Santa Cruz do Sul Santuario

Postato su 2020-12-19 In Alleanza solidale, Schoenstatt in uscita

Ci hanno tolto il santuario…

BRASILE, RUY ALBERTO KAERCHER •

Gli Schoenstattiani e migliaia di persone della comunità di Santa Cruz do Sul e della regione, così come di altri luoghi dello stato di Rio Grande do Sul, sono legati al Santuario della Madre e Regina di Santa Cruz do Sul, Rio Grande do Sul, da più di quarant’anni, per effetto di una lunga tradizione, con una storia iniziata molto prima dell’11 dicembre 1977, giorno della benedizione inaugurale. In quel giorno la Madre e Regina si è impadronita di questo luogo di grazia e da allora ha agito in questo spazio sacro, riparando i cuori, intercedendo per le grazie, accogliendo tutti coloro che vi si recavano per pregare, per implorarLa, per piangere, per condividere la propria vita.  —

Ricordo le parole di Suor Jacoba Baum (Istituto delle Sorelle di Maria di Schoenstatt), quando il 7 ottobre 1975, insieme a diverse persone del Movimento Apostolico di Schoenstatt che visitavano il luogo, dichiarava: “Questo è il terreno che la Madre ha scelto, non abbiamo bisogno di cercarne un altro”. Questa zona apparteneva allora al Comune quando, con un atto approvato dalla Camera dei Consiglieri e sancito dall’allora sindaco Elemar Gruendling, vennero poi costruiti (1977) il Santuario e la residenza delle suore.

La comunità di Santa Cruz aiutò a costruire il Santuario e questo luogo è stata un’aspirazione della Famiglia di Schoenstatt di Santa Cruz do Sul (Madri, Istituto delle Famiglie, Lega delle Donne, giovani, ecc.) in unione con l’Istituto delle Sorelle di Maria, che sono diventate le responsabili giuridiche del Santuario. Tutto è stato conquistato con grande sforzo e dedizione dalla Famiglia di Schoenstatt e dalla comunità di Santa Cruz do Sul. Ricordo tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo santuario, molti dei quali sono ormai deceduti. Ricordo anche gli innumerevoli pellegrinaggi, centro di attrazione per migliaia e migliaia di pellegrini. L’ultimo si è tenuto nel 2019, e ha riunito più di 30mila persone.

 

 

Santa Cruz do Sul

“P. Kentenich, il tuo posto è qui.” – “Qui c’è un luogo di grazia e di devozione” – “Madre, torna a casa”.

Una dichiarazione e uno scisma

Nel corso del 2018, le Sorelle di Maria di Schoenstatt (che sono le responsabili giuridiche del Santuario) hanno informato il Consiglio Diocesano della Famiglia di Schoenstatt di Santa Cruz do Sul della loro intenzione di ritirarsi da questo luogo e di trasferire il Santuario. Questa decisione ha causato uno “scisma” all’interno del movimento, poiché la maggioranza dei membri del movimento era contraria all’idea. La giustificazione presentata dalle responsabili giuridiche per questo trasferimento è l’insicurezza del luogo e la diminuzione del numero di fedeli che visitano il Santuario.

Ricordo che, per quanto riguarda la questione della sicurezza del luogo, il movimento apostolico stesso e i suoi vari segmenti già erano attenti alla situazione e si sono mossi per la costruzione di un muro di cemento, con la successiva posa del filo spinato, e per la posa di telecamere di sorveglianza, entrambi investimenti importanti.

In una delle assemblee del Consiglio Diocesano della Famiglia di Schoenstatt, tenutasi nel giugno 2018, si è formata una commissione per studiare e presentare misure per migliorare ulteriormente la sicurezza vicino al Santuario e alla residenza delle Sorelle. I suggerimenti sono stati presentati al Consiglio nel settembre 2018, ma le responsabili giuridiche non gli hanno dato eco alcuna.

Anche il comune di Santa Cruz do Sul, attraverso l’Intendente Municipale, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione e si è offerto di aiutare in tema di sicurezza del sito e con altre misure.

Questo è un breve riassunto della situazione, che ha raggiunto l’acme con la Lettera aperta che i media hanno recentemente diffuso alla popolazione da parte delle responsabili giuridiche.

È possibile cambiare la situazione?

Dopo questa breve storia, passiamo a ciò che interessa davvero. Una domanda rimane sospesa, naturalmente, una domanda che è stata fatta da una persona che non appartiene alla Famiglia di Schoenstatt: il giornalista Ricardo Düren (nella sua rubrica del giornale Gazeta do Sul). Credo che questa domanda esprima l’opinione e i desideri di molte persone nella nostra comunità.

È possibile cambiare la situazione?

Penso che sia difficile, perché le responsabili giuridiche sono convinte che quello che hanno fatto sia giusto, e desiderano un’altra soluzione per la sede del Santuario. Rispettiamo la decisione delle responsabili giuridiche, ma non siamo d’accordo con il modo in cui è stato concepito e condotto tutto questo processo, che alla fine intende demolire questo santuario, patrimonio materiale e spirituale del Movimento Apostolico di Schoenstatt e della comunità di Santa Cruz, e trasferirlo in un altro luogo, non ancora definito. Il Santuario appartiene al popolo di Santa Cruz, al popolo della diocesi di Santa Cruz do Sul.

Credo che per rispetto della storia, della memoria delle persone che hanno conquistato e costruito questo santuario, e per rispetto delle migliaia di pellegrini e devoti della Madre e Regina, debba essere conservato il luogo dove il santuario è oggi.

La “piccola cappella” va mantenuta, ripeto, per rispetto della storia, per la memoria delle centinaia di persone che hanno dato la loro vita e la loro anima per questo luogo. Per rispetto dei pellegrini e delle migliaia di persone che ogni anno vi si recano in cerca di pace, di preghiera e di orientamento spirituale. Gli ornamenti interni sono già stati rimossi (altare, ecc.) e portati in un altro luogo. Anche la statua del Padre Fondatore, solennemente inaugurata accanto al Santuario in occasione del centenario della fondazione, nel 2014, è stata tolta.

Non possiamo lasciare che si spenga questa bella storia della nostra comunità di Santa Cruz do Sul, una collina sacra, un terreno benedetto e consacrato, dove lo spirito mariano, lo spirito dall’alto, deve rimanere sempre e per tutti. Anche il Movimento vuole che il santuario e i suoi dintorni siano dichiarati patrimonio storico permanente e inalienabile. Se il santuario viene demolito, così come è intenzione delle rappresentanti giuridiche, la Chiesa diocesana perde, il Movimento Apostolico perde, il pellegrino perde… Tutti perdono.

Una decisione unilaterale: il santuario è chiuso

Questa decisione unilaterale delle responsabili giuridiche, questa chiusura del Santuario di Schoenstatt nella nostra città è un atto che ha ricevuto, e continua a ricevere, dure critiche non solo dai membri del Movimento Apostolico di Schoenstatt (che nella loro maggioranza si dichiarano contrari a questa decisione), ma anche da molte persone della comunità cattolica di Santa Cruz e della regione.

Dal 2018, quando ero allora Presidente del Consiglio Diocesano della Famiglia di Schoenstatt e venni ufficialmente informato che il Santuario sarebbe stato trasferito dal terreno dove si trovava da più di 40 anni fa (44, per l’esattezza), mi sono dichiarato contrario a questo atto unilaterale delle rappresentanti spirituali e giuridiche, un disaccordo che si è manifestato pubblicamente nelle assemblee promosse all’interno del Movimento apostolico, come dimostrano i verbali di questi eventi.

Questo atteggiamento delle responsabili giuridiche, e ripeto, deciso solo da loro, ha ferito nel profondo il cuore, la mente, lo spirito degli Schoenstattiani locali, ha ferito il cuore della gente di Santa Cruz, e va contro gli insegnamenti del fondatore del Movimento, P. Kentenich, che se fosse vivo, certamente non approverebbe il modo in cui si sta conducendo questo processo dalle tragiche conseguenze morali e spirituali per coloro che appartengono al movimento, così come per gli altri devoti della Madre e Regina.

Essere Schoenstatt, ma non tutto Schoenstatt

Le rappresentanti spirituali e giuridiche si sforzano di giustificare quello che stanno facendo, usando argomentazioni comprensibili ma poco convincenti e che non si reggono. Nonostante lo sforzo, non convincono con le spiegazioni offerte, e non viene compreso ciò che non è spiegabile. In questo contesto si può affermare che le rappresentanti giuridiche sono Schoenstatt, ma non tutto Schoenstatt (che purtroppo non hanno saputo ascoltare), e sì, certamente, ne sono parte e perciò avrebbero dovuto condurre questo processo in modo dialogico e collegiale con le altre organizzazioni schoenstattiane e non nel modo in cui è stato fatto.

Il Movimento Apostolico di Schoenstatt è un’espressione del carisma del suo fondatore, P. Kentenich. Tutta la sua fecondità scaturisce dalla spontaneità della vita ispirata dallo Spirito Santo, quello che chiamiamo Divina Provvidenza, che sotto la protezione della Madre Tre Volte Ammirabile, è il nutrimento dell’Alleanza d’Amore che suggelliamo con Lei. Schoenstatt ha diverse comunità, tutte basate sulla fedeltà al fondatore, che si chiama “mens fundatoris” (mente del fondatore). Per la convivenza tra queste diverse comunità, P. Kentenich ha lasciato un orientamento molto chiaro: queste comunità devono vivere utilizzando, per così dire, una nobile competizione, ma in continua e reciproca promozione. Quello che sta succedendo qui a Santa Cruz contraddice la genesi di Schoenstatt. Questa genesi si basa sul fatto che Schoenstatt si è configurato nel corso della storia rafforzando i vincoli e lo spirito di famiglia tra i suoi membri e le sue comunità. Perciò le correnti di vita che sono emerse a Schoenstatt trovano nell’aspetto familiare la loro massima espressione, come pensava il nostro Fondatore.

La sfida: un “nuovo Schoenstatt”

Questo aspetto diventa chiaro quando si osserva come tutto è cominciato, la fondazione di Schoenstatt, dove dai giovani seminaristi che erano scontenti di alcune situazioni che si verificavano in quel momento, attraverso il fondatore e la sua pedagogia, in un’atmosfera di feconda unità, hanno dato vita ad un movimento internazionale. Questo è evidente anche nell’incontro di Hoerde nel 1919, un evento che ha portato Schoenstatt oltre le mura del seminario, e nel quale il fondatore ha rafforzato la corresponsabilità incoraggiando l’autonomia di quei giovani entusiasti.

Qui a Santa Cruz, gli ultimi eventi legati al santuario vanno contro lo spirito di famiglia. La decisione di spostare il santuario è stata una decisione unilaterale delle rappresentanti giuridiche, per la quale lo spirito di famiglia e la corresponsabilità sono state disprezzate. La spontaneità della vita su cui si basa l’Alleanza d’Amore è stata atrofizzata, si è esercitato il monopolio della Divina Provvidenza, o se lo si desidera, si è esercitato “l’uso selettivo della Divina Provvidenza”.

Il processo di trasloco e di trasferimento del Santuario, qui spiegato, dimostra il declino di quella che è stata (per il Movimento di Schoenstatt) la sua forza più grande. Quello che sta succedendo qui non è Schoenstatt. Quindi, concludo dicendo, dovremmo tornare alle origini, unirci attorno a ciò che il nostro fondatore ci indica come l’ideale per formare una famiglia, nel vero senso che questa parola vuole esprimere. Unirci intorno ai tre punti di contatto (il Padre, la Madre e il Santuario), e così essere strumenti della nuova evangelizzazione. Cercare l’unità nella diversità, creare un “Nuovo Schoenstatt” nel senso effettivo che questo termine vuole esprimere. Questa è la sfida per la Famiglia di Schoenstatt a Santa Cruz do Sul, e credo per tutta la Famiglia di Schoenstatt Internazionale.

 

 

Foto: Per gentile concessione di: Gazeta do Sul, Lula Helfer | Ruy Kaercher | Screenshots MF.

Originale: Portughese. Traduzione: Gian Francesco Romano, Roma, Italia

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