Postato su 2014-11-27 In Giubileo 2014

Eccoci qui in tutto il mondo, per l’OGGI

RIFLESSIONI GIUBILARI, P. Marcello Aravena. Sono concluse le celebrazioni Giubilari di Schoenstatt e vorrei comunicare a Schoenstatt.org. alcune riflessioni che umilmente possono essere utili alla riflessione comune. Naturalmente è un tentativo incompleto. Solamente alcuni punti di vista. Mi riferisco soltanto a quello che ho vissuto a Schoenstatt e a Roma, come pellegrino e guida di 40 pellegrini di Texas, Miami e Washington.

Anzitutto, come assistente spirituale del Movimento, ho dovuto preparare tutto con anticipo, tanto dal punto di vista spirituale, pratico ed economico quanto dall’aspetto di contenuti, ad esempio: che cosa celebreremo? Abbiamo qualcosa da celebrare e perché? Le domande, con il tempo, si sono risolte lentamente.

Temi: come i 100 anni di Schoenstatt come un movimento ecclesiale, i 100 anni del Santuario come luogo di pellegrinaggio e di incontro con Dio, Maria e la comunità, come i 100 anni di cammino con il Fondatore Giuseppe Kentenich e naturalmente i 100 anni di Alleanza d’Amore come evento di grazie, che hanno dato forma ed espressione alla vita di tante migliaia di persone in tutto il pianeta, e hanno alimentato in profondità e con entusiasmo lo spirito del Giubileo. Inoltre tutto questo avvenendo in un contesto di permanenti e crescenti sfide religiose, ecclesiali culturali, sociali, politiche a livello mondiale. Inoltre tutto questo occorrendo in un contesto di massima esigenza per Schoenstattt dentro e fuori. Non siamo ingenui, abbiamo detto nessuno ci toglie la gioia di celebrare l’Alleanza d’Amore, ma sappiamo che quella gioia diventa sobria e realista poiché siamo molto lontani a raggiungere le mete, che lo stesso Fondatore ci ha proposto fin dall’inizio: aiutare nel rinnovamento religioso, di valore e di cultura del mondo.

Siamo ai 100 anni appena in cammino verso la desiderata ”cultura dell’Alleanza”, ma si deve cominciare adesso e non cadere nella fraseologia alquanto ingannevole che Schoenstatt è per i secoli che verranno o per dopodomani. Eccoci qui, in tutto il mondo per l’OGGI.

Non voglio essere troppo prolisso. Solamente aggiungerò alcune idee su quello che ho vissuto a Schoenstatt e a Roma:

1. Lo Schoenstatt giovane

Penso che senza la presenza massiva dei giovani, la celebrazione del Giubileo sarebbe stata impossibile o molto differente per non dire molto meno.

I giovani impregnavano tutto, tanto l’atmosfera, quanto le espressioni e i contenuti dell’Incontro. Due cose: ci hanno rappresentato fortemente le sfide che i giovani stanno affrontando attualmente ed inoltre ci hanno ricordato, che Schoenstatt è nato da un gruppo di giovani con un sacerdote di 29 anni. Senza gioventù Schoenstatt sarebbe senza vita e futuro.

2. L’internazionalità

Penso che in questo momento Schoenstatt è mondiale. Siamo presenti in tutti i continenti, il che è impressionante. Ma quello che più mi colpisce è che questa internazionalità non si deve intendere come una agglomerazione di nazioni e di culture senza un interagire tra loro, solamente con una certa simpatia e curiosità per l’altro. No, io direi che si tratta di un multiculturalismo arricchito, integrato, solidale. Capisco che il linguaggio dell’Alleanza è uno solo. Un linguaggio d’amore, di rispetto e di giustizia, di accettazione di differenze senza nessun tipo di discriminazione, di incrocio di destini intorno alla stessa fede e allo stesso Signore. Voglio rilevare a questo punto che questa internazionalità avviene a tutti i livelli. Mi riferisco che all’osservare centinaia di diaconi, sacerdoti, vescovi, cardinali e persone di vita consacrata, il forte è il laicato internazionale. Il nostro laicato che è multiculturale va moltiplicando iniziative culturali, sociali, educative, politiche, spirituali, missionarie ecclesiali ecc., per tutto il mondo. Solo bastava partecpare alle eccellenti esibizioni preparate a Schoenstatt.

3. La centralità del Santuario e dell’Alleanza

Credo che si è riusciti a collocare al centro l’avvenimento di fondazione di Schoenstatt. Andiamo in pellegrinaggio a quel luogo, perché lì si è manifestato Dio in una maniera singolare, chiamando persone ad essere strumenti suoi di evangelizzazione per tutti i tempi. Il chiaro messaggio che P. Kentenich ha benedetto il Santuario Originale come luogo di pellegrinaggio e non di “comodità” o di “privatizzazione della fede” è stato importante e potente per tutti. Prego, affinché questa realtà diventi sempre più presente nelle nostre comunità locali.

4. Il richiamo di Francesco ad uscire e il suo invio

7.500 pellegrini, insieme a pellegrini invitati da altri movimenti ecclesiali e di vita apostolica, siamo rimasti tutta la mattina in Vaticano. Francesco ci ha dedicato un’ora e mezzo. E ci ha parlato e incitati a “tutto”. Lui ci ha trasformato la gioia giubilare che riempiva i nostri cuori, in ardente desiderio, in missione. Riassumendo ci ha convertito in “Evangelizzazione.”. Ci ha parlato con il suo stile dell’importanza della famiglia, dell’amore di Maria Madre, della gioventù in mezzo alla sue sfide, del mondo nelle sue crisi, dell’urgente rinnovamento della Chiesa in tutti i sensi, ma che tutto questo partiva dalla trasformazione del cuore. Solo voglio rilevare due aspetti dei suoi interventi che si sono espressi con domande e risposte. Anzitutto, Francesco citando Benedetto XVI ha riaffermato che la Chiesa non agisce né cresce “per proselitismo, ma per attrazione e l’attrazione viene dalla testimonianza”.

L’esempio di vita, la testimonianza viva consistente sarà la garanzia di credibilità della Chiesa e del suo messaggio. Secondo. Quando gli si è domandato sul suo “segreto” per andare avanti nella sua attività di pastore davanti a tante difficoltà ed incertezze ha risposto spontaneamente: “non ho la più pallida idea…” (risa e applausi). Ha fatto una pausa e ha continuato dicendo lentamente: “Io prego…e mi abbandono…” Personalmente penso che Francesco ha accertato e deve essere una lezione per noi. Il suo profetismo convincente e le azioni vengono da quel doppio atteggiamento: preghiera e abbandono.

Altrimenti non è possibile agire con forza e con convinzione davanti alle sfide del mondo moderno, che spesso invece di spingerci avanti ci chiudono nella tentazione dello sconforto e della stanchezza. Finalmente Francesco all’uscire dalla sala, ritorna sul tema del suo segreto e ci dice che sul suo comodino ha una Madonna Pellegrina, che gli ha regalato un sacerdote di Schoenstatt. E racconta: “Tutte le mattine la tocco e prego….”. Penso che il Papa ha rivelato qualcosa di intimo e decisivo dell’atteggiamento e spirito di pastore. Credo che ci sta insegnando qualcosa molto importante, oltre ripeterci: uscite dal vostro ambito, comunicate quello che avete in voi, condividete quello che avete, condividete la ricchezza del vostro carisma con gli altri.

Qui termino la mia riflessione. Sento la gioia di farlo quando oggi si trasmette ai mass media che la Conferenza Episcopale del Cile ha approvato di iniziare il processo di canonizzazione di P. Hernán Alessandri. Credo che è una notizia che deve colmarci di gioia e di spirito missionario. A P. Hernán devo personalmente di avermi portato all’incontro della persona e del messaggio di P. Kentenich nella mitica giornata su questo tema all’inizio degli anni 70 a Bellavista. Mi colma di sano orgoglio ricordarvi che pochi giorni fa P. Francesco Pistilli è stato designato da Papa Francesco Vescovo della diocesi di Encarnación del Paraguay. Francesco sta ripetendo la parola che noi sempre ripetiamo: amare la Chiesa e servirla con generosità ed eroismo.

Udienza giubilare con Papa Francesco (testo completo)

Originale: spagnolo. Traduzione: Maria Tedeschi, La Plata, Argentina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.