Postato su 9. Settembre 2016 In GMG2016, La Chiesa - il Papa

“Beati i misericordiosi perché troveranno Misericordia” (Mt 5,7)

GMG2016/ITALIA, di Denise Campagna e Alessia Lullo •

fb_img_1473161376718Quando decidi spontaneamente di scrivere un articolo post-viaggio ciò che desideri è di voler completare l’opera subito dopo il tuo ritorno a casa. Questo ti dà la certezza di riuscire a raccontare ogni cosa perfettamente, così che nulla di quanto vissuto possa sfuggirti! Ma se, per varie vicissitudini, trascorre addirittura un mese da quei giorni cosa potrà mai venirne fuori? Possiamo garantirvi che quella sicurezza iniziale, sulla chiarezza e perfezione del racconto, viene meno…

Tuttavia, non tutti i viaggi sono uguali e non tutti i viaggi sono semplicemente viaggi, così come la Giornata Mondiale della Gioventù non è un comune pellegrinaggio o raduno internazionale di giovani, ma molto di più. È la chance che il Signore offre a ciascuno di noi di compiere un viaggio alla riscoperta del proprio “io”. “Perché sono qui? Cosa mi spinge ad andare avanti nonostante la stanchezza? Cos’è che accomuna me con tutte le persone che mi sono accanto? Perché mi sento così legata a loro anche se alcuni non li avevo mai incontrati?”  Siamo convinte di non esagerare se sosteniamo che la GMG sia una catarsi, una purificazione, un risveglio della propria coscienza, o, come ha detto il Papa, un’ “ossigenazione” spirituale. Poiché mettersi in cammino, da soli o in gruppo, è un’opportunità per riflettere, meditare, provare a dare un senso ad ogni passo che si muove ed il Signore ci ha dimostrato che ogni singola persona è uguale davanti a Lui e che noi siamo importanti per quello che siamo e non per ciò che abbiamo. A Dio importiamo noi, ai suoi occhi valiamo e il nostro valore è inestimabile.

In un anno così significativo per la cristianità, l’anno della Misericordia, coloro che si sono messi alla sequela di Gesù verso Cracovia, in Polonia, sono stati spinti sì dalla curiosità di provare questa esperienza descritta da molti come fortissima e importante per un ragazzo cristiano, ma non è sufficiente perché ognuno di noi porta dentro di sé speranze, voglia e bisogno di intraprendere (o riprendere) un percorso interiore, necessità di condivisione e di aprirsi al mondo!

“Chiedete e vi sarà dato, Cercate e troverete, Bussate e vi sarà aperto!”

“Chiedete e vi sarà dato, Cercate e troverete, Bussate e vi sarà aperto!”: queste le parole di Gesù che abbiamo ascoltato il giorno della nostra partenza da Roma durante la messa nel battistero di San Giovanni, parole che si sono rivelate splendidamente vere! Dopo un viaggio lunghissimo durato più di 24 ore, trascorso tra preghiere, canti, giochi e pisolini più o meno riposanti, Cracovia ci attendeva pronta ad accogliere migliaia e migliaia di giovani provenienti da ogni nazione.

Ci siamo così diretti presso la bellissima Basilica della SS. Trinità per trovarvi le spoglie del Beato Pier Giorgio Frassati. Chi era? Uno studente qualunque, ma straordinario nella sua naturale, gioiosa e piena vita di fede e di servizio verso i deboli, gli emarginati, non estraneo ai forti dubbi, incertezze e difficoltà proprie di chi vuole scoprire cosa Dio ha progettato per lui. Iniziare la nostra settimana a fianco dell’ “uomo delle beatitudini”- appellativo donatogli da San Giovanni Paolo II nel giorno della sua beatificazione – è stato particolarmente significativo perché in qualche modo ci ha fornito le linee guida per intraprendere quest’esperienza al meglio. Così scriveva il beato Pier Giorgio Frassati: “Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere… ma vivacchiare. Non dovremmo mai vivacchiare, ma vivere.” Queste parole sono state la nostra bussola: in quei giorni abbiamo vissuto e non vivacchiato! Ed è stato tanto estenuante quanto immensamente appagante.

Il giorno seguente ci siamo diretti al Santuario di Czestochowa, tra i più importanti luoghi di culto in terra polacca e tra i maggiori santuari mariani al mondo. Lì abbiamo celebrato la messa sotto lo sguardo attento e tenero della Madonna Nera col Bambino, il cuore pulsante del santuario stesso. In un Paese solcato da quei fatti storici disumani che tutti abbiamo incontrato sui libri di storia, visto nei film e in occasione della visita al campo di concentramento di Auschwitz contemplato con i nostri occhi, Lei è stata luce e porto sicuro; è stata Mamma e a Lei nel pregare, nel cantare e battere le mani insieme ci siamo affidati e Le abbiamo aperto il cuore, ognuno a modo proprio, domandoLe od offrendoLe qualcosa o semplicemente ringraziandoLa.

Ci siamo così preparati a un altro importante momento previsto da programma (perché sì, ogni viaggio che si rispetti ne ha uno, salvo varie e impreviste “modifiche” in corso d’opera): la visita al santuario del Gesù della Divina Misericordia sulla collina di Łagiewniki che abbiamo raggiunto volontariamente a piedi, sostenendoci e spingendoci oltre la stanchezza. Crediamo che lì, in quel luogo così importante nella vita di Santa Suor Faustina Kowalska e così tanto caro per San Giovanni Paolo II, ci siamo chiamati e cercati a vicenda, noi e Lui. In mezzo a quel vociare e quel via vai di volti, chi non ha guardato Gesù negli occhi anche solo per un istante? Chi non ha pensato “Gesù, confido in Te”? Per la grande affluenza di giovani che come noi si sono recati al Santuario è stato complesso ritagliarsi un momento di preghiera intenso o anche solo di contemplazione ma, sebbene fugacemente, essersi prostrati ai piedi dell’altare sotto il Suo sguardo e quello di due grandi Santi è stato sensazionale, inspiegabile. Un po’ come dire il nostro “Eccomi Signore”. C’eravamo e Lui ci ha accolti, spingendoci ad andare avanti in quell’immensità di persone riunite nel Suo nome. Che dono incredibile, che tesoro quello che il Signore ci ha voluto far scoprire!

Abbiamo ritrovato il suo sguardo partecipando all’intensa Via Crucis al Parco Jordan a Blonia, durante la quale Papa Francesco ha espresso alcune domande che quasi soffocano i nostri giorni e che non si sono fatte attendere nemmeno durante un’occasione così spensierata, quando abbiamo appreso dell’uccisione di un sacerdote in Francia e della scomparsa di due nostri coetanei compagni di avventura: Maciej prima e, lungo la strada del ritorno verso l’Italia, Susanna. Esistono risposte adeguate di fronte alle brutture e al dolore? Eppure, persino nei campi di concentramento sappiamo esser fiorita quella Misericordia della quale abbiamo tanto sentito parlare: San Maximilian Kolbe, Santa Benedetta della Croce, il nostro Padre Kentenich e le loro azioni rappresentano per noi delle forti risposte. Forti probabilmente come quelle che ognuno di noi si sarà dato nel sentir risuonare dentro di sé le parole del Papa in chiusura del suo intervento durante la Via Crucis: “Come volete tornare questa sera alle vostre case, ai vostri luoghi di alloggio, alle vostre tende? Come volete tornare questa sera a incontrarvi con voi stessi? Il mondo ci guarda. A ciascuno di voi spetta rispondere alla sfida di questa domanda.”  Abbiamo accolto questa sfida e capito quale grazia è stata quella di aver contemplato la Passione di Cristo, di averLo seguito e ricevuto il suo Spirito per far rifiorire anche in noi la Misericordia ricevuta.

Lo sguardo di Gesù non è mancato neanche durante la veglia del sabato notte e durante la messa della domenica mattina al Campus Misericordiae: l’ennesima dimostrazione che noi abbiamo risposto alla chiamata di Dio e della Vergine così come ogni singola persona presente al Campus e che il Signore, in un modo o in un altro, ci ha voluti lì, per mostrarci la grandezza del Suo amore per noi. È vero: non tutto è andato così come avevamo immaginato. Non siamo arrivati in tempo al momento di preghiera con il Santo Padre e non abbiamo potuto raggiungere il nostro settore, i mezzi di trasporto, il clima e il cibo ci hanno riservato cattive sorprese; abbiamo faticato per arrivare fin lì, ma ne è valsa la pena. Un intero campo si è addormentato e si è risvegliato la mattina dopo consapevole di essere parte di un disegno più grande, tutto da scoprire seguendo l’esempio del Beato Pier Giorgio perché l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come noi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”.

Forse ci vorrà tempo e ognuno dovrà affrontare continui ostacoli prima di riconoscere la propria vocazione nel mondo, magari come quelli superati da Zaccheo salendo sul sicomoro (Lc 19,1-10): “la bassa statura, la vergogna paralizzante e la folla mormorante”, ci ha ricordato il Papa al Campus che allo stesso modo ci ha fatto capire come Gesù si muova verso di noi. Egli “va oltre i difetti e vede la persona; non si ferma al male del passato, ma intravede il bene nel futuro; non si rassegna di fronte alle chiusure, ma ricerca la via dell’unità e della comunione; in mezzo a tutti, non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore.” Per questo motivo, ha continuato il Santo Padre: “quella gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, per favore, gratuitamente donatela (cfr Mt 10,8), perché tanti la attendono! E la attendono da voi.”

Nessuno dimenticherà quegli ultimi due giorni e ora lo diciamo veramente col sorriso e pieni di soddisfazione! <<Zaino in spalla e scarpe comode perché abbiamo diversi Km da percorrere! – Quanti? – Bah saranno 9, 10 o forse 15…>> Parecchi di più in realtà, ma ce l’abbiamo fatta comunque, insieme, incoraggiandoci gli uni gli altri, cantando, ridendo! Abbiamo sincronizzato i battiti dei nostri cuori e abbiamo superato ogni prova, a dimostrazione del fatto che Gesù è la nostra arma segreta nella vita! Grazie a Lui e alla Sua e nostra Mamma, nulla è impossibile!

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“Nulla senza di te, nulla senza di noi”

Non a caso, “Nulla senza di te, nulla senza di noi” sono state le parole che ci hanno accompagnato durante i kilometri percorsi e che suggellano il legame con la nostra Madre, Regina e Vincitrice, Tre Volte Ammirabile di Schoenstatt che non ci ha abbandonato, vegliando su di noi. Incontrare e riconoscere in mezzo a tante persone i gruppi della Gioventù femminile (in particolare quella del Cile) e maschile di Schoenstatt è stato bellissimo perché sebbene non siamo nati tutti fratelli e sorelle, lo siamo diventati. La fraternità non è qualche cosa che abbiamo alle nostre spalle, non è la nostra storia, ma piuttosto una promessa, il nostro futuro.  Proprio come i fratelli di sangue non si scelgono ma si ritrovano, anche noi siamo stati chiamati a ritrovarci nel nome di Gesù e della Mater! Durante la GMG, negli incontri con le Gioventù delle altre parti del mondo, tra canti, foto, sorrisi e la consapevolezza di essere protetti da Lei, abbiamo dato sostanza all’Alleanza d’amore che ci lega alla Mater e che ci ha permesso di superare ogni ostacolo con i cuori pieni d’allegria, proprio come quando intonavamo il nostro canto: “quando l’allegria arriva dall’Alto, non esistono le frontiere, bisogna solo condividerla!”

E tra tutti questi momenti di riflessione non ci siamo fatti scappare l’occasione di essere un po’ turisti e siamo tutti d’accordo: ritorneremo a Cracovia – questa piccola città che ha saputo stupirci – per passeggiare lungo le vie del centro storico immerso nel verde e visitare quanto rimane da scoprire, per mangiare pieroghi e riprendere posto in quel pub che abbiamo eletto come ritrovo al termine delle nostre giornate. Distanti per età, idee ed esperienze di vita, insomma perfetti sconosciuti, siamo stati una piccola, chiassosa famiglia e siamo cresciuti insieme giorno dopo giorno. Durante un momento di condivisione, scambiandoci impressioni e sentimenti, ci siamo resi conto di aver maturato una certezza che non vogliamo resti solo un buon proposito e che qui riportiamo con le parole di Papa Francesco: “La GMG, potremmo dire, comincia oggi e continua domani. Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni.” Abbiamo deciso di ripartire da Cracovia come realtà nata in un contesto unico come quello della Giornata Mondiale della Gioventù e con la voglia di continuare il cammino di quei giorni che ci ha arricchito immensamente. E un passo dopo l’altro, chissà che… non ci si riveda a Panama tra tre anni!

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