Postato su 2017-08-27 In S18 Testimonianze, Sinodo 18

Ragazzi! Papa Francesco vuole sentire la vostra voce… – Maxine Farr, Sudafrica

Verso il Sinodo della gioventù: Ragazzi! Papa Francesco vuole sentire la vostra voce… •

La mia storia

Sono una giovane donna, originaria di Durban, in Sudafrica e studio fisioterapia nella bellissima Città del Capo. Provengo da una piccola famiglia, composta dalla mamma, mia nonna e mio nonno. Siamo molto uniti, per questo abbandonare la casa per andare a studiare lontano è stato molto difficile per me. Per fortuna mi sono trasferita in una residenza femminile gestita dalle Suore di Maria di Schoenstatt e, dopo aver vissuto lì per gli ultimi 3 anni, è diventata la mia casa. L’influenza di mia madre nella mia vita è stata molto forte. Lei mi ha cresciuto da sola, e mi ha circondato da tanto amore che mi ha sempre reso facile amare gli altri.

Le mie preoccupazioni

È difficile essere un giovane oggigiorno. Viviamo in un mondo affrettato dove tutto deve accadere istantaneamente. Siamo costantemente bombardati da informazione tramite Facebook, Instagram, Twitter e i mass media. Incluso è estremamente difficile vivere la mia fede, perché siamo immersi in un mondo così secolarizzato che le nostre visioni cattoliche spesso non sono molto popolari e più difficili ancora perché sto studiando medicina dove temi come l’aborto, l’eutanasia e molte altre questioni morali ci si presentano positivamente. È una sfida l’opporsi a queste visioni quando il tuo parere è una minoranza e si sta andando contro persone altamente istruite, persone anziane.

Quello che percepisco è che molte persone guardano i giovani e si lamentano. Ci comparano con la giovinezza “di altri tempi” e affermano che non abbiamo lo stesso rispetto, che siamo più scortesi di quello che loro erano, che cerchiamo il piacere immediato e non abbiamo auto-disciplina. Dimenticano, tuttavia, che viviamo in un mondo molto diverso dai “buoni vecchi tempi”.

Sono circondata da giovani nella residenza, all’università e in chiesa e sono costantemente stupita dalla loro gentilezza.

Stiamo tutti lottando per essere brave persone, secondo la nostra coscienza, indipendentemente dalle convinzioni. I giovani che conosco desiderano rendere il mondo un posto migliore, vogliono aiutare gli altri, sono pieni di compassione e di empatia e cercano costantemente di capire coloro che si trovano in situazione diversa dalla loro.

La mia preoccupazione, come giovane, è che la generazione più anziana si stanca di noi, vede solo quello che vi è sulla superficie e non esplora in profondità. Sì, forse sotto certi aspetti il nostro modo di vivere è diverso ma, come possiamo migliorare se non c’è nessuno che ci guida?

La mia esperienza di fede

Sono stata battezzata come metodista ed erano scarse le volte che sono andata in Chiesa, o piuttosto, che mi sono addormentata in Chiesa! Non sono stata educata nella fede. Mia madre si definiva come più spirituale che religiosa. Mai le reclamerò quella mancanza nella mia educazione dato che fece il meglio che potè in quelle circostanze e sono state precisamente esse che mi hanno spinto a cercare più in profondità dentro di me per trovare la verità. La mia esperienza personale con la fede inizia quando mi sono trasferita alla residenza studentescha di Schoenstatt. Mi battevo contro il fatto di essere lontana da casa ed è successo qualcosa che mi ha spinto verso la preghiera, non credo che questo sarebbe successo se non fosse stata lì . Ricordo di aver chiesto a Dio se fosse veramente lì per aiutarmi. Ho negoziato con Lui (non negoziare mai con Dio!) Gli ho detto che se rispondeva alle mie preghiere avrebbe cominciato ad andare alla Messa ogni domenica. LUI non ha risposto nel modo che io speravo ma, eccomi quà convertita alla fede cattolica e in procinto di sigillare la mia Alleanza d’Amore con la Mater, convinta che Lui era lì quando io ho fatto la mia piccola preghiera. Mi sono imbattuta nel dire che non ci sono coincidenze, esistono solo le Dio-cidenze. La mia prima messa è stata una di esse; una delle suore si è offerta di andarci con me perché non volevo andare da sola. Ricordo che mi sono sentita sopraffatta dalla bellezza della ceremonia e la devozione del popolo. In quel momento seppi che volevo tornare anche se tutte queste persone sembravano un po’ strane, si inginocchiavano prima di sedersi sui banchi e facevano gesti strani con le mani e altre cose.

Ho capito ben poco in quell’occasione, era la prima volta che entravo in una chiesa cattolica e presenziavo il sacrificio della messa , proprio nel giorno della Pentecoste. Qualche mese dopo me ne sono accorta: il giorno in cui la mi vita era radicalmente cambiata era il compleanno della Chiesa, la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli. Quel giorno lo Spirito Santo riempì la mia anima. La mia esperienza di Fede è stata un vortice non privo a volte di dolore, una lotta costante ma sempre piena di gioia e non la cambierei per nessun’altra.

Il mio impegno verso la Chiesa e il mondo

La Chiesa mi ha dato tanto che voglio servirla in qualsiasi modo possibile. Quello che il mondo ha bisogno sono persone che vivano visibilmente la loro fede cristiana perché siamo le mani, la bocca e il cuore di Cristo. DIO lavora attraverso di noi affinché gli altri arrivino a Lui. Questo mi sembrava molto evidente attraverso le sorelle di Schoenstatt.: ho potuto vedere chiaramente un segno di Dio in loro. Tutta la mia vita avevo conosciuto dei cristiani che pensavano di credere in Gesù, ma che non vivevano affatto la loro fede. Non erano perfetti, nessuno di noi lo è, ma non ho mai visto niente in loro che mi avesse fatto domandare la verità finché non ho incontrato le sorelle. Hanno rinunciato a tante cose che la società ti dice di aver bisogno per essere felice e vivono la loro vita in modo tale che ho dovuto interrogarmi tutto quello che sapevo, capire quello che sapevano loro e che io non conoscevo. Il loro impegno visibile a Dio ha cambiato la mia vita. Questo è ciò che il mondo ha bisogno: non solo vite religiose, ma che in ogni vocazione ci siano persone impegnate a Dio, non importa quanto sia difficile. Spero che la mia vita possa avvicinare la gente a Gesù, proprio come gli altri hanno fatto con me.

I miei dubbi e le domande

Quando sono entrata nella Chiesa cattolica, alcune delle cose che mi hanno causato conflitto erano l’unità, le credenze consolidate e gli insegnamenti su questioni morali. Ho dovuto ricorrere alle mie convinzioni su questioni chiave e sono stata in grado di accettare gli insegnamenti della Chiesa perché ho fiducia nel fatto che fossero destinati a prendersi cura di noi e raggiungere la nostra salvezza. La nostra società è diventata più tollerante di molte cose e, anche se questa tolleranza ci ha permesso di sentirci accettati e inclusi, ha permesso anche un declino della morale e ha permesso a molti di non solo farsi male, ma anche di far male agli altri. La dignità umana è diventata discutibile per molte persone e, secondo quello che vedo, ha anche cominciato a influenzare molte persone nella nostra Chiesa. Alcuni mesi fa ho visto un poster sul campus della nostra Università che diceva “Cattolici per scelta”. Sto ferma con la Chiesa cattolica e con i suoi insegnamenti tradizionali, ma comincio a mettere in discussione e dubitare che la Chiesa cattolica si manterrà stabile o se entrerà nella nostra società secolare.

Questi sono i miei dubbi, ma dobbiamo fidarci di Dio e pregare che la nostra Chiesa, la vera Chiesa fondata da Gesù, sia sempre guidata dallo Spirito Santo e rimanga aperta ai segni del tempo. C’è una citazione dal portavoce della “Teologia del corpo”, Christopher West, che mi ha accompagnato da quando l’ho sentita: “Lo Spirito Santo dà alla Chiesa ciò di cui ha bisogno quando ne ha bisogno”.

I miei sogni

Il mio sogno è quasi lo stesso di chiunque: stabilire una differenza, causare un impatto sulla vita di quelli che mi circondano, avere una vita felice e piena di significato. Spero di concretizzarlo attraverso l’amore per Dio e il servizio al suo popolo.

Si quel che Dio ha voluto che tu fossi e brucerai il mondo”.

– Santa Caterina di Siena

 

Originale: inglese. Traduzione: Lía García, Santa Fe, Argentina

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