Postato su 15. Luglio 2015 In Riflessioni e opinioni, Schoenstattiani

L’impegno non è un’opzione

PARAGUAY, di Sebastián Acha, ex-responsabile della Gioventù Maschile di Schoenstatt”, cofondatore di Patria Querida (partito politico che ha radici nel Movimento di Schoenstatt) ed ex-deputato nazionale per due legislature •

Da quando Schoenstatt è entrato nella mia vita – perché questa è la realtà e perché è avvenuto nella mia più tenera età, attraverso le esperienze dei miei genitori – mi hanno affascinato la vita e l’eredità di Josef Kentenich.

La proposta pedagogico-pastorale del Movimento ha cominciato a profilarsi proprio mentre stavamo svolgendo le nostre attività, prima familiari e poi personali, con il mio gruppo di vita, dove l’interrogativo principale ruotava intorno al contributo che deve dare Schoenstatt alla formazione di un ”uomo nuovo per una società nuova”.

La visione profetica del nostro fondatore non si riferisce a rivelazioni soprannaturali né a costruzioni astratte, come quelle che custodiscono e coltivano altri movimenti cattolici con uno specifico carisma e un’enorme devozione. La raccomandazione del Padre e Fondatore passa per il cambiamento interiore, per questo “enorme spazio interiore” di riflessione e di lavoro, nella cura della santità personale.

Dal momento che siamo esseri sociali e che la nostra azione deve essere un contributo alla comunità, è impossibile disgiungere l’ideale di Schoenstatt da un forte impatto sul nostro ambiente ed è ovvio che questa trasformazione debba contemplare necessariamente un contributo sostanziale permanente e solido, sulla base di ciò che chiamiamo “nuovo ordine sociale” ed è proprio per questo che la nostra azione deve essere fondata sulla fede nella Provvidenza, che non è altro se non dover semplicemente ascoltare “le voci del nostro tempo”.

1452170_177031099161825_437759848_n-600x402Schoenstatt mi ha portato molto presto ad affrontare questo contesto di ingiustizie sociali che affliggono il Paraguay. Il legame con il Santuario attraverso l’Alleanza d’Amore era per me un’esigenza inevitabile di cercare risposte sulle cause di queste ingiustizie che stanno alla base del “disamore” del pensiero meccanicistico, che riduce tutto alla semplice e tipica risposta paraguayana: “purtroppo è così”.

Questa rappresentazione della mediocrità, velata di conformismo, è stata per me definitivamente il controvalore da superare. Per me ha rappresentato la voce del tempo che mi gridava fortemente all’orecchio tutto quello che Padre Kentenich respingeva categoricamente, definendolo come il peccato più terribile dell’uomo: disumanizzazione, collettivismo, repressione dell’identità propria e sottomissione ai superficiali dettami sociali dell’opinione pubblica. Un controvalore cui il Padre e Fondatore non ha risposto con la fuga, con la diserzione, con la preclusione e la critica facile, ma con un vero e proprio ECCOMI, ispirato all’”Eccomi” di Maria come risposta alla chiamata del Signore.

Nella mia esperienza personale ho sentito la chiamata per contribuire alla trasformazione della politica del nostro paese. Mi sentivo attratto dall’enorme sfida attuale, che consiste nell’offrire all’elettorato – di fronte ad una cultura politica clientelare e di prebende – un messaggio di autoeducazione e di fiducia in se stessi. Salire sul podio politico e dire esattamente il contrario di ciò che la gente è abituata a sentirsi dire dai suoi “leader”: “Ascoltatemi! Non sono colui che risolve i vostri problemi, ma siete voi stessi che dovete trovare la soluzione, perché voi lo potete fare”. Non avrebbe avuto alcun senso sacrificare dieci anni della mia vita, del mio matrimonio, dei miei figli e rischiare la mia sicurezza personale e quella dei miei cari, se tutto questo sforzo non fosse stato un contributo sull’altare del nostro Santuario.

È probabile che oggi l’esito di questa mia esperienza rappresenti per molti un fallimento. Per me è indubbiamente una vittoria schiacciante. Ho accanto a me la mia famiglia, una moglie che mi ha accompagnato incondizionatamente per tutti questi anni, posso andare per strada a testa alta e ottengo riconoscimento sia da coloro che mi stanno accanto che dagli estranei ed ho, infine, cinque figli di cui i più grandi possono già capire oggi che l’orgoglio del loro padre non consiste nell’aver vinto la battaglia, ma nell’averla semplicemente combattuta; Che la via d’uscita non consiste nel fuggire e nascondersi; Che i soliti lamenti e critiche non costruiscono, se non sono accompagnati da azioni concrete; Che non si cambia niente scrivendo articoli o facendo discorsi, perché il vero cambiamento consiste nel donarsi interamente, anche quando non ti dovessero credere, voler bene, accettare ed anche non votare…

L’impegno non è un un’opzione, è un’esigenza. Padre Kentenich non ha fondato un movimento di comodi “opinionisti” o commentatori della vita. Ha fondato un movimento di uomini e donne rivoluzionari, critici ed impegnati, che si basano sull’amore messo in pratica e che sono impegnati nella realtà che desiderano cambiare. Il Padre cercava persone con convinzioni che non cercano scuse per sfuggire al campo di concentramento, ma lo attraversano, che non lo sfuggono per le miserie ed ingiustizie che si son vissute là, ma lo conoscono e lo purificano proprio da queste sporcizie che c’erano al suo interno.

Schoenstatt non è un movimento di laici comodi e conformisti. Schoenstatt è un movimento di uomini e donne che hanno preferito liberamente esser partecipi della realtà che li circonda, per mutare i parametri di conformismo e mediocrità in altrettante eccezionalità e santità. Da questo e per questo siamo Chiesa.

Fonte: Rivista JMU a beneficio della Misión Roma, Asunción, Paraguay

Originale: Spagnolo. Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

 

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