Postato su 22. Novembre 2019 In Dilexit ecclesiam, Notizie dal Belpaese

A tu per tu con Sua Santità

ITALIA, Federico Bauml •

Martedì 12 novembre un gruppo di giovani della Parrocchia di Santi Patroni, la “casa” romana dei Padri di Schoenstatt, ha potuto celebrare la Messa insieme a Papa Francesco: un’esperienza indimenticabile. —

Una sorpresa inaspettata.

Abbiamo ricevuto una sorpresa inaspettata. Papa Francesco invita i giovani della parrocchia a celebrare con lui la messa martedì 12 novembre alle 7:30”.

Si apriva così il messaggio inviato qualche giorno fa da P. Andres Rodriguez e P. Facundo Bernabei: un messaggio di quelli inaspettati, talmente incredibili che quasi ti fanno dubitare che siano veri.

E invece no, era tutto vero.

E così questo martedì mattina alle 6.15, in una Roma surreale che pian piano cominciava a svegliarsi, ci siamo ritrovati di fronte alla Porta del Sant’Uffizio, poco più di 20 ragazzi di età compresa tra i 35 e 15 anni, ancora non del tutto consapevoli del momento che, di lì a poco, avremmo vissuto.

La Messa

Passati i controlli di sicurezza, ci accomodiamo nella cappella di Santa Marta, in attesa che entri il “padrone di casa”.

Puntualissimo, il Santo Padre inizia la Messa, che scorre nella semplicità di una celebrazione quotidiana: sembra quasi di stare nella nostra solita cappellina, nella quale ogni domenica celebriamo insieme l’eucarestia, solo che a mezzo metro da noi, invece del “nostro” P. Facundo, questa mattina c’è Papa Francesco.

La lettura del Vangelo sul “servo inutile” è accompagnata da un’omelia accorata, penetrante, condita da un monito cui nessuno può sfuggire: «“Ma, padre –  io non distruggo nessuno”. “No? E le chiacchiere che tu fai? Quando tu sparli di un altro? Lo distruggi” […] “La lingua è un’arma feroce, uccide”. “Il chiacchiericcio uccide, la calunnia uccide”». Parole che rimangono scolpite, nella mente e nei cuori.

Terminata la celebrazione, ci viene richiesto di restare seduti, in attesa che Papa Francesco torni e ­- non senza prima essersi raccolto per qualche istante di preghiera – possa dedicarci qualche minuto.

In privato con Lui

E arriva il momento forse più atteso: ognuno di noi avrà qualche secondo per stare solo con il Papa.

Chi sceglie di confidargli il proprio sogno, chi chiede una preghiera per una persona cara, chi porta con sé oggetti da benedire o un dolce preparato con le proprie mani; alcuni, i più spigliati, riescono anche a scambiare due parole. Non mancano i regali: il quadro di San Giorgio, il calendario della Gioventù Femminile, il simbolo della Gioventù Maschile, la bandiera della Cappellania Universitaria, e ovviamente la Madonna Pellegrina di Schoenstatt. Regali densi di significato, che rappresentano il desiderio di portare con noi, nell’incontro, anche i nostri amici che non sono fisicamente presenti.

Ciò che più sorprende è l’attenzione che Papa Francesco dedica all’ascolto delle nostre parole: il vicario di Cristo è lì, davanti a noi, ad ascoltare quello che stiamoo dicendo (e che probabilmente, vista l’emozione, non ha nemmeno un senso compiuto) ed è realmente interessato: se non fosse successo davvero, si direbbe che sia un sogno.

Quando usciamo dagli uffici vaticani non sono nemmeno le 8 del mattino: c’è chi deve andare a lavoro, chi all’università, alcuni (un po’ meno volentieri) a scuola. Ma non prima di aver fatto colazione (offerta dal parroco) e di esserci scattati una bella foto, in ricordo di una giornata iniziata alle 5 del mattino e che non dimenticheremo mai.

 

 

Foto: Federico Bauml, Osservatore Romano (licensed for schoenstatt.org)

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