Postato su 25. Settembre 2017 In Dilexit ecclesiam

“Ho accettato questo compito per il Dilexit Ecclesiam del Padre” – Intervista a Padre Alexandre Awi Mello

SCHOENSTATTIANI AL SERVIZIO DELLA CHIESA: P. Alexandre Awi, nuovo segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita •

Il 1 settembre scorso, il brasiliano Alexandre Awi, Padre di Schoenstatt e fino a maggio direttore nazionale del Movimento in Brasile, ha assunto ufficialmente l’incarico di Segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Prima di dare inizio ai suoi lavori –  e dopo aver vissuto già alcuni mesi nell’abitazione dei Padri di Schoenstatt a Trastevere, Roma, per concludere la sua tesi di dottorato e per studiare la lingua italiana – si è recato in pellegrinaggio a Schoenstatt  dove abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo.

La data d’inizio del suo nuovo incarico coincide provvidenzialmente con l’anniversario della pubblicazione della versione tedesca del suo libro Ela é minha Mae! – Encontros do Papa Francisco com Maria. (È  Lei la mia mamma! Incontri di Papa Francesco con Maria)

Nell’ occasione, ringraziamo P. Egon Zillekens che ha reso possibile la traduzione del libro in tedesco grazie ad una raccolta fondi, e Maria Fischer, per aver tradotto e per aver conseguito la pubblicazione presso la casa editrice Benno. Nell’ intervista che ha concesso il 29 agosto alla Redazione di  schoenstatt.org, P. Alexandre ci ha parlato, tra le altre cose, dei suoi nuovi compiti, del Sinodo dei Vescovi sulla Gioventù che si sta organizzando e preparando con uno dei più grandi sondaggi della storia della Chiesa, e della sfida del Dilexit Ecclesiam in questo momento storico di Schoenstatt e della Chiesa.

Anche il luogo in cui si è svolta l’intervista è significativo: la sala in cui p. Kentenich era solito ricevere i suoi ospiti. In questo luogo, quando ricevette la Pellegrina che gli aveva mandato João Pozzobon, parlò della “nuova pastorale” in cui andiamo alla ricerca e che possiamo trovare proprio in ciò che realizzò João. In quella stanza si tennero anche molti incontri sulla Chiesa post-conciliare e sull’apporto di Schoenstatt per uscire dal tempo della difesa, del nascondersi, del chiudersi nell’ integralismo, per dirigersi verso un Dilexit Ecclesiam al servizio della Chiesa.

Il 14 settembre del 1968, dopo aver cenato, p. Kentenich uscì proprio da questa stanza per recarsi a Monte Schoenstatt, e la mattina del 15 settembre, per andare a celebrare l’ultima messa della sua vita, per poi essere chiamato a Sé dal Padre.

1 – Padre Alexandre, di cosa si occupa concretamente questo nuovo Dicastero della Curia romana e quali sono gli incarichi che Lei assume al suo interno?

Anzitutto voglio ringraziare per l’opportunità di poter raccontare alla Famiglia di Schoenstatt qualcosa su questo nuovo lavoro, del quale non so ancora moltissimo, dal momento che sto appena incominciando e ho molto da apprendere. Il Dicastero è anch’esso nuovo, pur essendo il risultato dell’unificazione di dicasteri già esistenti in precedenza, pertanto vi era già un lavoro avviato al servizio della Santa Sede per i laici, per la famiglia e per la vita. Ora, però, tutti si sono riuniti in un unico Ufficio.

Io ho l’incarico di esserne il Segretario, ossia, dopo il Cardinale Prefetto, viene un Segretario che, secondo il nuovo Statuto, secondo la riforma della Curia, può essere anche un laico. In questa prima tappa, però, il Papa o il Cardinale Prefetto hanno preferito che fosse un sacerdote, però nulla vieta che il prossimo sia un laico e ciò mi sembra molto interessante. Poi, ognuna delle tre sezioni, Laici, Famiglia e Vita, sono rette da un Sottosegretario che ancora non è stato nominato, ma probabilmente saranno tutti e tre laici.

Il mio ruolo è quello di aiutare nel coordinamento di tutte queste aree, che possono collaborare tra di loro e che possiamo accompagnare in tutto questo processo di cambiamento. In effetti, ci sono tantissimi temi che afferiscono a questo nuovo Dicastero, a cominciare dal tema dei laici. Quando si chiamava Pontificio Consiglio per i Laici, c’erano quattro sezioni principali che includevano il lavoro con la Gioventù, la Giornata Mondiale della Gioventù, il lavoro con i Movimenti, con le Nuove Comunità  e le Associazioni laicali, che ricevevano proprio qui l’approvazione, venivano accompagnate e, se necessario, studiate. Bene, ora, nella sezione Laici è rimasto tutto il lavoro con i Movimenti, incluso il tema dello sport.

Poi, viene la sezione che si occupa delle famiglie. Come sappiamo, tutti i temi che riguardano la famiglia, la Giornata Mondiale delle Famiglie e l’incontro mondiale delle Famiglie sono di pertinenza di questo Dicastero.

E quindi anche la preoccupazione per il tema della famiglia e dell’apostolato nella Chiesa.

Il Dicastero, in generale, è al servizio delle diocesi, dei vescovi che nelle loro Visite “ad limina” passano dai Dicasteri portando le loro domande, i loro temi, le loro preoccupazioni e i dicasteri li ascoltano. Questo per dire che vi è un costante contatto con le diocesi e con le Conferenze Episcopali.

Infine, viene il tema della vita che riguarda la protezione della vita dal concepimento fino alla morte naturale, ma affrontato da un punto di vista pastorale, dato che già esiste una Pontificia Accademia per la Vita che è associata al Dicastero, ma che non dipende da esso, e che si occupa della parte più accademica del dialogo con gli studiosi, gli scienziati e altri interlocutori.

Il tema della pastorale per la vita sarà vincolato a questo Dicastero e ciò è proprio una cosa nuova, non esisteva prima. Quindi, come potete vedere, è uno spettro amplissimo di compiti: vedremo come si potrà accompagnare! Mi sembra che il mio compito sia aiutare il cardinale Prefetto [Cardinale Farrell]  e i Sottosegretari, essere un po’ un ponte tra tutti gli ambiti di cui ci occupiamo, come potrò.

 

 

2: “Ragazzi, Papa Francesco vuole sentire la vostra voce!” – con questo slogan i giovani di tutto il mondo, non solo cattolici, sono invitati a partecipare al sondaggio in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi nell’ottobre 2018, il cui tema sarà “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Che ruolo ha la partecipazione dei giovani?

La partecipazione al Sinodo è un grandissimo desiderio del Santo Padre. Io vi stavo già prendendo parte [ad una riunione preparatoria ndt] in rappresentanza di Schoenstatt, prima di essere nominato Segretario. Vi ho partecipato con una ragazza austriaca. Eravamo noi due i rappresentanti del Movimento: la giovane e l’adulto. Tutti i Movimenti e le Conferenze Episcopali avevano la possibilità di inviare rappresentanti.

Di fatto, come rappresentante della Conferenza Episcopale del Brasile c’era un ragazzo della Gioventù Maschile di Schoenstatt, in rappresentanza dei giovani brasiliani, così avevamo tre schoenstattiani in questo incontro. Una sera abbiamo avuto un incontro con il Papa nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove ci ha parlato particolarmente del desiderio che tutti partecipassero al sondaggio e ha rimarcato che la Chiesa voleva ascoltare i giovani.

L’ idea è proprio quella di fare sì che partecipi quanta più gioventù possibile, e non solo persone dentro la Chiesa, ma anche giovani fuori della Chiesa perché sarebbe molto interessante sapere cosa hanno da dire. Sicuramente, arriverà di tutto, però mi immagino che dopo, nella segreteria del Sinodo si organizzeranno le risposte e sarà molto importante ascoltare i giovani. Credo che valga la pena perché è una inchiesta aperta, nella quale tutti possono dire ciò che vogliono e, sicuramente, da tutto ciò verranno fuori inquietudini alle quali la Chiesa dovrà rispondere.

Credo che questo sia il gran valore del sondaggio e ringrazio l’equipe di Schoenstatt.org che ha dato grande eco all’iniziativa e sta diffondendo il sondaggio che è aperto a tutti. Si tratta di far sapere che esiste questo canale, perché più se ne è a conoscenza, più si potrà partecipare e più materiale riceveranno gli organizzatori del Sinodo. Per esempio, ora a settembre ci sarà un nuovo incontro di preparazione del Sinodo del 2018 [dall’11 al 15 settembre ndt]

Non sono direttamente coinvolto in esso, perché ho iniziato qui il 1 settembre e tutto è ancora nuovo per me.

Ciò che so è che ci sarà una partecipazione della sezione dei giovani del nostro Dicastero e che il ragazzo della Gioventù Maschile del Brasile è stato invitato nuovamente a partecipare.  Anche se per questo incontro verranno a Roma solo alcuni dei 300 giovani che presero parte alla scorsa riunione, il giovane brasiliano ci sarà perché invitato dalla Segreteria del Sinodo. Ed è una vera grazia avere uno schoenstattiano lì che dà il suo apporto.

È vero che è la prima volta che un Sinodo dei Vescovi tratta il tema della gioventù?

Sì, è vero. È la prima volta. Il tema della famiglia già era stato affrontato negli anni ’80 e da lì venne fuori la  Familiaris Consortio, al tempo di San Giovanni Paolo II, però per il tema della gioventù è proprio la prima volta. Quindi mi sembra un qualcosa di nuovo, è stato un desiderio di Papa Francesco e mi rende felice che si parli di questo tema, perché è fondamentale per la vita della Chiesa ascoltare i giovani, rispondere alle loro domande e accompagnarli nel loro processo di crescita, di discernimento vocazionale, personale e del loro impegno con la Chiesa. È molto importante.

Non ci rendiamo conto che moti giovani schoenstattiani – e molti coordinatori o assessori – non sapevano né del Sinodo né del sondaggio. Che possiamo fare per far arrivare la notizia a più persone possibile nel nostro Movimento?

Direi per prima cosa che il cammino informativo si è svolto attraverso le Conferenze Episcopali. In particolare, nell’incontro di aprile, ci siamo accorti che alcune Conferenze Episcopali erano molto avanti, altre molto indietro, soprattutto quelle dell’emisfero meridionale perché il lancio del sondaggio e delle consulte locali avevano coinciso che il periodo di vacanze. Per quel motivo non hanno potuto partecipare subito, non ne hanno saputo molto. Ora, invece, lo stanno facendo, però credo che a questo punto, le consulte nelle Conferenze Episcopali e nei Movimenti si sono già concluse e si dovrà partecipare di più attraverso il sondaggio che è sul sito web www.youth.synod2018.va

Avevo anche scritto per richiamare l’attenzione degli assessori e dei giovani a partecipare.  Non l’ho fatto come iniziativa personale o come Segretario, perché non lo ero, né lo sapevo, ma come rappresentante di Schoenstatt all’incontro. So che ci sono persone che stanno provando a partecipare, però sappiamo anche che questi cammini nella Chiesa non sono sempre facili, sono percorsi tortuosi che dobbiamo percorrere.

I Vescovi, almeno in Brasile, hanno raccomandato che si facesse tutto attraverso le diocesi e alcuni avranno forse partecipato nelle diocesi, altri no. Ecco, questo deve cambiare. Chissà che in alcuni Paesi non sia possibile presentare un rapporto direttamente al Movimento, in modo che venga informato in ogni Paese su come sta funzionando il sondaggio.

Anche se è un po’ tardi, ciò che si può fare è cercare di informarsi se il Moviemnto, se i giovani di Schoenstatt di un tale Paese vogliono dare ancora un apporto alla Conferenza Episcopale, se ne hanno ancora la possibilità. Se non ce l’hanno più, che inviino almeno la loro opinione attraverso il sito web.

Il sondaggio nella pagina web è aperta e credo che sarà aperta fino a fine novembre. Dobbiamo approfittare di questo tempo.

3. – Il 17 agosto saranno passati 10 anni all’approvazione del documento di Aparecida. Un articolo di Radio Vaticana di quest’oggi è intitolato “Quello che Bergoglio ha portato a Roma da Aparecida”. Dalla sua prospettiva di collaboratore a fianco del Cardinal Bergoglio nella redazione del documento di Aparecida, che cos’è che Francesco ha portato da Aparecida a Roma?

Non ho letto l’articolo, quindi non so se dirò le stesse cose, ma credo che abbia portato molto più di quanto si pensi. Di certo, nel libro che ho scritto in merito a Lui e alla sua relazione con la Vergine, parlo di questo tema e dico che il Papa, in un certo senso, si è forgiato ad Aparecida, come ha detto anche Monsignor Fernández in un articolo su questo tema.

Credo che molte delle inquietudini di Aparecida coincidano con quelle del Papa e che Egli, stando nella commissione redazionale, abbia fatto in modo che esse fossero presenti ad Aparecida. Lo spirito missionario, il valore della pietà popolare, il carisa mariano, la preoccupazione per i poveri, che si trasforma in un riguardo verso i poveri dettato dallo spirito di misisonari e discepoli e non dell’ideologia; questo per lui è la cosa più importante.

Soprattutto, questo impulso che in America Latina è stato definito “La Missione Continentale”, ossia una chiesa in permanente atteggiamento di missione, questo è ciò che Lui vuole che la chiesa universale viva, un atteggiamento missionario. In primo luogo dell’annuncio, invece che delle preoccupazioni per i dettagli dottrinari. Una chiesa in primo luogo aperta ad accogliere le differenti realtà che si incontrano al suo interno e al suo esterno. Una chiesa impegnata per la trasformazione sociale. Mi sembra che ciò sia stato molto sentito in Aparecida. So che, nel mondo, e soprattutto tra coloro che non sono latinoamericani, e per la chiesa oltre l’America Latina, prima di Francesco, raramente si è sentito parlare di Aparecida, ma la chiesa latinoamericana ha una lunga tradizione di cinque conferenze episcopali che con gran forza hanno segnato il cammino della chiesa negli ultimi 50, 60 anni. Credo che Francesco sia, in un certo senso, il portavoce nel mondo di questa voce dell’America Latina.

Una cosa che ho dovuto studiare recentemente per la mia tesi di dottorato è il ruolo della chiesa latinoamericana all’interno della chiesa universale. Ci sono autori che il Papa ammira molto, come Alberto Methol Ferré, un uruguaiano, che ha parlato molto della geopolitica ecclesiastica, non nella sua accezione politica, quanto piuttosto di come Dio, in distinti momenti della storia, abbia scelto popoli e chiese particolari dando loro l’opportunità di influire sulla chiesa universale. L’esempio usato da Methol Ferré è giustamente il Concilio Vaticano II, la presenza della chiesa europea, specialmente tedeschi e francesi, i quali per molti decenni hanno dato un contributo molto forte. Un po’ profeticamente, prima di morire, Methol Ferré parlò dell’elezione di Benedetto.  Gli chiesero se fosse il momento della chiesa latinoamericana (dalla quale egli stesso proveniva, poiché aveva lavorato anche nel CELAM e in altre istituzioni) se fosse il momento per un Papa latinoamericano, ed egli rispose di no, che c’era Benedetto e che credeva che il Cardinal Ratzinger era la persona giusta in quel momento, ma aggiunse: “chissà il prossimo”.

Certo, era un amico personale di Bergoglio ma non credo, e non so se abbia mai pensato a Bergoglio. Lo andava a trovare spesso a Buenos Aires, ma il fatto che sia diventato Papa era nei piani di Dio, e nell’intervista mi disse: “sapevi che Methol-Ferré l’aveva già detto? Parlava di me??’ e io gli dissi: “sí, sí, lo sapevo”. È davvero curioso, credo che la chiesa latinoamericana abbia raggiunto un certo livello di maturità per dare questo contributo, e credo che Aparecida sia parte di questo processo di maturazione della chiesa nell’America Latina e che il Papa, in un certo qual modo, sia il portavoce di questo messaggio per la chiesa universale.

E P. Alexandre, cosa porta a Roma dall’America Latina e da Aparecida?

In primo luogo, porto l’esperienza in Schoenstatt, perché tutta la mia formazione e il mio lavoro si sono svolti nel movimento, nel lavoro con il consiglio degli assessori e con la gioventù. Sono consapevole che ci sono molte cose del mio incarico in cui non sono specializzato. Ad esempio, non sono specializzato sui temi della famiglia e dei laici. Il poco che conosco della gioventù e dei movimenti lo devo alle esperienze vissute e al ruolo di coordinatore che ho svolto.

Chissà che queste cose di Schoenstatt mi possano servire, quest’esperienza federativa che è stata così forte nella famiglia e che nel lavoro fianco a fianco con gli altri assessori del consiglio degli assessori  mi ha dato molta allegria.  Questo, in un certo senso, spero di poter portare a Roma quale esperienza di vita e anche di comprensione del valore dei Movimenti, del valore di queste iniziative dello Spirito Santo all’interno della chiesa e tutto l’apporto della gioventù.  Di questo un po’ conosco, e altre cose voglio imparare, e sicuramente molte ne imparerò; dovrò ascoltare molto, farmi aiutare molto.

Rispetto ad Aparecida, e al suo spirito, non posso negare che la penso in modo molto simile, essendo stato istruito nella stessa scuola, e avendo partecipato alla Conferenza di Aparecida: ero un giovane prete, avevo alle spalle 6 anni di sacerdozio, forze meno. Dal 2001 al 2007, sì, avevo appena compiuto 6 anni di sacerdozio. Sono cresciuto, ho studiato, ma in una chiesa che ha bevuto dalla fonte di Aparecida. Questo spirito missionario è stato molto forte anche nella gioventù, che ho accompagnato nelle missioni e in tutto il lavor del Movimento in Brasile, un movimento nettamente missionario, con la campagna della Madonna Pellegrina, il Rosario degli Uomini, che sono iniziative molto ampie di una chiesa in uscita.  La stessa chiesa in uscita che desideriamo, in un certo modo, esportare perché continui in un campo così appropriato come quello dei laici, che hanno una missione molto diretta nel mondo, e dei giovani, delle famiglie missionarie; una chiesa aperta a tutte queste realtà. Così davvero potremo proseguire portando questo spirito alla chiesa universale.

 

La Vergine di Aparecida

5 – Come possiamo e dobbiamo vivere oggi, come Schoenstatt del secondo secolo della sua esistenza, il Dilexit Ecclesiam tanto importante per Padre Kentenich? Come dimostriamo con i fatti, con i gesti concreti, che realmente amiamo la chiesa?

Posso dire come testimonianza personale che ho accettato questo incarico solo per il Dilexit Ecclesiam del Padre. Per questo è davvero bello essere qui, ed essere stato sulla tomba del Padre, che per me è un luogo privilegiato qui a Schoenstatt. Credo che la nostra missione come famiglia sia portare il suo carisma alla chiesa, in questo contatto con la chiesa concreta nelle diocesi, nelle parrocchie, nella chiesa universale. Si tratta di questo, ognuno nel suo ambito, nel suo momento. A me tocca ora, e spero un giorno di tornare alla base, al Movimento. Ad altri toccherà farlo in un altro momento, e ognuno dovrà domandarsi: “Dove la chiesa ha bisogno di me?  Che sia nel lavoro nella mia parrocchia o nel lavoro per il Movimento, sia sempre un servizio per la chiesa, che tenga presente il carisma del Padre, che consiste nell’essere sempre disposti al sacrificio, alle incomprensioni. Ovviamente, il Padre è sempre stato molto fedele ai Papi, alla chiesa in generale, e disse che Schoenstatt avrebbe dato un contributo concreto alla chiesa postconciliare.

Credo che abbiamo una missione come Schoenstatt: continuare a rispondere alla chiesa postconciliare, rispondendo al Papa attuale e alle sue iniziative, e vedendo in questo l’azione dello Spirito Santo, ossia uno spirito realmente ecclesiale che segna tutti i rami, tutte le comunità, le associazioni; che segna tutte le iniziative apostoliche che abbiamo nel Movimento, che sono di diversi tipi ma sempre della chiesa, in risposta agli impulsi del Papa.

Credo che il Congresso di Pentecoste (2015) abbia risposto molto bene a questo, dicendo che la nostra risposta come Schoenstatt post-centenario è lo “Schoenstatt in uscita”. Non ero al congresso, ma mi identifico molto nelle sue conclusioni, e credo che dal Congresso di Pentecoste abbiamo la linea da seguire, da sviluppare in vari aspetti affinché Schoenstatt possa realmente offrire il suo servizio e compiere la sua missione per la chiesa al tempo di Papa Francesco.  Che ognuno, ovunque Dio lo chiami, possa dare questa risposta. Mai avrei immaginato che la mia sarebbe stata in questo posto a Roma, ma se è questo quello che Dio mi chiede, cercherò di svolgere il mio incarico nel migior modo possibile.

 

Dilexit Ecclesiam

6 – È passato un anno dal lancio del suo libro “Ella es mi mamá” in versione tedesca.  Cos’è che, come Movimento e non solo, dobbiamo imparare dall’Amore che Francesco ha per la Vergine Maria?

Potrei parlarne per ore …… È anche il tema della tesi di dottorato che ho terminato di recente e che ancora devo discutere. Il tema della “pietà popolare mariana” è molto sentito da Papa Francesco e anche da noi come Movimento. Dobbiamo credere realmente nella pietà popolare mariana. Per me è stata una sorpresa scoprire, attraverso le due interviste che gli ho fatto (una è quella pubblicata nel libro, l’altra è successiva), questo mondo interiore che lui ha dentro e questo vincolo con la Vergine con la mediazione del popolo.

P. Kentenich negli anni trenta ha parlato chiaramente di questo movimento popolare che avremmo dovuto scoprire, e che si pone come completamento di tutto il lavoro svolto con i ceti più alti. Questo il Papa lo ha messo bene in chiaro: l’importanza del fatto che la chiesa sia radicata nel popolo. Vengo da un paese nel quale Schoenstatt si è sviluppato principalmente tra il ceto medio e che ha ricevuto risposte molto interessanti da parte dello Spirito Santo e dallo stesso Schoenstatt: la Campagna della Madonna Pellegrina, il Rosario degli Uomini, sono iniziative popolari. Esistono anche santuari parrocchiali di Schoesntatt, che in Brasile sono qualcosa di molto positivo. Abbiamo avuto la dimostrazione che Schoenstatt ha realmente posto le proprie radici in mezzo al popolo, con frutti molto buoni e autenticamente schoenstattiani, come ad esempio João Luiz Pozzobon. Dunque, ci si rende conto che qui c’è una ricchezza enorme che davvero stiamo scoprendo, che siamo orgogliosi di ciò e che in nessun momento “abbasseremo la nostra bandiera” mariana, la nostra esperienza mariana.

Siamo un Movimento nato da un Alleanza d’Amore con la Vergine. Dobbiamo continuare a credere nella forza di questa Alleanza e nel fatto che questo cammino, attraverso l’Alleanza d’Amore, sia  un reale strumento di trasformazione per il mondo. Sono convinto che anche il Papa creda che il vincolo con la Vergine sia molto importante per un’autentica vita cristiana, e per la trasformazione della società, specialmente per un’attenzione verso i poveri. Esiste una dimensione sociale della devozione mariana.ción de la sociedad, especialmente por la opción por los pobres. Hay una dimensión social en la devoción mariana.

Con  P. Egon M. Zillekens e il libro nella versione tedesca

P. Alexandre, come sempre alla fine delle nostre interviste, ecco le famose “sette domande”:

Un libro La Giornata Pedagogica del 1931, di Padre Kentenich
Una data
18 ottobre 1914
Una frase “L’udito sul cuore di Dio, la mano sul polso del tempo”
Un’immagine L’immagine della MTA
Un gesto L’Alleanza d’Amore, il gesto più forte di Dio
Una domanda per Padre Kentenich “Che farebbe Lei se si trovasse al mio posto?”
Un sogno
Schoenstatt realmente in uscita

Nella Sala del Padre Kentenich, nella Casa Marienau

Trascrizione, redazione: Eduardo Shelley, Tita Andras, Claudia Echenique, María Fischer. Intervistatrice: María Fischer

Pagina del Dicastero per i Laici, la Famigli e la vita:  http://www.laityfamilylife.va

Originale: Spagnolo, 03. 09. 2017 . Traduzione: Pamela Fabiano, Federico Bauml, Roma, Italia

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