Postato su 2014-09-18 In Riflessioni e opinioni

Egli ci ruba perfino con violenza

IN POCHE PAROLE, P. Joaquin Alliende. La parola “rapiamur” indica in latino un azione decisa e quasi violenta. Significa accogliere qualcosa e trasferirlo. Cristo è Colui che ci trasferisce dal peccato alla grazia. E noi con tutto il creato, siamo le creature. Egli è il Verbo della Trinità creatrice. E noi siamo con tutto il creato le creature, che condividiamo un compito: fare visibile l’Invisibile, attrarre il finito verso l’infinito. Il Prefazio, nella Liturgia di Natale, parla di questo “trasferimento” dalla terra al cielo, usando in latino la già citata parola “rapiamur”. Nel suono delle sue tre sillabe risuona “rapina”, “uccello da rapina” (aquila). Anche nel significato militare: i vincitori “hanno riscosso la loro rapina”. Il testo natalizio si potrebbe tradurre così: la Parola diventa carne, affinché, conoscendola visibilmente, Egli ci sequestri come la sua rapina per l’amore dell’Invisibile”. Concretamente il piccolo corpo palpabile del Bambino di Maria a Betlemme ci ruba per il cielo. Siamo la sua rapina. Egli ci strappa quasi con forza per depositarci nella mano che accarezza del Padre e il bacio dello Spirito Santo.

Il nostro Fondatore P. Giuseppe Kentenich formula pedagogicamente e genialmente la relazione tra la terra e il cielo, dice che la terra è una replica del cielo, che lo prodiga, che ci parla, perché è un “espressione” del cielo. Inoltre perché la creazione ci riporta alle origini, è il “cammino” di ritorno, e amando bene il visibile, si evita che l’Invisibile si trasformi in un etereo lontano, impersonale, vago, senza temperatura. (In questo consiste il deismo: Dio esiste, ma è apatico, assente.) Il visibile terreno ci “assicura” per potere arrivare ad amare esistenzialmente la Trinità e i figli che già “godono” per sempre.

Ogni celebrazione terrena del nostro centenario è espressione-cammino-assicurazione della gaudiosa liturgia del cielo. Ogni colore, ogni forma, i cantici e i fuochi e i pranzi ele strettedimano, sono un’espressine pratica e poetica del mistero di Schoenstatt. Tutto questo dovrebbe “rapire” il cuore: Tratteremo perciò di celebrare il 18/10/2014 con intimità festiva, con lode ed urgenza per la missione. Finora già imploriamo la Trinità e la Mater (MTA) che ci facciano prigionieri, ci incantino, ci rubino perfino con soave violenza. Così il centenario ci convertirà anche dolorosamente, nella fedeltà più piena, nella santità.

P. Joaquín Alliende L.

 

Originale: spagnolo. Traduzione: Maria Tedeschi, La Plata, Argentina

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