Postato su 10. Maggio 2018 In Vivere l’Alleanza

“Mi ricordo quella volta che tu…”

ITALIA, Gloria de Curtis •

Roma, 7 aprile 2018 – è una calda mattina di primavera ad accogliere la Gioventù Femminile di Roma nell’assolato Santuario Cor Ecclesiae per la prima giornata di formazione. Motto dell’incontro è “il mio cuore, nel tuo cuore”, espressione questa che lascia ben intendere quale sia la finalità del ritiro: porre completamente se stessi nella Madre, perché ogni nostro battito possa risuonare nella sua anima vivificante.—

Proprio le sensazioni corporee hanno costituito spunto di riflessione durante il primo momento di preghiera. Siamo, infatti, state sollecitate a superare la pigrizia e disattenzione quotidiane – che rischiano di rendere la preghiera personale un rituale privo di significato – verso un nuovo paradigma spirituale, costituito da una meditazione che coinvolge ogni fibra del nostro essere: dall’ascolto del respiro e del battito del cuore, alla postura maggiormente rilassata, passando per la “preghiera del nome di Gesù” per raggiungere una più intima connessione col Cielo.

La missione di paternità spirituale

Sullo stesso tema dell’insegnamento della preghiera si è incentrato l’intervento di Don Marcelo che si è soffermato su come, nel mondo cattolico, il più grande difetto sia non saper pregare. Evidentemente, i cristiani di oggi hanno dimenticato le lezioni di Santa Teresa d’Avila in merito, la quale invitava ad esercitarsi alla preghiera, una preghiera che deve rappresentare un dialogo profondo, capace di oltrepassare le richieste che possono essere rivolte al Padre e che consenta l’incontro intimo con il Divino. Per agevolare questa connessione, ci è stata suggerita la figura di Padre Kentenich il quale, in un’epoca in cui si registra tristemente l’eclissi della paternità, si offre come quel Tu umano che permette un rapporto veramente filiale con Dio grazie alla umana accoglienza da lui garantita a coloro che gli sono stati affidati. Tramite l’icona del Padre fondatore, infatti, si può aprire una finestra sul cielo. Riconoscendo poi in lui, che ha subito l’assenza paterna, la missione di paternità spirituale per tutti i figli del movimento è possibile avvertire in modo più tangibile l’Amore supremo di Dio Onnipotente per l’umanità. Per fare questo, però, occorre emanciparsi dall’idea che questo legame possa sorgere automaticamente, perché la figliolanza – così come la maternità e paternità – si plasma nel tempo e si rafforza quando si vivono difficoltà che fanno avvertire l’esigenza di abbandonarsi all’abbraccio divino, fonte di forza e consolazione.

Un piccolo viaggio nel tempo

Per meglio indagare il motto della giornata, un altro sacerdote schoenstattiano, Don Valentin Goldie, ci ha guidato nella lettura di Luca, l’evangelista che, per tramandare la Parola, raccolse le testimonianze dirette di chi aveva vissuto con Gesù e, in primis, di Maria, non senza, però, averci invitato a condividere un episodio in cui avevamo formulato, in relazione a qualche evento significativo del nostro passato, la frase “mi ricordo quella volta che tu…”. Abbiamo, perciò, fatto un piccolo viaggio nel tempo, tra i ricordi dell’infanzia, attraverso amicizie deluse o piccole discussioni familiari. Un percorso, tuttavia, non fine a se stesso, ma volto ad indagare quale fosse stata l’intenzione con cui avevamo detto ad altri “mi ricordo quella volta che tu…”. È stato, così, che siamo state indotte a domandarci quale fosse stata l’intenzione della “Donna delle Donne” nel raccontare alcuni episodi della sua vita con Gesù e supporto privilegiato per dare risposta a questo interrogativo è stato il Santo Vangelo. A che serve rievocare il passato nel presente se non si vuole far risignificare quegli stessi episodi generando futuro? Ed allora, perché la Mater ha condiviso con l’evangelista Luca il ricordo della scena della nascita di Gesù, come pure il suo averlo perduto per tre giorni e ritrovato a predicare nel Tempio? Maria ci ha aperto il Suo cuore perché noi, trovandovi la memoria del tempo trascorso con Gesù, potessimo risignificare quegli eventi e crescere nella nostra Fede.

Un nuovo futuro di Fede e collaborazione

Nella seconda parte della giornata di formazione, poi, la Gioventù femminile è stata coinvolta nella rielaborazione della mattina di studio e preghiera, soprattutto al fine di individuare l’ideale di gruppo che possa essere l’obiettivo da seguire e per il cui conseguimento impegnarsi. All’interno di questa fase di rielaborazione, focale è stata la ricerca del motto e dello stemma che possano contraddistinguere la Gioventù Femminile romana per il tempo a venire ed il risultato più brillante è stato raggiunto solo dopo la preghiera rivolta alla Mater nel Santuario.

È giunta, così, a termine questa intensa giornata che, ricca della grazia della Madre, costituisce un momento determinante per il nostro gruppo. Da oggi resta nei cuori di tutte noi una nuova immagine di preghiera che sia intimo dialogo con il Padre. Matura in noi, poi, la convinzione che Padre Kentenich non si pone solo come fondatore, ma piuttosto come Padre dei figli prediletti del Movimento. Rimane, infine, sulla nostra pelle il tepore della primavera ed il calore del sole che ci ha riscaldato durante il picnic che ha fatto da spartiacque ai due momenti della giornata. Da oggi in poi abbiamo un’occasione in più per riportare alla memoria questa giornata di studio e preghiera e dire l’una all’altra “mi ricordo quella volta che tu…” costruendo, così, un nuovo futuro di Fede e collaborazione.

Gioventù Femminile - Santuario

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