Postato su 4. Marzo 2016 In Francesco - Iniziative e gesti, Francesco - messaggio

“Per celebrare il Giubileo della Misericordia con voi”: Istantanee sul viaggio di Papa Francesco in Messico

PAPA FRANCESCO IN MESSICO, di Gabriela de la Garza Maldonado e Maria Fischer •

Viaggio di Papa Francesco in Messico, ultimo giorno; ancora una volta egli va alle periferie: prima del carcere e poi del confine, che migliaia di migranti attraversano anno per anno in cerca di un futuro migliore. Sto concludendo la mia visita in Mexico: Non potevo partire senza venire a salutarvi, senza celebrare il Giubileo della Misericordia con voi”. Bisognerebbe gustare queste parole. Il Papa non si è recato in questo carcere per una semplice visita. Vi si è recato per celebrare il Giubileo della Misericordia con i carcerati. Toccando in loro la carne di Cristo, aprendo la Porta della Misericordia.

“Nel mio viaggio in Africa, nella città di Bangui, ho potuto aprire la prima porta della misericordia per il mondo intero, di questo giubileo, perché la prima porta della misericordia l’ha aperta Dio nostro Padre con il suo Figlio Gesù…” La porta della misericordia, un segno visibile della misericordia del Padre, raggiunge chi si apre sempre all’amore di Dio che perdona. E l’altra parte della stessa medaglia, le Opere di Misericordia, rendono la Buona Novella di questo Giubileo credibile per ogni uomo di buona volontà, perché Dio Padre, con il Figlio Gesù, ha fatto la più grande Opera di Misericordia.

Nella sua visita al CERESO (Centro de Readaptación Social n. 3) di Ciudad Juárez, considerata una delle città più violente del mondo, Papa Francesco ha detto che il delitto non si risolve solo incarcerando la gente. Poi, centinaia di detenuti hanno avuto il privilegio di ascoltare il sunto più conciso di ciò che significa per Papa Francesco una Chiesa e una società nel segno della misericordia: “La preoccupazione di Gesù per gli affamati, gli assetati, i senza tetto o i detenuti (Mt 25, 34-40) intendeva esprimere le viscere di misericordia del Padre, ed essa diventa un imperativo morale per tutta la società che desidera disporre delle condizioni necessarie per una migliore convivenza. Nella capacità di una società di includere i suoi poveri, i suoi malati o i suoi detenuti risiede la possibilità per essi di poter sanare le loro ferite ed essere costruttori di una buona convivenza”.

Misericordia e delicatezza paterna: un giovane detenuto gli ha regalato una croce che egli stesso aveva intagliato meravigliosamente in legno. Il Papa l’ha usata durante la santa Messa finale, prima di accomiatarsi dal Messico, a Ciudad Juárez.

Ascoltando il Papa sono state versate molte lacrime tra i detenuti, nelle celebrazioni eucaristiche, nel commiato all’aeroporto … Ecco un padre misericordioso che ha toccato i cuori di ogni singolo.

“Affetto-terapia”,  “Ascolto-terapia”

Gli abbracci e la benedizione personale di settanta detenuti, scelti per la loro buona condotta (uomini e donne), sono stati una celebrazione del giubileo a parole e a gesti di misericordia. Stavano pienamente sulla linea di due neologismi, creati da Papa Francesco durante questo viaggio in Messico: ha parlato, infatti, di “affetto-terapia”, parola creata da lui durante la visita ad un ospedale pediatrico oncologico, dove ha abbracciato, ascoltato, accarezzato e dove il tempo sembrava essersi fermato. Si aveva l’impressione che gli sarebbe piaciuto rimanervi ancora per ore.

Ai giovani di Morelia ha chiesto di andare incontro al povero da amico, e di risanarlo con la terapia dell’ascolto, con l’“Ascolto-terapia”: “E se vedete un amico o un’amica che ha fatto uno scivolone nella vita ed è caduto, vai e offri la tua mano; ma offrila con dignità: mettiti accanto a lui, accanto a lei, ascolta… Non dire: ti do la ricetta! Non, da amico, con calma, dagli forza con le tue parole, con il tuo ascolto: quella medicina che si sta dimenticando: l’”ascolto-terapia. Lascialo parlare, lascia che ti racconti, e allora, a poco a poco, ti allungherà la mano, e tu lo aiuterai nel nome di Gesù Cristo. Ma se vai di colpo, e cominci a fargli la predica, e dai e dai, alla fine, poveretto, lo lasci peggio di come stava …”.

Conosce la realtà

In questi giorni ci sono state in Messico numerose sante Messe, felicità, entusiasmo, splendido umore, giubilo, canti, danze, gioia esuberante, cartelloni, bandiere, fiumi di pellegrini, abbracci, lacrime … Ma era presente ogni momento una realtà: la realtà di carceri ed ospedali, di migranti che perdono la vita al confine, la realtà della violenza (più di trenta persone assassinate durante la visita del Papa), narcotraffico, corruzione e la realtà degli indigeni… Andando alle periferie esistenziali di quest’incantevole paese, Papa Francesco ha mostrato il cammino per trasformare queste dure realtà in Porte di Misericordia: toccando nei poveri la carne di Cristo.

Il commento di Blanch Ramirez “Ci sono stati dei momenti in cui avrei potuto piangere di cuore per le debolezze dette così chiaramente”. Anche questa è terapia. La terapia delle parole chiare.

All’Angelus di Ecatepec le parole di Papa Francesco risuonano come una risposta:

“Desidero invitarvi oggi a stare in prima linea, ad essere intraprendenti in tutte le iniziative che possano aiutare a fare di questa benedetta terra messicana una terra di opportunità. Dove non ci sia bisogno di emigrare per sognare; dove non ci sia bisogno di essere sfruttato per lavorare; dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l’opportunismo di pochi.

Una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte.

Questa terra ha il sapore della Guadalupana, colei che sempre ci ha preceduto nell’amore; a lei diciamo dal profondo del cuore:

Vergine Santa, «aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell’amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 288).

“Scrivo emozionata mentre vedo in TV il commiato del Papa prima di partire per Roma”, scrive Gabriela de la Garza Maldonado, che da questo viaggio del Papa in poi farà parte del Team di schoenstatt.org ed è la persona che si nasconde dietro le testimonianze degli Schoenstattiani messicani. E conclude: “Questi giorni sono stati una grande benedizione, pieni di insegnamenti e di compiti da seguire”.

Tutti i testi dei discorsi di Papa Francesco in Messico

Galleria di foto, video e testi in: papafrancescoinmexico.org

 

Originale: Spagnolo. Traduzione: Maria D. Congiu, Roma, Italia

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