Postato su 2022-01-20 In Riflessioni e opinioni

Soffrendo in silenzio

María Fischer •

Suffering in Silence, «soffrendo in silenzio», è il nome che l’organizzazione umanitaria CARE dà alla sua informativa annuale sulle catastrofi dimenticate dall’umanità. Non perché le vittime soffrano in silenzio, ma piuttosto perché i mezzi di informazione occultano, ignorano e dimenticano la loro sofferenza. L’analisi dei mezzi di comunicazione elenca per la sesta volta le dieci crisi che hanno colpito almeno un milione di persone e che sono state le meno menzionate nei media di rete internazionali online. Quello che non appare sui mezzi di comunicazione è percepito solo dalle persone che osservano con molta attenzione e in modo molto proattivo.

Persone come Papa Francisco, ad esempio, il quale, alcuni giorni prima dell’informativa CARE, ha portato alla luce queste altre sofferenze mondiali durante la benedizione d Natale Urbi et Orbi, trovando una forte eco mediatica.

Il comportamento dei mezzi di comunicazione ha sorpreso gli autori dell’informativa CARE: «L’importanza globale della copertura ci sorprende, nonostante tutta la nostra comprensione e conoscenza dei fattori informativi. I mezzi di comunicazione online hanno pubblicato oltre 360.000 notizie a proposito dell’intervista del principe Harry e di sua moglie Meghan con Oprah Winfrey. Mentre sono stati pubblicati solo 512 articoli sull’oltre un milione di persone che soffre di acuta carenza di cibo in Zambia».

Una moneta che può decidere tra la vita e la morte

La presenza mediatica garantisce conseguenze immediate per i paesi in crisi. È una moneta che può decidere tra la vita e la morte. «Quando le crisi ricevono attenzioni, allora ottengono attenzione politica e di conseguenza vengono trattate nelle aule della politica», dice Wilke, responsabile comunicazione CARE.

Anche i donatori osservano che le crisi si percepiscono in modo speciale. “Ogni volta ci rendiamo conto che quando parliamo con i donatori, prima dobbiamo spiegare perché lo Zambia, visto che non abbiamo sentito nulla su questo durante l’anno. C’è, allora, una logica molto diretta: meno attenzione, meno risorse finanziarie, meno opportunità per alleviare le sofferenze”.

E perché non c’è molto a proposito dei progetti sociali di Schoenstatt su schoenstatt.org?

Il parallelismo con le aree di sofferenza nelle quali lavorano gli shoenstattiani con i bambini dei quartieri emarginati, per i giovani detenuti, per i senzatetto, per migranti e rifugiati, per i malati gravi, per donne incinte in situazioni di necessità … è più che evidente. Se non lo segnaliamo – e possiamo farlo solo se scopriamo; o meglio, se ce lo dite! – e se non lo facciamo ancora e ancora, allora questo non sarà solo uno sforzo rimasto nel silenzio, ma si rifletterà anche sui bambini, i giovani e i senzatetto… che spesso soffrono in silenzio. Non solo per la mancanza di preghiere e donazioni. Anche perché ogni storia che manca in queste aree di sofferenza impedisce a due o tre schoenstattiani di dire: anche noi; anche qui.

Di qui, altro dolore. Il nostro Schoenstatt socialmente impegnato rimane nel silenzio. E la domanda ‘che fa Schoenstatt per noi, per i disagiati, per i poveri, per i rifugiati, per i maltrattati, per gli affamati, i senzatetto, i carcerati?’ continua a non trovare risposta.

I responsabili dei grandi progetti di alleanza solidale sanno con quale frequenza noi di schoenstatt.org li tormentiamo, con le nostre richieste di storie, testimonianze, esperienze.

Siate certi che continueremo a farlo. Perché questa è una promessa ai più poveri e vulnerabili. Perché questo è Schoenstatt che sogniamo e a cui crediamo.

Suffering in Silence – Informativa completa di CARE (spagnolo)

Originale: tedesco 13/1/22. Traduzione: Tita Andras, Vienna, Austria

 

 

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