Mediterráneo

Postato su 2022-02-24 In La Chiesa - il Papa

Mediterraneo frontiera di pace

ITALIA, Agenzia Fides •

Inizia oggi, mercoledì 23 febbraio, il singolare incontro di Vescovi cattolici e Sindaci dei Paesi mediterranei convocati a Firenze per attestare e riproporre il ruolo del Mare Mediterraneo come “frontiera di pace”, nel solco delle intuizioni profetiche coltivate negli anni della Guerra Fredda dal grande Sindaco fiorentino Giorgio La Pira. L’incontro prende il via nel pomeriggio di oggi con una prolusione del Cardinale Gualtiero Bassetti, e si concluderà domenica 27 con la Santa Messa celebrata da Papa Francesco nella Basilica di Santa Croce. —

Nei giorni del Convegno, Patriarchi e Vescovi cattolici delle Chiese presenti nei Paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo parteciperanno anche a incontri sui Testimoni della fede legati alla storia del cattolicesimo fiorentino del Novecento, come Giorgio La Pira, il Cardinale Elia Dalla Costa, don Lorenzo Milani e don Divo Barsotti. La sera di venerdì 25 febbraio, nella Basilica abbaziale di San Miniato al Monte, si svolgerà un momento di preghiera in memoria dei martiri e testimoni della fede e della giustizia.

Alle giornate di incontri e preghiera parteciperanno, tra gli altri, Patriarchi e Vescovi provenienti da Siria, Turchia, Iraq, Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco e dalla Terra Santa. Presso la Basilica di Santa Maria Novella, luogo degli incontri dei Vescovi, si svolgerà l’adorazione eucaristica continuata durante tutto il periodo del Convegno. Agli incontri riservati ai Sindaci verranno rappresentate 65 città da 15 Paesi di 3 Continenti (Europa, Asia, Africa).

In un momento drammatico

Il Convegno, ha sottolineato il Sindaco di Firenze Dario Nardella, “cade in un momento drammatico, mi riferisco alle tensioni al confine tra Ucraina e Russia, spero che da Firenze si levi un appello accorato per la pace”, da rivolgere soprattutto a un’Europa “spesso distratta, che deve avere più attenzione per quello che avviene nel Mediterraneo, non può voltarsi dall’altra parte”
In una fase storica in cui assi portanti del mondo, dal punto di vista economico e geopolitico, sembrano essersi spostati in altre aree del Globo, lo spazio mediterraneo rimane quello su cui si affaccia la Palestina, la terra in cui è nato, morto e risorto Cristo. Su una spiaggia mediterranea della Libia si è consumata una delle più impressionanti vicende di martirio degli ultimi anni, quella dei venti cristiani copti egiziani e del loro compagno di lavoro ghanese, trucidati da carnefici jihadisti nel febbraio 2015.

Il Mediterraneo rimane il posto in cui si intrecciano i destini e le comunità di fede – ebrei, cristiani e musulmani – che riconoscono la comune discendenza dal Patriarca Abramo, Padre di tutti i credenti. Proprio a quella comune radice abramitica guardavano le intuizioni profetiche di Giorgio La Pira, e i “Convegni Internazionali per la Pace e la Civiltà cristiana” la lui promossi tra il 1952 e il 1956. Intuizioni che oggi, nel contesto segnato da nuove crisi e nuovi conflitti, sono riaffiorate ad esempio nel Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo Sheikh sunnita Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di Al Azhar.

Un luogo di diseguaglianze e discriminazioni

Nel frattempo, il Mediterraneo è diventato luogo di diseguaglianze e discriminazioni, area tormentata da guerre fratricide, da violenze che producono – insieme a altri fattori, come la povertà la corruzione e i settarismi – il fenomeno delle migrazioni di massa, che dalla sponda sud del Mediterraneo cercano di raggiungere i Paesi europei.

Papa Francesco, nel suo magistero, ha sempre tenuto presente che i problemi delle comunità possono essere risolti solo da approcci che tengano conto delle interconnessioni globali. Già nel suo discorso al Parlamento europeo del 24 novembre 2014, il Papa aveva definito intollerabile il fatto che “il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero”, riconoscendo che l’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea nell’affrontare l’emergenza epocale dei flussi migratori rischiava di “incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali”. Riguardo ai conflitti che stravolgono il Medio Oriente, il punto prospettico da cui la Chiesa guarda a tutti i passaggi sanguinosi delle vicende mediorientali non può che essere quello delle comunità cristiane disseminate nei paesi arabi. Ma il Pontefice e la Santa Sede non hanno mai offerto appigli ai circoli che in maniera ricorrente strumentalizzano le disgrazie e le persecuzioni dei cristiani d’Oriente per fomentare indistinti sentimenti islamofobici. Tutti i segnali rivolti dal Papa alle comunità islamiche guardano alla moltitudine dei credenti dell’islam come a un compagno di destino imprescindibile per cercare soluzioni stabilizzanti di pace e togliere ossigeno anche alle manifestazioni più virulente della patologia jihadista.

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