Postato su 30. Maggio 2015 In secondo seculo

Tre domande … su Schoenstatt nel secondo secolo dell’Alleanza d’Amore (14)

Oggi risponde Don Leonhard Erhard, parroco a riposo, Federazione-Sacerdoti Diocesani di Schoenstatt, attivo nel Centro di Schoenstatt di Memhölz, Germania. “Come modello di fine serie, con una mobilità che basta appena quel tanto da non ostacolare la vita attiva, non sono più del tutto idoneo all’atmosfera di risveglio del Giubileo del Centenario. Guardando bene i riscontri arrivati finora, potrebbe venire l’idea che dall’Album di fotografie della nonna si sia smarrita una fotografia”. Queste le parole di Don Leonhard, riferite a se stesso in vista di questo sondaggio. Ma ecco che poi si ‘smarrisce’ davvero. E precisamente quando coloro che lo conoscono bene lo descrivono come “il predicatore, il relatore, il confessore, il sacerdote, direttore spirituale e supporto nelle decisioni, riportatore d’ordine nel caos interiore e sgomberatore di confusione, il punto fermo nel ritmo vorticoso, colui che è il “prima che”- e per fortuna quasi sempre – e nella cui agenda c’è priorità assoluta e in qualsiasi momento per il dialogo pastorale e che tanto spesso sa cogliere un fatto con una sola parola, dove altri avrebbero bisogno di tre conferenze” •

Sono già sei mesi che ci siamo incamminati nel secondo secolo di Alleanza d’Amore … : Come sogna questo Schoenstatt nel suo essere, nella sua localizzazione in Chiesa e mondo e nel suo operare?

Vedo meno come sogno e molto più – considerando la vita che è emersa nella celebrazione giubilare del Centenario di Schoenstatt – una Famiglia di Dio vivacissima nel campo visivo globale con tutti i colori dell’arcobaleno. Lo Spirito Creatore è all’opera creativamente e sempre con le mani della Regina di Schoenstatt, la cui immagine è “onnipresente”. I suoi Santuari intorno al mondo mi rivelano che lei – se è vero che ha avuto origine in un luogo non è però inchiodata a quel luogo – continua ad essere sempre in cammino verso ogni luogo dove ci sia gente che vi abita.

Che la Madonna operi coesione in un mondo che sta per disgregarsi, è un modo di agire per la sopravvivenza degli uomini.

Cosa dobbiamo lasciarci alle spalle o evitare, affinché questo sogno diventi realtà?

La paura del nuovo e dell’insolito e l’aggrapparsi a idee e abitudini, di cui non vediamo lo sclerotizzarsi e fossilizzarsi. Il Giubileo del Centenario ha fatto sul pubblico un effetto giovane, nonostante la gioventù sia stata presente in numero proporzionalmente normale. Evitiamo comunque di lamentarci del fatto che presto dovremo seppellirci da soli.

Quale passo concreto dobbiamo intraprendere, affinché questo sogno diventi realtà?

Cogliere lo sguardo del Papa che nell’Udienza ci ha mostrato che ogni appartenente alla Famiglia mondiale di Schoenstatt ha davanti al proprio uscio di casa o addirittura dentro la propria casa una possibilità di aiutare la Madonna nella sua missione gigantesca con il proprio lavoro personale nel piccolo. Essendo le nostre abitazioni in mezzo al mondo irredento, abbiamo l’opportunità di operare a lungo termine senza fobie di contatto. La fede nella Provvidenza di Padre Kentenich si rivela pratica ed effettiva.

 

Originale: Tedesco / Traduzione: Maria Dolores Congiu, Roma, Italia

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