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Postato su 2022-02-22 In Riflessioni e opinioni

Voglio tutto – o forse solo qualcosa?

M. B. Oelschner, Germania •

Voglio tutto / Non voglio essere uno spettatore / Voglio fare qualcosa da solo / E so sempre perché / Non cederò / Voglio tutto. Questa vecchia canzone di Gitte (album: Ungeschminkt, 1982) mi viene in mente mentre rifletto sui risultati delle votazioni del “Cammino sinodale” tedesco sulle questioni relative al sacerdozio femminile: nel loro documento finale del “Cammino sinodale”, circa l’81% – entrambi laici e vescovi – hanno votato a favore del sacerdozio femminile e circa il 79% ha votato a favore del diaconato femminile.

Che non ci sarà il sacerdozio per le donne nella Chiesa cattolica romana nel prossimo futuro è chiaro. Papa Giovanni Paolo II non ha lasciato dubbi su questo nel suo pronunciamento. Questa porta è ovviamente ancora chiusa per un tempo indefinito. Perché agitarsi disperatamente secondo il motto “Voglio tutto”?

Abbastanza tempo per infiniti ritardi

Ma il tempo sta davvero finendo per le Chiese locali in Europa e America Latina? È pastoralmente saggio puntare sul sacerdozio femminile quando c’è la possibilità di “viri probati”, cioè l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati provati?

Nonostante tutto, la legge dell’uguaglianza tra uomo e donna rimane inalterata davanti a Dio: il teologo pastorale e direttore esecutivo di lunga data di Misereor, Josef Sayer, fa riferimento alla spesso citata Lettera ai Galati in merito all’uguaglianza e dice senza mezzi termini: «Da questo punto di vista, mi sembra del tutto ridicolo che non si permetta alle donne di leggere il Vangelo a messa o che alle donne ben istruite non sia permesso predicare».

Si discute da oltre cento anni

Certo, ha ragione, dice la maggior parte delle donne, almeno nei paesi di lingua tedesca. Questo perché la questione del diaconato delle donne è stata discussa per più di cento anni, sopratutto in Germania. Per esempio, l’“Associazione delle Diacone Cattoliche” esiste dal 1908. S. Edith Stein diceva laconicamente: “Dogmaticamente, mi sembra che non ci sia nulla di intralcio”.

Il Concilio Vaticano II riuscì almeno a stabilire il “Diaconato permanente per gli uomini”. Ma quando si parla di diaconato femminile diventa difficile – e non solo dal punto di vista del diritto canonico! Nel frattempo, non solo i teologi, ma anche i laici interessati sanno che sono esistite diacone già dall’inizio della Chiesa. Diventa difficile quando si tratta di affrontare la questione sui compiti avuti nel passato e quindi quelli futuri. A quanto pare, papa Francesco ha voluto porre fine alla disputa teologica istituendo una Commissione teologica su tale questione.

Si è riunito per la prima volta nel 2016 – ma fino ad oggi gli esperti di teologia non hanno certezza sul fatto che l’ordinazione delle donne come diacone “sia stata un’ordinazione con la stessa forma e finalità di quella degli uomini”, ha detto lo scorso anno il papa, aggiungendo che la commissione era in disaccordo, soprattutto per quanto riguarda la sacramentalità dell’ordinazione dei diaconi. Allo stesso tempo, però, incoraggiò – con una leggera impazienza – la commissione a continuare il suo lavoro. Tuttavia, la professoressa di dogmatica Margit Eckholt ritiene decisiva la questione sulla natura del diaconato femminile: se abbia solo la forma di una benedizione o quella del sacramento dell’ordinazione.

Barbara Hallensleben, anche lei professoressa di dogmatica e nominata alla commissione da papa Francesco, si esprime con molta cautela. Come altri teologi, indica le varie fonti storiche, tutt’altro che chiare, e preferisce parlare di “diaconia”. Con questo si potrebbero intendere tutti coloro che «mettono la propria vita al servizio della Chiesa e possono esercitare un ministero di guida, uomini e donne, in virtù di una vocazione riconosciuta dalla Chiesa».

Il Papa ha spalancato le porte della Chiesa con la sua lettera “Querida Amazonia”, proponendo che le questioni importanti fossero discusse e decise anche nelle Chiese locali. Quindi via libera alla via sinodale! Ciò vale per questa domanda e vale anche per la questione posta dai sudamericani, i quali durante il Sinodo dell’Amazzonia hanno espresso la preoccupazione che a causa della mancanza di personale il cristianesimo sta praticamente svanendo.

misiones

Las misiones del Movimiento de Schoenstatt en Argentina, Paraguay, Chile y otros países latinoamericanos llegan a comunidades sin sacerdote

La Santa Messa: un’amministrazione della scarsità

Qualche anno fa in Bolivia ho avuto una breve intuizione personale: padre Filippo aveva fatto della sua missione la cura dei più poveri, inclusi i lebbrosi allontanati dalla società e che vivevano nascosti nei piccoli villaggi lungo il Rio Mamoré. I suoi ospiti tedeschi non avevano obiezioni a un viaggio “romantico” in una vecchia casa galleggiante in direzione di Guajamarin. Quando la barca si è ancorata in un villaggio sabato sera, bambini e donne erano subito a portata di mano. Quando poi don Filippo ha spiegato che domenica mattina voleva celebrare la Santa Messa con i paesani, la confusione era totale: grande scuotimento di teste per un generale “No, impossibile”. Alla fine, una donna si è fatta coraggio e ha risolto il mistero quando ha affermato: “Non può essere, abbiamo già celebrato una messa quest’anno!”

Una Messa all’anno! Non l’ho mai dimenticato, anche se il Vescovo Eugenio Coter, Amministratore Apostolico di Pando, ha superato facilmente questa affermazione. Ha parlato di parrocchie che non celebrano la Messa da 18 anni. Le catechiste, spesso poco preparate, fanno il possibile per mantenere una sorta di “cristianesimo di base”. Le diacone potrebbero non celebrare la Messa, ma potrebbero servire l’Eucaristia e amministrare sacramenti come il battesimo, il matrimonio e l’unzione degli infermi. Che campo ampio anche per noi donne del Movimento di Schoenstatt….

Misiones in Paraguay

Misiones en un área rural de Paraguay

Originale: tedesco, Traduzione: Alessia Lullo, Roma, Italia

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