Postato su 22. aprile 2018 In Santuario Originale

Finalmente a Schoenstatt si sente parlare italiano

Venti ragazzi italiani hanno deciso di trascorrere a Schoenstatt il fine settimana dal 13 al 15 aprile. Per alcuni era prima volta, per altri un gradito ritorno: per tutti, un’esperienza da ricordare. —

SCHOENSTATT/ITALIA, Federico Bauml •

Sono passati ormai 4 anni da quell’agosto del 2014, quando insieme alla cappellania universitaria scegliemmo la Germania come meta del pellegrinaggio estivo, in cui inserimmo Schoenstatt tra le varie tappe. Tanti anni, forse troppi; sicuramente abbastanza da far crescere in noi il desiderio di tornare in quel posto a cui siamo tanto legati.

Serviva, però, un’occasione. Che puntualmente è arrivata, manifestandosi attraverso quei “vincoli umani” tanto cari a Padre Kentenich: la possibilità di riabbracciare P. Alfredo Pereira, per anni responsabile del nostro gruppo, che dopo esser tornato in Paraguay stava trascorrendo a Schoenstatt un ritiro di tre mesi.

Con questo spirito siamo partiti alla volta di Schoenstatt. I volti distesi, nonostante qualche imprevisto alla partenza, e un comune denominatore: la voglia di stare insieme, con l’allegria contagiosa di una – decisamente numerosa – famiglia italiana in vacanza, l’obiettivo di prenderci un fine settimana di pausa dalla frenetica vita di tutti i giorni, e la responsabilità di portare con noi anche le intenzioni che i nostri amici e le nostre famiglie ci avevano affidato.

Tre giorni intensi

Quell’ora di macchina tra Francoforte e Schoenstatt è un misto di sensazioni: per alcuni, la gioia di tornare, per altri, il brivido di conoscere qualcosa di cui hanno tanto sentito parlare. Sensazioni che diventano realtà subito dopo il bivio per Vallendar, quando dopo il cartello “attenzione alle rane” (mi colpisce sempre) spunta in basso a destra una piccola chiesetta, meglio conosciuta “Santuario Originale”.

Il venerdì scorre rapido, tra la visita al Monte Moriah e la messa presso la cappella di Monte Sion. Rapida cena e poi, nonostante la sveglia all’alba inizi a farsi sentire, pronti per un appuntamento speciale: un momento di preghiera al Santuario Originale, che per un’ora sarà tutto “nostro”. Un momento breve, ma intenso, impreziosito dai racconti di Maria Fischer, ospite d’eccezione.

Il sabato è dedicato alla visita dei luoghi più importanti di Schoenstatt, e ad un approfondimento della figura di Padre Kentenich, a tutti gli effetti compagno della nostra “gita fuori porta”.

Condotti da una fantastica guida, Suor Maria Andrea, abbiamo visitato la Domus Kentenich e la Chiesa della Trinità (con un emozionante momento di raccoglimento sulla tomba del Padre Fondatore), il Santuario delle Famiglie e la tomba degli Eroi, concludendo con la celebrazione della Santa Messa al Santuario originale.

Domenica, prima della partenza, c’è stato il tempo per un altro momento speciale: l’Alleanza d’Amore, all’interno del Santuario Originale, di Raul, uno dei nostri “misioneros”, celebrata da Padre Facundo Bernabei, il nostro nuovo responsabile, che – nel segno di una continuità che non conosce soluzione – ci ha raggiunti da Roma.

“I santuari di Schoenstatt sono tutti uguali”

Una delle prime cose che si imparano quando si conosce il nostro Movimento è che i santuari di Schoenstatt sparsi nel mondo sono tutti uguali: una fedele copia della chiesa pallottina in cui il 18 ottobre 1914 Padre Kentenich celebrò la prima Alleanza d’Amore, che noi chiamiamo, più semplicemente, Santuario Originale.

Una domanda sorge allora spontanea: se i santuari sono tutti uguali, che senso ha andare fino a Schoenstatt,in Germania, quando possiamo andare nel santuario a pochi chilometri da casa?

La risposta è più semplice di quanto si possa pensare.

Perché è vero che, architettonicamente, i santuari sono tutti delle “copie” conformi al Santuario Originale. È al pari vero, però, che ognuno di essi ha una sua grazia particolare, ulteriore rispetto alle tre “classiche” del santuario originale (accoglienza, trasformazione interiore e apostolato), e un suo spirito proprio, che lo rende, a suo modo, originale (con la “o” minuscola, non nel senso di “primo”, ma di “unico”); un po’ come noi, apparentemente così simili, ma allo stesso tempo così diversi.

E poi perché anche l’anima, a volte, ha bisogno di respirare, e ci sono luoghi, come Schoenstatt, in cui respirare è più semplice che in altri, e tutto aiuta a lasciarsi andare, ad affidarci e ad affidare le persone care, a scrollarsi dalle spalle i pesi che ci portiamo dietro.

Con la speranza che non passino altri quattro anni prima di tornare.

italiano

Finalmente a Schoenstatt si sente parlare italiano

Tags: , , , , ,

2 Responses

  1. Per me – nonostante fossi la prima a voler fare il viaggio a Schoenstatt e quindi ad idearlo ed organizzarlo – è stata invece una triste esperienza oppure una delle più educative, a seconda dei punti di vista, della forza d’animo e della fede con cui si interpreta la delusione che proprio in quell’occasione ho avuto da persone in cui credevo e di cui mi fidavo.

  2. Per me – nonostante fossi la prima a voler fare il viaggio a Schoenstatt e quindi ad idearlo ed organizzarlo – è stata invece una triste esperienza oppure una delle più educative, a seconda dei punti di vista, della forza d’animo e della fede con cui si interpreta la delusione che proprio in quell’ occasione ho avuto da persone in cui credevo e di cui mi fidavo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *