Postato su 2014-09-19 In Comunicazione

Quando Dio mi incontra per le scale o nel supermercato

GERMANIA, mda. “Nelle nostre città e nei nostri villaggi vi sono uomini coraggiosi e altri timidi, vi sono cristiani missionari e altri addormentati. E vi sono i molti che sono in ricerca, anche se non lo ammettono. Ognuno è chiamato, ognuno è inviato. Non è detto però che il luogo della chiamata sia solo il centro parrocchiale; non è detto che il momento sia necessariamente un piacevole evento parrocchiale, ma la chiamata di Dio ci può raggiungere nella catena di montaggio e in ufficio, nel supermercato, nella tromba delle scale, cioè nei luoghi della vita quotidiana.”– queste le parole dell’anno scorso rivolte da Papa Francesco ai vescovi austriaci. Sulla nuova pagina internet “GOTTvertrauen” (www.gott-vertrauen.net), ossia rete “fiducia-in-DIO” non si trova solo questa parola di Papa Francesco, ma una gran quantità di esperienze con un Dio su cui si può contare. Nella tromba delle scale, andando a lezione di flauto o sull’autostrada.

Mio figlio di tre anni mi dice: “Mi fai tanta pena! Quando siamo tutti all’asilo o a scuola o al lavoro, tu sei sempre sola!” Poi il suo sguardo va verso il crocifisso che si trova nel nostro “Angolo di Preghiera”. E guardandomi con occhi raggianti soggiunge: “Ma no, tu non sei sola! C’è Il Buon Dio che è sempre con te!”

 

Quando, tanti anni fa, mia madre venne a sapere di esser malata di cancro, disse che non avrebbe mai creduto di perdere così rapidamente la fede per la sua paura tremenda di morire. Malgrado ciò, non ha mai smesso di pregare e di implorare e alla fine ha superato bene questo tempo difficile – proprio confidando in questa fonte di energia.

Era in marzo, e nella natura era ancora tutto brullo e tetro. Ero incinta del primo bambino, quando nel 5° mese hanno cominciato le doglie. Dopo due settimane di ricovero in ospedale, il parto non poteva essere apparentemente più tenuto a freno.

Fui trasportata con l’autoambulanza in una clinica più grande, con una stazione per parti prematuri. Tutto andò molto rapidamente e d’improvviso. Non sapevo che cosa mi accadeva. Prima della partenza mi era stato dato ancora un calmante e poi si è partiti.

Dall’ambulanza potevo vedere il cielo grigio solo attraverso il finestrino posteriore. Durante il tragitto pregavo per il nostro bambino, affinché andasse tutto bene e chiedevo al Buon Dio: “Ci sei?”. Poco dopo l’ambulanza si è fermata ad un incrocio e attraverso lo spiraglio del finestrino è comparso un ramo di ciliegio in fiore. A volte il Buon Dio ti sorride guardandoti direttamente in faccia.

Dopo l’arrivo nella grande clinica non avevo più doglie. Dopo un paio di giorni di osservazione le medicine sono state scalate e dopo altre tre settimane potevo tornare a casa.

Nonostante ciò il nostro bambino è venuto al mondo lo stesso con sei settimane di anticipo, ma sano come un pesce, divertitissimo e voluto bene di cuore.

Queste sono solo tre storie, tra dozzine di storie semplici, personali e vere, che le persone raccontano come risposta alla domanda: Ma funziona l’aver fiducia in Dio? Nella miglior maniera della “Storytelling”, ossia della narrazione di novelle.

“Storytelling” ovvero: ciò che la Bibbia fa già da sempre

Chi al giorno d’oggi vuole raggiungere qualcosa nella comunicazione di un prodotto e di un’impresa, non può far a meno di un seminario per storytelling professionale. Storytelling: narrare storie. Invece di fatti astratti e/o argomentazioni apologetiche, semplicemente narrare: Non si deve trattare sempre della fondazione dell’azienda in garage o della cameriera che vive di mance e si può prendere un giorno libero quando il bambino è malato, senza crollare finanziariamente… E giusto! Chi ora pensa a Steven Jobs e a Barack Obama ha già sentito questa storia. E in fondo lo storytelling, la narrazione di novelle, non è del tutto nuova, ma è stata scoperta solo da poco per contrapporre – da un lato al fiume di informazioni, e dall’altro alla portata di teoria e idee – qualcosa che piace complessivamente, con spirito e cuore. Questo lo sapeva fare già la Bibbia. Non c’è quasi un seminario di storytelling che non ricordi la forza narrativa delle storie bibliche del Vecchio e del Nuovo Testamento. Solo che alla Chiesa era andata smarrita, chissà quando, strada facendo, la propria fiducia nella forza delle storie, e dalla comunità della narrazione si è sviluppata un’impresa di formazione, come dice il grande gesuita ed esploratore della comunicazione Dr. Eckhart Bieger. E dall’esperienza personale non analizzabile criticamente, che qualcuno racconta e con cui egli trasmette verità e valore, si è sviluppata una dottrina discussa, argomentata, attaccata, difesa e vincolante. Una persona come Padre Kentenich puntava ad esempio – sin dall’inizio della Fondazione di Schoenstatt – il suo concetto comunicativo sul narrare delle storie – e questo non solo per la loro forza intrinseca, bensì per la libertà che danno all’ascoltatore o allo spettatore. “Ben per lui” dico da ascoltatore, “mi rallegro di quanto faccia bene questo o quello al narratore, ed io resto del tutto libero. E non mi trovo davanti ad una decisione, impostami dall’esterno, di fare così. – Bene. Ciò sarebbe qualcosa anche per me, mi dico, e allora diventa la mia decisione, la mia propria decisione interiore, decisione che ha forza e sostiene e mi rende ancor più libero.” Parole di Tilmann Beller, il grande scopritore della storytelling di Padre Kentenich.

“Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio.” – racconta Papa Francesco nell’ultima Udienza Generale.

La nuova pagina web del progetto “fiducia in DIO”, sta sulla linea di questa narrazione di storie.

Fiducia in DIO concretamente

Dio non è chissà dove in cielo, ma vicino a me. Egli percorre il cammino della mia vita con me. Ed agisce nella mia vita, nella mia quotidianità. Posso contare su di lui. E mi posso fidare di lui.

E questo lo dimostrano gli iniziatori – un gruppo di schoenstattiani che, nel vero senso della parola, vogliono portare per la strada l’Alleanza con Dio Padre, che Padre Kentenich ha stretto nel 1966, nel Santuario schoenstattiano di Colonia – con storie di Fiducia in DIO.

Come questa:

Recentemente, mentre partivo per un appuntamento in un carcere d’Amburgo, guardo la mia macchina e penso: davvero coraggioso, mettere in mostra su strade pubbliche e parcheggi “Fiducia in DIO” in questo modo. In fondo avevo attaccato l’adesivo “Fiducia in DIO” solo per fare una fotografia. E alla fine la gente pensa, oltre tutto, che chi guida una macchina del genere ha bisogno davvero di “Fiducia-in-DIO”.

D’altra parte: Papa Francesco vuole che andiamo per la strada e quindi porto in giro in macchina il Fiducia in DIO … per il momento. Dopo tutto l’adesivo è molto difficile da staccare.

Poco dopo supero sull’autostrada un camion proveniente dall’Austria, una spedizione fa pubblicità sul suo lato lungo: “A XXX in buone mani – su tutte le strade”. E dalla parte del lunotto sta davvero: Con la Benedizione di Dio tutto va bene.

L’adesivo resta attaccato.

www.gott-vertrauen.net

Se a qualcuno viene in mente una storia sullo stile di fiducia-in-DIO, la può raccontare ad altri. O inviarla ad: [email protected]

Originale: Tedesco – Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

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