Postato su 22. Dicembre 2016 In Vivere l’Alleanza

“Il sorriso più pieno, la Maria più umana che abbia mai visto”

PARAGUAY, Macarena Rivarola Angulo •

“Paci” – Maria Paz Angulo, una delle novizie paraguaiane che ha ricevuto i voti, il Vestito di Maria, domenica 13 novembre nel Santuario di Tuparendà – è una mia cugina-sorella. La mia mamma e il suo papà sono fratelli e abbiamo, grazie a Dio, un vincolo familiare molto forte legato al nostro gruppo sanguigno. Credo però che questo evento oltrepassi tutte le barriere che potrebbero derivare da qualsiasi tipo di legame.

Per me e per tutta la mia famiglia è stata veramente una delle esperienze più forti che abbiamo vissuto in tutti i nostri anni. Un insieme di sentimenti ci invadeva e si accentuava man mano che la data si avvicinava. Naturalmente il fatto che Paci “non sarebbe più stata Paci” ma sarebbe diventata proprietà esclusiva di Cristo, lasciando da parte una realtà di vita alla quale eravamo abituate sin dalla nascita, portava con sé la sua “dose” di difficoltà. Ma vale anche la pena dire che l’allegria e lo Spirito di Grazia che toccava le porte del nostro cuore era decisamente superiore rispetto a quanto menzionato poco fa, giacché tutta la nostra famiglia è molto attaccata e attiva in Cristo (grazie a Dio).

Erano mesi che non la vedevo. L’ultima che ci eravamo incontrate, mesi prima che lei ci annunciasse la sua vocazione, era per questioni di viaggi e altre cose.

Svariate volte nella mia vita ho potuto sentire la pienezza spirituale grazie ad opere apostoliche che si presentano sempre come regali di Dio e di Maria. Svariate volte ho anche potuto vedere la testimonianza della gioia che Loro donano alle vite di molte persone dalle quali è possibile notare come tutto ciò fuoriesca dalle profondità del focolare cristiano che si trova nei loro cuori. Quello Spirito riflesso in un sorriso, in un abbraccio, in una lacrima, in una preghiera recitata in ginocchio, in un silenzio, l’ho sperimentato tante volte durante il mio camminare con Cristo.

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Aprite le porte a Cristo

Eppure questo 13 di novembre, a Tuparendà, ho percepito uno Spirito Luminoso, che impregnava tutto,  così come ci diceva Padre Antonio nella sua omelia di quel giorno.

L’ansia correva a fior di pelle, l’insieme di sentimenti acquisiva sempre più “densità” insieme ad una sorta di pace interiore che ci dava quel primo “matrimonio” di uno di noi, nipoti dei miei nonni, sapendo che era con l’Essere più importante e con l’Unico Superiore a tutti noi.

Il risuonare delle campane, i canti del coro tale e quale a quello degli Angeli di Dio, dava il benvenuto alle tre elette dalla nostra amatissima Mater.

Così come quei rintocchi di campane, il mio cuore ha iniziato a palpitare con una tachicardia d’amore, di grazia, gioia, desiderio e persino sana invidia per avere percepito e voler sentire un’allegria così profonda come quella data dalla libertà di scegliere di abbandonarsi totalmente ed eternamente al Padre.

Suonava il canto “Aprite le porte a Cristo”, entrava l’Immagine della Pellegrina, i fiori, l’incenso colmava tutto il tempio, lo Spirito Santo si sommergeva nel nostro corpo, prendendo possesso di tutti quei sentimenti contrastanti che provavamo. Il vento soffiò e fu in quel preciso istante che vidi un velo elevarsi come se danzasse in quel meraviglioso frangente e fu allora che i miei occhi entrarono in contatto visivo con il sorriso più smagliante che io abbia mai potuto vedere in tutta la mia vita.

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Lei irradiava l’ADSUM di Maria

Lei si limitava a sorridere e ad irradiare l’ADSUM di Maria. Quel “Sì!” che la Mater desidera per tutti i suoi figli, lei lo “indossava” con l’orgoglio più puro, femminile, pieno, allegro, contagioso e con accentuata convinzione. Era la mia Paci che continuava ad essere sé stessa ma potenziata dal Cielo, senza deconcentrazioni né dubbi. Era la Maria più umana che io avessi mai visto in centinaia di anni.

Si presentò vestita di bianco, preparata come le donne giudiziose che desiderano vedere lo Sposo; eppure credo che dopo il momento della vera e propria vestizione dopo il quale ha indossato il vestito blu, si è ripresentata vestita di un bianco spirituale ancora più forte.

Al vedere il suo volto, quel suo sguardo pieno di gioia, pienezza, pieno di Dio e di grazia, tutti i sentimenti “difficoltosi” sono svaniti, nel caso ne fosse rimasto qualcuno qua e là in me.

È stata veramente una delle esperienze di Dio più forti e più vicine a Colui che io abbia potuto avere nella mia vita. È stato come se Dio stesso mi dicesse : “Maca, (sorridendo) sono Io, sono la Vite”.

Le parole mi mancano e mi mancheranno sempre per riuscire a descrivere tutto l’Amore impregnato in questa esperienza così vicina che oggi si converte nel ricordo più vellutato in soavità e dolcezza che serba il mio cuore. Uno scrigno di tesori che Cristo ha fondato in me.

Tutto mi porta semplicemente a ripetere le parole che Paci, ora Sorella Agostina, ha lasciato segnate nel mio cuore: che noi possiamo essere tutti Tabernacoli di Cristo per gli altri e che possiamo prendere coraggio per spingerci a compiere quel salto che Lui chiede ad ognuno di noi, in linea con la nostra Missione e con il nostro Ideale Personale.

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Originale: Spagnolo. Traduzione di Denise Campagna, Roma, Italia.

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