Postato su 14. Dicembre 2016 In Riflessioni e opinioni

Il nuovo presidente degli Stati Uniti, cosa ha a che fare con noi?

di Sarah-Leah Pimentel, Città del Capo, Sudafrica, membro del Consiglio Editoriale di schoenstatt.org •

La settimana scorsa, il mondo è stato testimone di una delle elezioni presidenziali più polemiche degli ultimi tempi.

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti preannunciavano uno scontro all’ultimo sangue tra Hillary Clinton e Donald Trump. Nonostante tutto il fango, la competizione elettorale non si è concentrata né sull’economia né sulla politica estera. È stata una campagna di valori. Clinton si è appellata all’estensione dei diritti civili mentre il motto di Tump era “Rendiamo gli Stati Uniti di nuovo grandi!”, spingendo sui valori tradizionali della famiglia e della nazione.

Ed è stato un testa a testa, come dimostrano i risultati delle elezioni. Ogni candidato ha avuto sostenitori e oppositori in egual numero. I sostenitori di Clinton hanno accolto la sua attenzione sui diritti delle donne, ma molti cristiani erano inorriditi dalle sue proposte politiche su aborti con nascita parziale (dilatazione e di estrazione). Allo stesso modo, i sostenitori di Trump sono stati ispirati dalla sua promessa di fornire maggiori opportunità di lavoro e tenere lontani i valori culturali stranieri. I suoi detrattori, d’altra parte, erano preoccupati per un presidente le cui parole potrebbero promuovere l’omofobia e l’islamofobia. Nessuno dei due candidati era perfetto.

Ma gli Stati Uniti hanno scelto e i risultati hanno dimostrato che si trattava di un voto molto diviso. Clinton si è guadagnata un po’ più di voti. Trump ha vinto la maggioranza dei seggi nel collegio elettorale e, nel mese di gennaio, Donald Trump diventerà il nuovo presidente degli Stati Uniti, che ci piaccia o no.

Quindi che cosa ha a che fare questo con noi come schoenstattiani?

Siamo chiamati a leggere i segni del tempo. Il mondo è sempre più arrabbiato. Ha dimenticato la buona volontà e la speranza di ricostruire un mondo migliore che è emerso dalla devastazione della seconda guerra mondiale. Il mondo, ancora una volta, diventa polarizzato. La battaglia tra ricchi e poveri si sta allargando. In troppi vogliono che si risponda ai bisogni umani di base, mentre altri stanno lottando per mantenere uno stile di vita a cui si sono abituati.

Trump ha ottenuto un voto di paura e di rabbia. Nel corso della sua campagna ha parlato ai timori della gente riguardo un mondo che cambia. E lui ha risposto alla rabbia della gente che si sentiva tradita  dal sistema politico, che gli aveva promesso una via d’uscita.

L’emergere di una rabbia globale

Questo non è limitato agli Stati Uniti. Lo vediamo in Medio Oriente – nella guerra in corso tra Israele e Palestina. Lo vediamo nella guerra in Siria, mentre Assad lotta per mantenere il potere con ogni mezzo, mentre l’ISIS lascia una scia di distruzione nel suo percorso. Lo vediamo in Europa che inizia a stancarsi delle ondate di immigrati provenienti dai paesi in guerra.

Vediamo questa stessa rabbia in Etiopia, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza per evitare che la maggior parte degli Oromo e Amhara protesti contro il governo di minoranza di Tygrinian, le cui politiche di sviluppo che implicano di trasferire con la forza le etnie Oromo e Amhara dalle proprie terre per costruire città e fabbriche. Nel mio amato Sudafrica, gli studenti protestano violentemente per il libero accesso all’istruzione superiore per combattere i cicli ripetitivi di povertà nelle loro comunità.

Il tempo è iracondo. Pertanto non possiamo sorprenderci che il mondo cominci a eleggere leader che offrono alla gente uno sbocco per la loro rabbia e frustrazione. Nei luoghi in cui non vi sono leader validi, la gente seguirà quei gruppi estremisti che promettono la restaurazione di un ordine mondiale più giusto.

Cercando un’alternativa

Il problema è che l’alternativa potrebbe non essere migliore. Non ci piace vedere un mondo governato da gruppi religiosi fondamentalisti. Dubito che la maggioranza di noi desideri vivere in un mondo in cui non siamo liberi di praticare la nostra religione o in cui le persone siano private del diritto fondamentale di scegliere. Allo stesso modo, rivoluzioni politiche violente tendono a distruggere più di quanto non siano in grado di ricreare, e tutti perdono.

Quindi cosa possiamo fare?

Agisci con amore e misericordia

In primo luogo, abbiamo bisogno di agire con amore e misericordia. Non giudichiamo le decisioni politiche delle nostre famiglie e amici. Se abbiamo votato con la nostra coscienza, dobbiamo accettare che anche gli altri lo abbiano fatto. Dopo l’elezione di Trump, ho visto molti commenti odiosi su Facebook. Sono inutili.

Allo stesso modo, nei nostri paesi ci sono questioni pubbliche che ci turbano. Siamo chiamati a far parte del gruppo di senso comune, impegnandoci in un dialogo sano, condividendo la nostra visione cattolica del mondo con amore e compassione. Questo, però, non ci dà il diritto di condannare o giudicare la visione del mondo degli altri. Non è una battaglia tra noi e loro. Dobbiamo riconoscere umilmente che gli altri possono anche avere ragione e trovare soluzioni negoziate. Ciò non significa che le cose saranno sempre come noi desideriamo, ma possiamo trovare la soluzione. Questo è molto meglio che rifiutare di mettersi in gioco perché non si è d’accordo con il sistema.

Unisciti ai leader in Alleanza solidaria

In secondo luogo, abbiamo bisogno di pregare per i buoni leader. Non abbiamo idea di che tipo di presidente sarà Donald Trump. Solo il tempo ce lo dirà. Ma possiamo pregare perché sia un buon presidente, che ascolti i suoi consiglieri e rispetti le decisioni prese dagli organi decisionali degli Stati Uniti. Tutti i nostri capi hanno bisogno di preghiere. Non è un compito facile guidare una nazione ed è ancora più difficile condurre una nazione con integrità.

Ma abbiamo anche bisogno di pregare affinché gli uomini e le donne sappiano reagire e dire la verità al potere. In Sudafrica, abbiamo un presidente corrotto e inefficace la cui preoccupazione principale è quello di riempire le sue tasche e quelle dei suoi amici. Fortunatamente ci sono almeno due persone di grande integrità in Sudafrica che non si lasciano sottomettere: l’ex patrocinatore legale Thuli Madonsela e il nostro ministro delle finanze, Pravin Gordhan. Sono riusciti a manifestare contro la corruzione, nonostante l’immensa pressione politica, e stanno ispirando un’intera nazione a seguirli.

Ogni società ha un Madonsela e un Gordhan. Dobbiamo sostenerli. Noi li sosteniamo con la nostra preghiera, ma, in modo particolare, abbiamo bisogno di unirci a loro in un’Alleanza solidaria, offrendo i nostri contributi al Capitale di Grazie in modo che possano trovare forza nel loro compito.

Mostrare una buona leadership

Infine siamo chiamati alla leadership. Una cosa è criticare i leader mediocri e sottolineare tutti i loro errori, un’altra è riconoscere le loro colpe. Parte della nostra vocazione è di mostrare una buona leadership mediante il nostro operato. In Schoenstatt abbiamo molto materiale sui principi di leadership, di servizio, e abbiamo bisogno di condividerli più ampiamente. La maggior parte di noi non diventerà mai presidente del proprio Paese ma tutti siamo chiamati ad essere leader nella nostre parrocchie, nelle nostre comunità locali, nelle nostre aziende e in tutti gli spazi pubblici in cui abbiamo influenza.

Quando siamo in grado di modellare le caratteristiche di una buona leadership – con amore e compassione – gli altri lo riconoscono e ne vengono ispirati. Se vedono dei buoni leader anche loro sapranno che cosa cercare quando viene scelto i leader del loro paese.

Ogni elezione non tratta di politica ma di valori condivisi. Abbiamo il potere di modellare i valori del mondo che ci circonda. Il nostro lavoro è solo agli inizi.

 

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Copyright: StockGettyImages, concesso in licenza per l’uso su schoenstatt.org

 Originale: inglese. Traduzione: Claudia Minici, Roma, Italia

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