Postato su 14. Novembre 2017 In Dilexit ecclesiam

Un Papa molto vicino a Gesù

INTERVISTA con il rettore Egon M. Zillekens •

Da lunedì 23 a venerdì 27 ottobre 2017 i membri della Presidenza Generale sono stati a Roma, per la chiusura dell’anno. Già è stata diffusa l’informativa ufficiale sull’incontro con il Cardinal Farrell. Per tutto il mondo circolano foto dell’incontro con Papa Francesco (dell’Osservatore Romano), durante e dopo la messa a Santa Marta, insieme al testo dell’omelia.

P. Egon M. Zillekens si è messo a disposizione di schoenstatt.org per un’intervista subito dopo il suo ritorno da Roma.

Come ha vissuto l’incontro con il Cardinal Farrell, presidente del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita? Qual è stata la cosa più importante?

Il CardInale Kevin Farrell non conosceva Schoenstatt; questa è stata la prima sorpresa. Non aveva mai incontrato Schoenstatt nella sua attività come sacerdote e vescovo né a Washington né a Dallas.

Arrivati davanti a lui gli abbiamo presentato le nostre comunità, mi ha impressionato soprattutto come ha parlato dell’obiettivo e dell’impegno di preparare i laici nel lavoro all’interno della Chiesa. Ci ha detto: “era il grande obiettivo del Concilio e voi di Schoenstatt lo avete riconosciuto e preso in considerazione già da cento anni”. Il presidente del nuovo Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha detto, nel suo primo incontro con Schoesnstatt: ha detto: “P. Kentenich ha anticipato il Concilio”.

Ha detto in modo molto chiaro che la chiesa riguarda i laici e le famiglie. Perché si tratta di una chiesa nella quale ci sono sempre meno sacerdoti e che deve posizionarsi e agire nel mondo, ogni giorno di più, secondo la convinzione personale e la decisione individuale dei cristiani.

Parlava della sua famiglia, ma può essere applicato all’esperienza di tutti noi: forse i figli vanno ancora in chiesa; ma i nipoti?

Per questo, Papa Francesco ha insistito costantemente su questo aspetto per tre mesi: laici, gioventù e famiglia.

Il Cardinal Farrell ha ascoltato con molta attenzione, mentre le nostre famiglie della Federazione e dell’Istituto commentavano le loro iniziative nell’ambito del matrimonio e della famiglia. Ci ha detto: è importante la preparazione al matrimonio, l’accompagnamento degli sposi e la formazione di accompagnatori familiari, perché “noi sacerdoti siamo poco credibili nella preparazione e l’accompagnamento delle coppie“, per questo dovrebbero essere “coppie, che preparano altre coppie” e queste coppie hanno bisogno di una preparazione e di un accompagnamento, per accompagnarne altre. Mi ha molto impressionato quando ha detto che il “peccato” più grande della Chiesa dai tempi del Concilio è stato il non aver formato e accompagnato sufficientemente le coppie.

Uno dei regali che abbiamo dato al Cardinale è stato il libro del discorso di Papa Francesco, nell’udienza del 25 ottobre 0214, in spagnolo e in inglese. Allora, a proposito del tema “Famiglia“, il Papa ci raccomandò punti molto precisi, ai quali il cardinale ha fatto riferimento in questo incontro.

Più tardi, ci siamo resi conto che eravamo con il cardinal Farrell proprio nell’anniversario dell’udienza con il Papa, il 25 ottobre, tre anni dopo.

Foto: Zillekens

Che effetto le ha fatto durante l’incontro avere il “nostro” Padre Alexandre come segretario del Dicastero?

Qualcosa di speciale. P. Alexandre ci è venuto incontro quando siamo arrivati, e questo mi è sembrato abbastanza familiare, visto che ci eravamo già riuniti a fine agosto per parlare del suo nuovo incarico. Dopo l’incontro con il Cardinale, siamo andati nell’ufficio di P. Alexandre e abbiamo visitato insieme la bellissima cappella, nella quale si trova la reliquia del sangue di Giovanni Paolo II.

La rappresentazione, alle spalle dell’altare della cappella, di un seme che germoglia e produce frutti, si confà perfettamente a questo luogo.

Come ha vissuto, personalmente, l’incontro con Papa Francesco?

Siamo arrivati alle 6 del mattino, ed era ancora tutto chiuso. A quell’ora non c’è traffico a Roma, il viaggio da Belmonte al Vaticano lo abbiamo fatto in 25 minuti. Alle 6 si sono aperte le prime barriere di fronte al colonnato, e dopo i consueti controlli alle sei e mezza siamo entrati nella cappella. La prima sorpresa e gioia che abbiamo avuto è stato l’incontro con il direttore esecutivo di Adveniat, P. Michael Heinz SVD, e il suo predecessore, Bernd Klaschka. Con lui sono stato missionario in America Latina. La conversazione è virata immediatamente sul suo predecessore, il Padre di Schoenstatt Dieter Spelthahn. Quando era giovane sacerdote a La Plata, P. Juan Pablo Catoggio venne a Schoenstatt – e si strinse subito un legame.

Erano arrivati per la messa 15 sacerdoti e tre vescovi. Il servizio d’ordine ci ha condotti ai nostri posti spiegandoci chiaramente che non si potevano fare foto. Un membro del servizio d’ordine ha invitato il Sig. Kanzler e il Sig. Neiser al “picccolo servizio”, ossia portare all’altare durante l’offertorio vino e acqua e farsi carico del lavaggio delle mani. Durante la colazione abbiamo scherzato sul fatto che ora erano “chirichetti”, piccoli chierici – mentre nessuno dei due prima di allora aveva mai servito messa.

Come ho vissuto il Papa? Sotto molti e diversi aspetti.

Un sacerdote meditativo, molto vicino a Gesù

Il Papa è uscito dalla sacrestia per la messa, quasi chino, con i passi pesanti, discreto e umile come un semplice confratello. Sembra così vicino grazie alle tante cose che vengono pubblicate e che condividiamo.

Ho ripensato al suo discorso prima del conclave, disse che dopo il Papa viaggiatore e il Papa erudito, sarebbe dovuto arrivare un Papa che desse concretezza alle cose e fosse molto vicino a Dio.

Poi è andato all’ambone, e si è trasformato in un’altra persona.

Pieno di vita, pastorale, passionale – il parroco di Santa Marta

Parla liberamente dei testi e delle letture del giorno e conduce una vita da parroco, che parla a una parrocchia familiare. L’Osservatore Romano ha nominato la sezione dedicata ai testi delle sue messe mattutine “Il parroco di Santa Marta”. È vero. È pieno di vita, appassionatamente pastorale.

È seguita una celebrazione eucaristica molto riverente e pia, serena e densa di emozione, seguita da una lunga adorazione, durante la quale il Papa era seduto con una tunica bianca su una semplice sedia di fronte all’immagine della Santissima Vergine. Tutti noi eravamo molto rasserenati, specialmente colui che all’improvviso si è ritrovato seduto vicino al Papa!

E anche nell’adempimento del proprio dovere

Dopo la Messa è arrivato il momento in cui il Papa dà la mano a tutti. Ci sono due fotografi e il Papa, come dire, viene trascinato fino al posto in cui deve mettersi, affinché tutti possano mettersi in fila per il baciamano. Ho avuto l’impressione che fosse un atto legato ad un dovere, che il Papa spesso deve fare.

E poi sono arrivati gli incontri personali, e il tempo si è come fermato

Ascolta ognuno, dedica tempo ad ognuno. Noi schoenstattiani abbiamo fatto passare avanti gli altri e atteso, ma siamo stati chiari: ognuno si sarebbe avvicinato al Papa.

Il primo è stato P. Juan Pablo Catoggio, che ha ricevuto un abbraccio cordiale e di amicizia. Ha regalato al papa un Hacia el Padre in spagnolo e un biglietto firmato da tutti noi.

Io ero il secondo o il terzo. Avevo il libro “Lei è mia mamma” in tedesco, gli ho stretto la mano e l’ho guardato negli occhi. Gli ho messo il libro davanti e ho detto, in spagnolo: “C’è anche in tedesco, lo abbiamo tradotto”. C’è stato un istante di silenzio, guardava attentamente il libro, credo sapesse che libro era. Ha fatto un piccolo inchino e mi ha detto in tedesco: “Danke schön”. È stato tutto molto spontaneo e intimo.

Dopo che tutti gli abbiamo dato la mano, gli abbiamo chiesto di farsi una foto con noi, e ha accettato volentieri.

Alla fine ci ha detto: “Pregate per me!” e una persona della Presidenza ha risposto “certo che lo faremo!”. È stato molto simpatico, tutti ridevano, anche il Papa rideva con gusto e tra le risate ci chiesto: “per o contro di me?”. Ed è scoppiata una gran risata.

Immediatamente, ho iniziato a domandarmi: Perché dice questo proprio a noi? È uno scherzo o c’è qualcosa di più? Ho sentito come se la domanda fosse rivolta a me; mi è sembrato qualcosa di più che una battuta o un modo di dire.

Quindi, siamo tornati con le Sorelle di Maria al Santuario Cor Ecclesiae e, grati, abbiamo intonato il Magnificat. Le sorelle di Maria ci hanno accolto con una magnifica colazione.

Foto: Osservatore Romano

Ha fatto altri incontri in questa settimana?

Si. Siamo stati invitati dalla Comunità di Sant’Egidio e ricevuti dal Segretario Generale, Cesare Zucconi. È sorprendente tutto quello che questa giovane comunità ha raggiunto – sono stati gli organizzatori dell’incontro mondiale per la pace “Paths of Peace”, a Münster, al quale ha partecipato la cancelliera Merkel. Questa comunità ha negoziato “cessate il fuoco” e trattative di pace, ha dato voce all’abolizione della pena di morte e alla politica per i rifugiati. Il suo impegno politico è solo una parte. Dietro, c’è l’idea dell’amicizia con i poveri, e più concretamente con la condizione per la quale ognuno di noi ha un amico povero. Questo è possibile solo con la preghiera, del giorno e della notte. La preghiera è davvero fondamentale in Sant’Egidio, una comunità che, come Schoesntatt, è stata fondata dai giovani.

Si percepiva chiaramente l’amicizia tra Don Cesare e P. P. Heinrich Walter, che da anni lavorano in “Insieme per l’Europa”. Mi ha impressionato, inoltre, l’antico convento in cui ha sede Sant’Egidio. Hanno attirato la mia attenzione le cose in comune e le distanze tra i due Movimenti.

Mi ha colpito una frase di Don Cesare: “Tutto funziona solo con il Dialogo”.

Foto: Zillekens

Come ha vissuto Belmonte? Mancano solo tre giorni per l’inaugurazione della casa per le conferenze.

Questa volta già abbiamo potuto alloggiare nella casa e ci siamo trovati molto bene.

Ogni notte cera l’adorazione nel Santuario.

L’ultima sera il piccolo Movimiento di Schoenstatt di Belmonte ha preparato una veglia mariana e poi una serata con musica al piano forte, balli, canti, vino e pizza. C’era anche il vescovo del paese di origine del rettore Marcelo Cervi, insieme ai suoi genitori. Un ambiente bello e disteso nel quale abbiamo trascorso questi giorni a Roma, tutti noi della presidenza Generale; un ambiente bello e aperto.

Il 26.10.2017, saranno 52 anni da quando P. Kentenich ha rilevato la proprietà, e per questo è stato letto un testo del vescovo ausiliario Tenhumberg.

Foto: Zillekens

Che temi si trattano abitualmente in una giornata conclusiva della Presidenza Generale?

Ci sarà un’informativa del Coordinamento Nazionale, della quale non posso anticipare nulla in questa sede.

Molte grazie, rettore Zillekens, per l’intervista.

Originale: tedesco. Traduzione a cura di Federico Bauml, Italia

UN FUOCO CHE CHIEDE IL CAMBIAMENTO: INCONTRO DI PAPA FRANCESCO CON LA PRESIDENZA INTERNAZIONALE DI SCHOENSTATT

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