Postato su 26. Agosto 2013 In P. José María García - Servizio

Abbiamo un Padre coraggioso e senza complessi per costruire una cultura dell’Incontro, del dialogo, dell’Alleanza

P. José María GarcíaSantuario di Madrid, agosto 2013

Carissimi amici del Dreamteam*,

Nella preparazione di un Incontro Giubilare di una delle generazioni che hanno formato parte della Gioventù Universitaria di Santiago del Cile, uno di quei giovani mi scriveva in questi giorni parlandomi del Santo Padre Francesco, come di qualcuno intrepido nella sua paternità, qualcuno che è un “padre senza complessi” e che conduce la Chiesa senza complessi, né impegni estranei.


Credo che è, nonostante non sia una formulazione politicamente molto corretta, per coloro che possono sentirsi menzionati negativamente, una eccellente, semplice e forte descrizione della paternità che la Provvidenza ci regala con il Santo Padre Francesco per condurre la Chiesa verso le “nuove sponde”, come direbbe il nostro Padre Fondatore.

La proposta di uscire per la “strada”

Tutte le classi della Chiesa, e molte altre al di fuori, credenti o no, hanno ricevuto le sue parole chiare e piene di speranza,  al contempo colme di motivazione, per assumere la responsabilità che tutti abbiamo di costruire un mondo secondo il volere di Dio, nella forza dello Spirito e per il sentiero di Cristo.

I Cardinali e i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i novizi e i seminaristi, le famiglie, i giovani e gli anziani, le comunità e le istituzioni hanno ricevuto questa proposta di uscire “per la strada”, a portare non una speranza utopica, bensì fatti concreti, progetti evangelizzatori di vita all’uomo, ovunque si trovi, e se è nella “periferia”, lì stesso, con tutti i rischi e i pericoli che porta. Preferisco una Chiesa accidentata, perché esce a servire, che ammalata per essere chiusa in sé stessa, ci ripete costantemente.

Tutto ciò si trova in Schoenstatt.org, dove si custodiscono di settimana in settimana testi che ci incitano ad andare in pellegrinaggio verso il Giubileo 2014. Indubbiamente essendo noi Chiesa, queste parole sono rivolte a noi. Come sarebbe contento il Padre con questo impulso missionario, che ci è regalato dal cuore stesso della Chiesa.

A te Maria, vorremo somigliare, e come te nella vita camminare con forza e dignità, semplicità e mite ardore e diffondere pace, letizia e amore. Attraversa tu stessa il nostro mondo e a Cristo Signore rendilo pronto”. La preghiera del nostro Fondatore, che tanto bene il Santo Padre incarna.

Oltre il Giubileo

Al leggere i segni di vita, i dirigenti e responsabili della nostra Famiglia di Schoenstatt internazionale, hanno definito nella Conferenza 2014 e nella sua dichiarazione finale, il “Messaggio 2014”, quello che hanno considerato  dovrebbe essere la nostra preparazione e il nostro atteggiamento per il Giubileo.

Oggi la Chiesa e lo Spirito Santo ce lo vanno confermando di passo in passo!!  Quasi audacemente, possiamo dire, che là ci siamo stati preparando non solo per il Giubileo interno, bensì per dare l’apporto, come Famiglia del Padre, a questa Chiesa che non ha timore, che non ha il complesso di chiamare le cose per il loro nome e di intraprendere i cambiamenti in quegli atteggiamenti e in quelle istituzioni, che con il tempo sono diventate antiquate e che sono un ostacolo nel loro compito di evangelizzazione, come ci dice ripetutamente il Santo Padre.

La Chiesa esce all’incontro per servire

Ma l’Importante, dopo quello che si è potuto tanto vivere  durante la GMG di Rio, come in tanti incontri con il Santo Padre Francesco, è costatare che il nostro Giubileo vuole e può portare il “dilexit ecclesiam” del Padre al “cor ecclesiae”.; ciascuno nel suo posto e nella misura delle sue possibilità, vivendo la propria Alleanza d’Amore in solidarietà con tutti, specialmente con i più bisognosi e lontani. E non lo facciamo cercando riconoscenza e conferma, ma per realizzare la nostra missione, che è quella di servire. La Chiesa esce per servire, ed ha bisogno dell’atteggiamento e dell’azione di servizio della nostra Madre e Educatrice. Ella già lo ha fatto come “Madonna Pellegrina”…quanta vita evangelizzatrice!, quanta speranza seminata! in persone ed istituzioni.

La mia gratitudine a coloro che sono stati e che sono la punta della lancia della Madonna nel loro servizio, ai missionari “della Madonna Pellegrina”…Dio utilizza i più semplici per mostrarci il cammino, come ci ha ricordato il nostro Padre Fondatore al chiedere a P. Esteban Uriburu e alla sua generazione di sacerdoti, che guardassero e riflettessero, quel “progetto di evangelizzazione del futuro”, che compiva allora Joao Pozzobon, e sia detta la verità, con il sospetto di fare un progetto….. poco schoenstattiano!!!

Con Padre Francesco, la Chiesa si rinnova

Un compito di evangelizzazione missionaria, che possiamo fare, così come lo ha fatto la Famiglia di Schoenstatt, perché aveva un Padre che si riferiva alla verità nei suoi gesti e nelle sue parole, nel suo servizio alla vita di ognuno e di tutti, tanto dentro quanto fuori della Famiglia, e nei suoi pressi reali e tangibili. E siamo coscienti che la sua missione di essere Padre e di formare padri, affinché l’Opera di Schoenstatt fosse una Famiglia al servizio della vita,.sia dentro, sia fuori di essa., è stata in buona parte la causa che lo ha portato in esilio a Milwaukee.

Ma è la Chiesa Missionaria quella che si propone con impeto questo servizio missionario e lo incarna con coraggio e realismo, perché ha un Padre, che le  dà animo ad uscire dagli angoli, a superare i complessi, a guardare la verità della vita e della storia, per quanto dura possa essere, e ad affrontare la vita, pur sapendo che significa sacrifici e dolori, pene e delusioni, che la croce fa parte d’essa, ma è animata dalla fede nella Risurrezione. Che preziosa l’omelia di Papa Francesco ad Aparecida! E i credenti l’assumano nel coraggio di sapere, che il Padre è con noi, che la Chiesa ha un Padre, così come gli ha detto la giovane coppia nella favela di Rio, “dimenticando il protocollo”, chiamandolo Padre Francesco.

Il cammino reale delle Beatitudini e del Magnificat

In Europa siamo in piena “crisi”. E non solo finanziaria, economica e culturale, bensì vitale, e di conseguenza di speranza, dove la tentazione è in chiudersi in sé stessa, come gli apostoli nel Cenacolo – nazionalismo, sfiducia, diffidenza per l’altro, per lo straniero, per l’estraneo, verso colui che pensa in modo diverso – semplicemente per paura. E quello che Padre Francesco ci propone nello stile più puro del Vangelo, è il cammino reale delle Beatitudini e del Magnificat, è uscire a dedicare, ad offrire la nostra vita, non solo le nostre idee, ma come discepoli del Maestro e figli di Maria nella forza di Pentecoste.

Javier Reverte un conosciuto accademico spagnolo definito un “auto agnostico cattolico” scriveva recentemente che “nei tempi di mancanza di animo sociale, di mancanza di fiducia nei politici, di corruzione scatenata, di vorace avarizia dei grandi poteri finanziari e di crollo della morale, un Papa coraggioso e senza desideri di poteri terrestri può risvegliare un’illusione nella società laica e incluso, tra gente agnostica. Perché gli umani hanno bisogno di eroi e di proposte etiche” (ABC, 22/8/2013)

Dove c’è un padre, c’è speranza, famiglia e forza

Stiamo per assumere il rischio di essere figli di un padre senza complessi, coraggioso, semplice, umile e servitore, che fa credibile e vicino, non solo a lui stesso, bensì allo stesso Cristo nella sua Chiesa.

Mi unisco a tutta la preghiera della nostra Famiglia internazionale, chiedendo la canonizzazione del nostro Padre Fondatore, facendo nostre le parole di Gesù: “Chi vede me, vede il Padre!”. Sapendo che come Famiglia siamo la sicurezza della sua santità e della sua missione, nella verità, nella giustizia e nell’amore. Così è sorta anni fa quella generazione di giovani universitari in Cile, così sta sorgendo una corrente di vita, rinnovatrice e colma di speranza, nella Chiesa, la corrente del Padre, che ci permette essere come figli, “discepoli missionari”. Dove c’è un Padre, c’è Famiglia e speranza, c’è forza per non cadere nel timore o nell’egoismo, pericoli reali per la Chiesa e dei quali ci previene il Santo Padre Francesco.

Chiamati a servire con coraggio e senza complessi

Abbiamo recentemente celebrato “Maria Regina” ed ella lo è di ciascuno di noi, perché ci lasciamo guidare dal Padre, nostro Padre Francesco e da nostro Padre. Loro ci chiamano a servire con coraggio e senza complessi.

Dal Santuario di Madrid, e ringraziando per la vostra dedicazione al servizio della Famiglia e della Chiesa, vi mando la mia benedizione e il mio affetto. Mi rallegro di potere condividere con voi queste riflessioni frutto di tutta la speranza, che il Padre desta in me. Grazie a tutti.

Vostro

P. José Maria

* Lettera ai collaboratori di schoenstatt.org (“Dreamteam”)

Traduzione: Maria Tedeschi, La Plata, Argentina