e ne è seguita una sorta di guerra tra polizia e manifestanti. Allora si è presentato l’esercito, fungendo da intermediario tra popolazione e polizia, in aggiunta alle tensioni. Nel frattempo il numero dei profughi è salito a 10.000, poi a 20.000 e all’inizio della scorsa settimana hanno lasciato il paese quasi 3000 persone al giorno, per paura di un conflitto violento e possibilmente anche etnico.

Un colpo di stato fallito

Il 13 Maggio il presidente si è recato in viaggio in Tanzania per incontrarsi con i capi regionali nel tentativo di risolvere le tensioni. Un generale dell’esercito ha approfittato dell’assenza del presidente per mettere in atto un colpo di stato. Questo ha diviso l’esercito. È iniziata una battaglia militare per il controllo dell’emittente statale. Chiunque controlla la stazione radio, controlla il paese. Ma è stato anche necessario bloccare il flusso di comunicazioni e così, nel tardo pomeriggio del 14 Maggio la maggior parte delle emittenti private sono state attaccate e date al fuoco e le relative attrezzature distrutte. Miracolosamente, la stazione radio cattolica, Radio Maria, sta ancora trasmettendo.

Il giorno dopo, la fazione dell’esercito fedele al presidente è riuscita a ristabilire l’ordine, a schiacciare il colpo di stato e a far ritornare il presidente. Per prevenire qualsiasi altro dissenso, le forze governative hanno preso misure rigorose su tutti i mezzi di comunicazione privati, su attivisti della società civile, sulla fazione dell’esercito che aveva parteggiato per il leader del colpo di stato, mentre i manifestanti sono stati catalogati per la maggior parte quasi come traditori. È in corso a Bujumbura un massiccio inasprimento. Il 19 Maggio la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti e sui soldati che cercavano di proteggerli.

E così il numero dei profughi aumenta. L’UN dice che il 18 Maggio hanno oltrepassato i confini più di 105.000 Burundesi. In uno dei campi-profughi della Tanzania è scoppiato il colera. Il Ruanda è preoccupato per gli effetti politici dell’assorbimento di migliaia di profughi. Si teme una fame incombente.

A Burundi c’è aria di conflitto e pare che le cose possano solo peggiorare più che migliorare. A meno che non guardiamo ciò che avviene con gli occhi della fede.

Possano trovarsi là mani di solidarietà

Uniamoci in preghiera e chiediamo alla nostra Madre Celeste – che ha stabilito la sua dimora nei Santuari di Burundi – di proteggere i bambini di questa terra ferita che negli ultimi decenni ha già visto tanto spargimento di sangue. Possa lo Spirito Santo guidare i leader regionali ad aiutare il Burundi a trovare una soluzione pacifica. Possano trovarsi là mani di solidarietà per raggiungere i molti sfollati che hanno lasciato le loro case nella paura di un possibile massacro. Preghiamo per un miracolo, perché le tensioni non arrivino ad un conflitto etnico.

Preghiamo e operiamo in alleanza solidale con la popolazione di questo Paese dei Grandi Laghi.

Non ci perdiamo di coraggio per la demoralizzazione delle migliaia di persone senza volto che sono state sfollate o per quelle al potere che non ascoltano i segni dei tempi. Anzi, consacriamo ogni singola persona – la cui vita è stata colpita da questo dramma – alla nostra Madre e Regina che regnerà sempre vittoriosa.

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Originale: Inglese / Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

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