Postato su 7. Ottobre 2015 In Schoenstattiani, secondo seculo

Tre domande … su Schoenstatt nel Secondo Secolo dell’Alleanza d’Amore (29)

Oggi risponde Don Adolfo Losada della Federazione-Sacerdoti Corso “Tabor di Maria-Santuario Sacerdotale” di Buenos Aires, Argentina

Sono già sei mesi che ci siamo incamminati nel secondo secolo di Alleanza d’Amore … : Come sogna questo Schoenstatt nel suo essere, nella sua localizzazione in Chiesa e mondo e nel suo operare?

Dentro di me risuonano all’unisono due cose: l’eco di ciò che stiamo ripetendo già da un anno senza stancarci “La tua Alleanza la nostra Missione” e due frasi di Padre Kentenich che ho letto di recente nel libro “Huellas de un Padre” (Orme di un Padre) di P. Esteban Uriburu, che traducono questa missione di portare ovunque lo spirito dell’Alleanza, esprimendo qualcosa di ciò che vorrei per la nostra famiglia. La prima si riferisce a Lei, a Maria:

“Schoenstatt può essere inteso come un grande ed efficace movimento di idee e di formazione. Ma non lo si valuterebbe affatto correttamente, se non lo si considerasse un forte movimento di grazie che spinge in avanti con travolgente pienezza. In tempi convulsi, la cosa decisiva sta nella corrente di grazie. Là dove il demonio si appresta a provocare un tempo marcatamente apocalittico, tutto dipende dal fatto che la grande “Schiacciatrice” del serpente metta in gioco tutto il potere e la forza delle sue grazie… Crediamo – e possiamo portarne le prove sufficienti – che ha fatto così a Schoenstatt e che vuol fare altrettanto ovunque si erigano Immagini e Cappelle della MTA come Filiali di Schoenstatt”.

La seconda si riferisce a noi:

“L’uomo nuovo – nuovo tipo di santità – deve somigliare a questi ponti sospesi che non hanno né basamento né colonne per sostenerli; le loro funi sono in alto. E la loro resistenza è indubbiamente e di molto superiore ai ponti fissati al suolo. Così è la formazione dei membri del Movimento: essi devono essere come ponti sospesi, legati liberamente e volontariamente all’alto, all’amore di Dio”.

Ciò che resta è il segreto di fecondità di questi cento anni, la nostra debolezza accettata e auto-educata, a contatto vivo con il suo sguardo incantevole e con il Bambino nelle sue braccia, per farle “dolce violenza” con il nostro povero e concreto amore fedele, affinché lei si stabilisca nei nostri Santuari e operi in noi e per mezzo di noi miracoli di trasformazione in figli e strumenti suoi. Servizio vivente e disinteressato, che possiamo offrire come famiglia per le necessità più urgenti dell’uomo d’oggi: sentirsi figlio, bambino amato, cavaliere o regina, con casa e senso dell’esistenza, con identità che lo estragga dalla solitudine e dall’isolamento prodotti e “offerti” dal consumismo e dalla massificazione. Noi sperimentiamo il Regno del Padre che la MTA ci dona nei suoi Santuari, sappiamo come siamo tornati – attraverso l’influsso radioso della sua presenza in Essi – nuove creature in Cristo. E sappiamo che dandoci un Padre e una Famiglia ci ha ridato il senso della missione nella vita. Come non parteciparlo ad altri?

Cosa dobbiamo lasciarci alle spalle o evitare, affinché questo sogno diventi realtà?

Mi pare – e lo dico con rispetto – che dobbiamo lasciarci dietro le spalle Schoenstatt “alla moda”, pieno di fotografie, di slogan e riunioni teoriche in cui possiamo solo autocompiacerci. Non dico che non dovremmo avere queste cose, dato che appartengono al nostro modo di pensare organico di vivere la vita e ci danno tanta consolazione; se però le mettessimo al centro, ci farebbero dimenticare che i primi Sodali sono passati per la guerra, che il nostro Padre ha sofferto il freddo a Dachau, che le Sorelle che hanno fondato Schoenstatt in questi paesi americani hanno patito ed affrontato lavori superiori alle loro forze, che Suor Emilie ha offerto filialmente la sofferenza … che Don Pozzobon è morto sulla strada, portando la MTA. “Senza torchio non si ottiene vino” … e non mi riferisco ad un volontarismo duro, oscuro e chiuso, bensì all’eroismo generoso e segreto di una vita offerta per Amore a Lei e alla sua missione in Occidente.

Quale passo concreto dobbiamo intraprendere, affinché questo sogno diventi realtà?

Seguire le orme di Padre Kentenich con fedeltà creativa. Ma seguire veramente le orme del Padre! Non inventiamoci Schoenstatt, come del resto non ci inventiamo il Vangelo. È vero che viviamo entrambi in modo originale, ma viviamoli. Indubbiamente, nello Spirito del rispetto che il Padre aveva per tutti e senza limiti, ciascuno è partecipazione attiva, libera e innovativa della Famiglia, ciascuno rivive Schoenstatt in modo unico, ma con Spirito e Missione in comune. Ci sono dei beni che sono di tutti e per tutti e che dobbiamo conquistare custodendoli per le prossime generazioni.

Io sogno che tutti noi sviluppiamo l’istinto soprannaturale che aveva Padre Kentenich per captare il Dio vivente e discernere le sue voci, sogno che sviluppiamo una sensibilità speciale per captare i Movimenti di Dio e la Sua grazia nella quotidianità e nel cuore degli uomini.

Questo è stato donato a Padre Kentenich dalla MTA e questo lo dà alla Famiglia altrettanto la MTA, ma con molte e feconde ore di silenzio nel Santuario.

Perciò sogno una rinnovata corrente di vita, da e verso il Santuario, come centro vitale dell’Alleanza d’Amore con la Madonna.

Sogno che si vada, da soli o con il proprio gruppo o ramo, molto e bene al Santuario, in qualunque forma sia, per portare contributi al capitale di grazie, per dimostrarle che la amiamo veramente, per farle dolce violenza per altri 100 anni ed essere sensibili all’azione di Dio. Sensibili alla grazia e alle grazie che scorrono come un fiume dal Santuario.

Sogno inoltre tutti i Schoenstattiani con la Madonna Pellegrina … non si consumeranno di sicuro i piedi!. – Lei farà questo miracolo? – Con una sensibilità nuova per passarla di famiglia in famiglia, con coscienza di strumento, per aiutare affinché molti altri conoscano il Santuario. Che bello aprire il Santuario per la prima volta a qualcuno che ha perso il senso della vita, la patria interiore o il sentirsi bambino e figlio! Ed essere – con la consapevolezza di Santuario vivo per le persone sole e angustiate – come una Sua presenza: forti, degni, gioiosi, semplici, molto semplici. Profondi nell’incontro. Ciò richiede tempo e la coscienza di essere portatori di Qualcuno e non di qualcosa. A questo scopo bisogna avere molto distacco interiore.

Sogno di credere e di comunicare alla Chiesa la ricchezza dell’Alleanza come via di risanamento, di crescita umana e di santificazione e sogno di essere strumento vivo, affinché altri – liberamente e coerentemente – facciano l’Alleanza d’Amore. Come tenere per sé questo tesoro che ha mutato la nostra vita per l’eternità?

Sogno che i nostri Santuari si riempiano di giovani, di molti giovani (tutto ha cominciato con loro!) e di anziani con memoria di Famiglia.

Sogno di far conoscere a molti il pensiero profetico, non addomesticato, di Padre Kentenich, la sua diagnosi sull’uomo d’oggi e l’offerta della guarigione che egli stesso aveva sperimentato … facendo provare loro il farmaco nel Santuario, con la MTA e mettendo in pegno il nostro cuore.

Nel Santuario, la MTA ha salvato molte volte la mia vita umana e sacerdotale e la vita di tutti coloro che Gesù Buon Pastore mi ha affidato. È una grazia. Nulla senza di Lei. Nulla senza di noi.

Per fortuna, sognare non costa.

Grazie!

Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria.

Originale: Spagnolo. Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

 

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