Postato su 31. Marzo 2019 In Dilexit ecclesiam, La Chiesa - il Papa

Ecco perchè in Libano l’Annunciazione di Maria è festa nazionale

DILEXIT ECCLESIAM, Gianfrancesco Romano •

In un’epoca in cui opposti estremismi seminano la divisione e gettano morte tra i credenti di diverse religioni, Maria può costituire un importante punto di contatto e di avvicinamento tra Cristiani e Musulmani. E non si tratta solo di una possibilità remota: la Madre di Gesù, venerata anche nell’Islam, già oggi riunisce in un’unica devozione e in un clima di fratellanza persone con fedi e credo diversi. Una bella testimonianza viene dal Libano, Paese multi-religioso fin nelle istituzioni – al punto che la Costituzione prevede una suddivisione delle principali cariche pubbliche sulla base della religione – e dove il 25 Marzo, festa dell’Annunciazione di Maria, è festa nazionale.—

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato dall’Agenzia Fides (l’agenzia delle Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) proprio in occasione della festa:

In Libano, l’odierna solennità mariana dell’Annunciazione del Signore è stata proclamata Festa nazionale fin dal 2010. Anche oggi, in varie chiese e santuari libanesi, cristiani e musulmani vivranno insieme atti di venerazione nei confronti della Vergine Maria.

Lo Sheikh sunnita Mohamad Nokkari, professore di diritto islamico a Beirut, Dubai e Strasburgo, è stato colui che con più determinazione ha coltivato e portato a compimento l’intuizione di valorizzare la venerazione verso Maria, condivisa da cristiani e musulmani, come fattore di coesione sociale e nazionale. Un percorso che nei suoi ricordi – raccolti dall’Agenzia Fides nel corso di un viaggio in Libano organizzato grazie all’Opera Romana Pellegrinaggi – ha preso il via da occasioni sollecitazioni molto concrete e per nulla ‘accademiche: «Io e mia moglie, che è francese» racconta a Fides lo Sheikh Noccari, in una conversazione raccolta presso l’Université Saint-Joseph de Beyrouth «avevamo a casa una statua della Vergine Maria e c’era un parente che ogni volta che veniva a trovarci la insultava, la nascondeva nel bagno e una volta arrivò a romperla in due. Io ne comprai un’altra, di metallo pesante, in modo che non potesse più essere danneggiata».

Quell’incidente familiare ha contribuito a far nascere nel professore sunnita l’idea che Maria dovesse essere celebrata insieme da cristiani e musulmani. «Ne ho parlato a Lione con il padre gesuita Louis Boisset» ricorda Mohamad Nokkari, «e abbiamo verificato che non c’erano impedimenti di carattere dottrinale per una iniziativa di questo tipo. Chi, meglio della Vergine Maria, può riunire insieme cristiani e musulmani?» All’inizio, si era pensato di far coincidere la celebrazione islamico-cristiana di Maria con la festa dell’Immacolata, ma poi si cambiò idea, tenendo conto del fatto che i cristiani ortodossi non hanno definito il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. La scelta della data per far celebrare Maria da cristiani e musulmani cadde sulla festa dell’Annunciazione. L’Annuncio dell’Angelo a Maria è raccontato sia nel Vangelo che nel Corano, che ne parla in due Sure diverse. Maria è l’unica donna citata per nome nel Corano ben 34 volte (mentre il nome di Maria appare nei Vangeli 19 volte).

La prima celebrazione islamo-cristiana della festa dell’Annunciazione fu ospitata nel santuario libanese di Nostra Signora di Jamhour, nel 2007. I leader politici rimasero impressionati dall’iniziativa, e nel 2010 il premier Saad Hariri, che anche adesso è a capo del governo, proclamò festività nazionale il 25 marzo, il giorno in cui si celebra l’Annunciazione. «A quel tempo» ricorda Nokkari «ero segretario del Gran Mufti del Libano. Quando presi l’iniziativa di celebrare insieme, cristiani e musulmani, la madre di Gesù, ci furono delle tensioni che portarono alle mie dimissioni».
Le forze politiche non hanno manifestato contrarietà nei confronti della celebrazione condivisa di Maria. Mentre tra le comunità religiose, all’inizio qualcuno era diffidente perché temeva che si trattasse di una espressione di sincretismo. «Ma ben presto» aggiunge lo Sheikh sunnita «è stato evidente per tutti che ognuno celebra Maria secondo la propria fede e la propria Tradizione, senza mescolamenti». Le uniche opposizioni sono rimaste quelle espresse da gruppi salafiti e wahabiti. E qualcuno ha messo in atto anche forme di intimidazione, danneggiando l’automobile del professore. «Ho pensato che a volte, per seguire Maria, c’è da soffrire, ma Lei» aggiunge Nokkari «è una madre che ci abbraccia tutti: seguendo Lei, e attraversando anche le sofferenze, possono fiorire cose buone per tutti».
Dal Libano, la consuetudine dei cristiani e dei musulmani di celebrare insieme la festa dell’Annunciazione si va diffondendo in altri Paesi: Canada, Francia, Brasile, Spagna. Anche in Giordania il 25 marzo potrebbe presto diventare festa nazionale. Mentre all’Università di Saint Joseph si tengono corsi e vengono assegnate tesi di dottorato dedicate a Maria nel cristianesimo e nell’islam.
I politici sembrano aver colto al volo che il comune riferimento a Maria può anche favorire e custodire l’unità nazionale. Il premier sunnita Saad Hariri ha mostrato sensibilità davanti a diverse richieste, come quella di costruire un centro per le iniziative legate alla festa nazionale islamo-cristiana dell’Annunciazione. Si fa strada anche la proposta di dedicare alla festa dell’Annunciazione una piazza qui, in Libano, e quella di proporre che l’Onu proclami il 25 marzo come giornata del dialogo islamo-cristiano.

A giudizio di Mohamad Nokkari, il dialogo tra cristiani e musulmani si è intensificato e ha acquisito consistenza – al di là di convenevoli protocollari – nel corso degli ultimi 15 anni. Il documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar, è anche il frutto di questo cammino. «Da quando quel testo è stato pubblicato» riferisce Nokkari «ogni settimana gruppi di cristiani e musulmani si riuniscono per studiarne insieme i contenuti. Anche nelle comunità islamiche si registra un’evoluzione, si comincia a comprendere ad esempio che il processo per riconoscere diritti e dignità delle donne implica anche la predicazione religiosa e le pratiche religiose».

(GV) (Agenzia Fides 25/3/2019).

Photos: Centre for Lebanese Studies

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