Postato su 17. Luglio 2018 In La Chiesa - il Papa

E’ Beata la giovane carmelitana Chiquitunga, infaticabile apostola degli scartati

PARAGUAY, agenzia Fides •

 “Un modello di cristiano giovane”, “una persona realizzata, molto intelligente, che irradiava gioia”, “una testimonianza giovane di una santitá possibile che non é un ideale inarrivabile”, “un modello di persona pensante, che ‘mette in dubbio’ e che discute, perché ci sono realtá che occorre mettere in discussione per poter camminare verso il bene”. Cosí Mons. Adalberto Martínez Flores, Vescovo eletto di Villarrica del Espíritu Santo, descrive all’Agenzia Fides la giovane carmelitana scalza María Felicia de Jesús Sacramentado Guggiari, meglio conosciuta come “Chiquitunga”, beatificata sabato scorso, 23 giugno, ad Asunción davanti a 50.000 devoti venuti da tutto il Paraguay e anche dall’Argentina, in una solenne celebrazione presieduta dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.—

Guardi come convoca la santitá

“Guardi come convoca la santitá!” esclama Mons. Martínez parlando con l’Agenzia Fides. “Sono persone che non solo ammirano la vita dei Santi ma che vogliono anche imitare la donazione di Chiquitunga. Provvidenzialmente – prosegue – proprio oggi il Santo Padre mi ha nominato Vescovo della diocesi dove lei nacque, terra di Santi, potremmo dire, per le numerose testimonianze di vita cristiana. A Villarrica ci sono state manifestazioni di fede e di rigraziamento a Dio molto grandi in questi giorni, con molti pellegrini venuti alla beatificazione”. Per il Presule “c’é da essere orgogliosi” della Beata, una santa “per tutte le stagioni”, “soprattutto per questa, nella quale in Paraguay abbiamo bisogno di persone che si consacrino totalmente al Signore nell’ambiente nel quale vivono”.

Proprio da Villarrica era partito un nuovo impulso di devozione verso Chiquitunga, che si aggiungeva al gruppo che da Asunción, dove la Beata visse gli ultimi 5 anni della sua esistenza terrena, ha raccolto il testimone del suo apostolato laico e ha promosso la causa di canonizzazione insieme alle monache Carmelitane della capitale. Poco tempo dopo la nomina di Mons. Ricardo Valenzuela (oggi Vescovo di Caacupé) alla guida della diocesi, aveva cominciato ad operare in base ad una sua proposta la “Fraternitá di Chiquitunga”, con l’obiettivo di diffonderne la devozione e di portare, come lei fece, il sorriso e la carezza della Parola di Dio e un aiuto concreto, fino in fondo, ai carcerati, negli ospedali, agli ammalati nelle loro case. Così spiega Carmen Gamarra, coordinatrice del gruppo.

 

Felipe González, giovane membro della prima ora, racconta che della Beata lo colpí il fatto che la prima e l’ultima visita di ogni sua giornata fosse a Gesú nel tabernacolo, con il quale aveva un rapporto vivissimo che rendeva feconda la sua attivitá di studente, di catechista e di animatrice dell’Azione Cattolica (AC). Durante un’assemblea di AC aveva preso la parola ripetutamente per difendere una sua posizione, contraria a quella del giovane Ángel Sauá, del quale si sarebbe poi intensamente innamorata. Con lui mantenne poi una corrispondenza spirituale, per volere del suo padre spirituale, e per la sua santitá sacerdotale offrí la propria consacrazione carmelitana.
Il Card. Amato ha ricordato nella sua omelia che “Ángel Sauá la invitó al cinema, e come risposta lei lo invitó a vedere un film molto piú realista: lo portó all’ospedale a visitare i malati. Lí seppero di una persona che aveva bisogno di una trasfusione, ed entrambi donarono il loro sangue”. Il Cardinale ha definito Chiquitunga “una biblioteca di santitá” per la notevole quantitá di atti di generositá, bontá ed umiltá raccolti per la causa, e “una figura eminente di giovane colta e santa entusiasta della sua fede e della sua vocazione”. “Testimoni suoi contemporanei parlano di una fede immensa, convinta, esplosiva”, alcuni “la paragonano a Madre Teresa di Calcutta”, ha detto ancora il Card. Amato, sottolineando che la Beata, nata il 12 gennaio 1925, apparteneva ad una famiglia profondamente legata alle politica nazionale e perseguitata personalmente per questo, e “rinunció all’amore umano per donarlo al Signore” attraverso la vita contemplativa. Dopo aver lavorato per quattro anni come maestra, María Felicia entró al monastero carmelitano di Asunción, dove aggiunse al nome l’appellativo “di Gesú Sacramentato”, e visse, senza perdere la sua gioia, fino al 28 aprile 1959, quando morí in seguito a una epatite infettiva. L’anniversario del suo “dies natalis” sará dal prossimo anno la data della sua memoria liturgica.

Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, domenica 24 giugno, Papa Francesco ha ricordato con queste parole la nuova Beata: “ieri, ad Asunción (Paraguay), è stata proclamata Beata Maria Felicia di Gesù Sacramentato, al secolo Maria Felicia Guggiari Echeverría, monaca dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, chiamata dal papà, e anche oggi dal popolo paraguaiano, la “Chiquitunga”. Vissuta nella prima metà del ventesimo secolo, aderì con entusiasmo all’Azione Cattolica e si prese cura di anziani, ammalati e carcerati. Questa feconda esperienza di apostolato, sostenuta dall’Eucaristia quotidiana, sfociò nella consacrazione al Signore. Morì a 34 anni, accettando con serenità la malattia. La testimonianza di questa giovane Beata è un invito per tutti i giovani, specialmente quelli paraguaiani, a vivere la vita con generosità, mansuetudine e gioia. Salutiamo la Chiquitunga con un applauso, e tutto il popolo paraguaiano!”

 

Fotos: Hector Morán, Schoenstatt Paraguay

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