Postato su 21. Maggio 2015 In Riflessioni e opinioni, secondo seculo

Tre domande…intorno a Schoenstatt nel secondo secolo dell’Alleanza d’Amore (12)

Sono Padre Duncan McVicar, di origine scozzese, nel Regno Unito, ho 58 anni e mi sono ordinato nel 1985, l’anno del centenario della nascita del nostro Padre Fondatore. Ho studiato nell’Università di Muenster e di Tuebingen, ed anche nell’Università di Loyola a Chicago, Stati Uniti. Ho lavorato e vissuto in vari paesi: Polonia, India, Sudafrica e Argentina. Ho fatto parte del gruppo che ha preparato la celebrazione del centenario della nascita del nostro Padre Fondatore nel 1985, ho coordinato con Suor Johanna-Maria il Festival della Gioventù del 2005, che si ha anticipato al Giorno della Gioventù a Colonia. Sono stato parroco in Inghilterra per 17 anni e ora sono parroco a St.Ethelbert, Manchester e direttore di due scuole elementari cattoliche e una secondaria cattolica. I Padri del Santuario di Schoenstatt fanno parte attiva della pastorale delle coppie e famiglie nella diocesi. Una delle cose interessanti che ho potuto fare di essere cappellano del comune di Bolton, il che è stato molto emozionante e mi ha permesso dare un’occhiata alla politica locale in azione •

A metà dell’anno di andare in pellegrinaggio per il secondo secolo dell’Alleanza d’Amore nel suo essere, nel suo vivere nella Chiesa e nel mondo, nel suo lavoro?

Il mio sogno per Schoenstatt è che si converta in un Movimento molto più dinamico di quanto è stato finora. Il mio sogno è che Schoenstatt non si limiti a parlare a pregare intorno ad essere “il Cuore della Chiesa”, bensì che realmente lo sia e lo voglia essere. Il nostro Fondatore chiamava tutto questo “Coscienza di missione”. Citando le parole di Padre Stefano Uriburu, un Padre di Schoenstatt argentino che già è stato chiamato alla Casa del Signore: Immaginiamo che siamo una squadra internazionale di calcio, però giochiamo sempre sulla difensiva. Se continuiamo in questa maniera perderemo il campionato. Dobbiamo giocare tomando l’iniziativa, andando all’attacco. Come cominciare a cambiare il nostro stile di gioco? Cominciamo ad essere coscienti, in tutto quello che facciamo, che abbiamo una gran missione per la Chiesa e per il mondo. Qualsiasi decisione che prendiamo deve essere il frutto di uno spirito di missione sempre presente. Questa è la gran differenza tra il schoenstattiano “burocratico” e il schoenstattiano dinamico. Dobbiamo convertirci in “giocatori” che “prendiamo la palla” corriamo cercando il goal e mettiamo tutto il nostro cuore nel gioco. Altrimenti se non preghiamo la Madonna di diventare tali personalità, non riusciremo mai arrivare al “nuovo mondo” del nostro Fondatore.

La voce di Schoenstatt è necessaria nelle sfide urgenti che affronta la Chiesa nel nostro tempo. Dobbiamo cominciare a lottare con il carisma del nostro Fondatore: ad esempio nelle sfide urgenti che affronteranno le coppie e la famiglia, specialmente nelle prossime settimane e mesi che precedono il sinodo a Roma quest’anno. La sfida appare soprattutto in Europa tra coloro che credono che la vita e il futuro vengono dal chiaro messaggio del Vangelo, e tra coloro che vedono il futuro come un dovere di adattarsi alle opinioni moderne e alle aspettative della società. Ho un sogno, in cui Schoenstatt saprà trovare un rinnovato valore per paragonarsi a coloro che gli insegnamenti della Chiesa più comprensibili (compreso alcuni vescovi) sappiano adattarsi alle aspettative della società e sappiano contribuire con il nostro carisma, anche se questo significa essere meno popolari nel processo.

Per arrivare a compiere questo sogno, che cosa dobbiamo evitare o lasciare?

Dobbiamo lasciare indietro “programmi“ che danneggiano amicizie e relazioni nel nostro Movimento. Dobbiamo aprire gli occhi chiusi e il cuore chiuso che non danno valore a nulla che sia nuovo e rinnovi ed inoltre si sentono “minacciati” da un cambiamento positivo.

Dobbiamo lasciare indietro una comprensione che inganna e riduce la internazionalità. Parliamo molto di essere internazionali. Ma credo che siamo più “nazionali”, che “internazionali”. Mi piacerebbe vedere un vero e determinato spirito internazionale sorgere nelle nostre comunità schoenstattiane. Mi piacerebbe soprattutto che Schoenstatt in tutto il mondo ascoltasse e prendesse più in serio le esperienze, le priorità e conoscenze dei suoi fratelli di lingua inglese. Essere internazionali non significa solamente cantare una o due canzoni in differenti lingue nelle riunioni ed eventi o portare una bandiera nazionale, bensì permettere che i valori, l’esperienza della Chiesa e lo stile proprio di altre nazionalità influisca sul mio. Dobbiamo anche lasciare indietro la mentalità delle “catacombe, specialmente in Europa, e unirlo con le molteplici sfide di educazione ed ecclesiali del nostro tempo.

Per giungere a compiere questo sogno, quali passi concreti dobbiamo fare?

Anzitutto usare la “Cultura d’Alleanza” in tutti i livelli. Questo non significa farlo solo con grandi idee e lunghe preghiere, bensì vivere e lavorare ogni giorno come comunità di Schoenstatt. La Cultura di Alleanza deve convertirsi più e più insieme alla caratteristica di tutti gli istituti e le comunità secolari di Schoenstatt.

Un altro passo pratico ed urgente è con il leadership. Il leadership è uno temi più discussi nella Chiesa attuale. I leader hanno bisogno di allenamento, esperienza e soprattutto trasparenza. Abbiamo bisogno di sperimentare più chiarezza tra i superiori e leader delle nostre comunità di come collaborano gli uni con gli altri e di come progettano Il futuro. Il nostro Padre Fondatore ci ha dato il miglior modello di Gesù, il Buon Pastore. Come ispirazione per il leadership in Schoenstatt, abbiamo bisogno di metterlo in pratica, abbiamo bisogno di più ”Buoni pastori”.

Finalmente un altro passo pratico: Il nostro Santo Padre, Papa Francesco, ha annunciato un Anno Giubilare della Misericordia, che comincia con la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria in dicembre di questo anno. Il Papa dice che la Misericordia è la colonna maestra che” sostiene la vita della Chiesa” e che “Tutto nella sua vita pastorale dovrebbe essere ricoperto dalla tenerezza con la quale si rivolge ai credenti”. Il Papa, poi ricorda, che “nulla nel suo annuncio e nella sua testimonianza verso il mondo può mancare di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso il cammino dell’amore misericordioso e pietoso”. Perché abbiamo bisogno di un Giubileo della Misericordia oggigiorno? Semplicemente perché la Chiesa, in questo tempo di gran cambiamento storico, è chiamata ad offrire segni evidenti della presenza e vicinanza di Dio. Il Papa conclude: “Il pensiero si rivolge ora alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, affinché tutti possiamo scoprire di nuovo la gioia della tenerezza di Dio”.

Queste parole ci sono dette, affinché siano portate alla vita. Di quale maniera Schoenstatt darà vita a questo Anno della Misericordia? Per l’Alleanza d’Amore con la Madre della Misericordia, la nostra MTA. La colonna maestra di Schoenstatt è precisamente la misericordia e tutta la nostra attività pastorale dovrebbe esserne impregnata, poiché la credibilità di Schoenstatt dipende dal nostro richiamo ad offrire segni evidenti della presenza di Dio e della sua vicinanza. P. Kentenich ha spiegato: “La Madre dell’Amore Prezioso” non ha maggiore interesse o compito più importante che “guidarci nell’amore”, trasformare, a sua somiglianza, a tutti coloro che le hanno dato il loro cuore come testimoni maturi di un gran amore organico per Dio e i suoi simili. (Vedere Dissertation from Sister Danielle Peters, Stati Uniti). Dobbiamo cominciare con noi stessi e gli Istituti secolari di Schoenstatt che dovrebbero guidare con l’esempio e il servizio disinteressato.

Sarà un giorno triste se l’entusiasmo e la gioia che sono sorti per la celebrazione del Giubileo dell’anno scorso si dimenticano. La mia speranza e la mia preghiera è che Schoenstatt sia realmente una “comunità che impara”, in cui possiamo fare i cambiamenti urgenti e necessari, affinché Schoenstatt si possa convertire per la Chiesa di oggi, quello che Dio ha sempre disposto. Sarebbe il mio sogno!


Originale: inglese. Traduzione: Maria Tedeschi, La Plata, Argentina

 

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