Postato su 2020-11-17 In Kentenich

La storica può farlo!? Osservazioni sulla nuova pubblicazione di A. von Teuffenbach

Wilfried Röhrig, Germania •

Il 26.10.2020, a Bautz Verlag, Nordhausen, è apparsa la documentazione d’archivio “Il Padre può farlo” di A. von Teuffenbach su “Suor M. Georgina Wagner e altre Sorelle di Maria abusate”. Le seguenti  “osservazioni” non si riferiscono a varie presentazioni di questo libro, tra le quali anche quella apparsa su katholisch.de, né ad alcune repliche, ma a questioni di equilibrio e di serietà storica relative a questa documentazione.—

+ Si noti innanzitutto, come nota positiva, che l’autenticità dei documenti citati, provenienti principalmente dall’Archivio Provinciale dei Pallottini del Limburgo, è indiscutibile. Questi possono essere lì consultati.

+Un altro aspetto positivo è il tentativo di dare voce alle vittime di presunti abusi, in particolare a suor M. Georgia Wagner. Che cosa hanno vissuto? Come è andata? Che storia hanno vissuto?

+Un altro aspetto positivo è il processo da compiere a cui la pubblicazione costringe: un rinnovamento ancora più profondo della propria storia all’interno del Movimento di Schoenstatt mondiale, specialmente di quei possibili “lati oscuri” in relazione al fondatore, p. Joseph Kentenich, che finora sono stati trascurati.

Grazie.

Contesto: Classificazione delle fonti in circostanze temporali

L’autrice stessa si riferisce nella sua Introduzione (p.17) allo storico della Chiesa Hubert Jedin, che cita tre passi importanti da compiere nel lavoro dello storico: la revisione delle fonti, la classificazione di queste fonti nelle circostanze del tempo e l’interpretazione delle fonti.

Quando lei stessa scrive di voler fornire solo documentazione d’archivio e di limitarsi a pochi riferimenti al contesto storico dei singoli documenti, allora ecco l’errore fondamentale della sua pubblicazione: i contesti devono essere chiariti nel modo più completo possibile e non solo in frammenti. Solo allora le sue interpretazioni e valutazioni, che opera costantemente, non sarebbero così unilaterali e di parte.

Esempio 1: Non vi è dubbio che, in linea di principio, in tutti i casi di abuso di qualsiasi tipo, ci sia il rischio che le vittime siano trattate come “patologiche”. Questo non può essere escluso nel caso di suor M. Georgia e delle altre Sorelle di Maria menzionate nel libro. Ma concludere, al contrario, che nessuna delle sorelle, anche quelle con pensieri suicidi, avrebbe potuto avere “disposizioni psicologiche discutibili” è inopportuno. Soprattutto per quanto riguarda suor M. Georgia, questo non è di poca importanza: p. Kentenich avrebbe dovuto semplicemente ignorare le “difficoltà” che suor M. Georgia aveva nell’accettare il proprio corpo (femminile)? All’epoca non era nemmeno pensabile che un aiuto psicoterapeutico venisse dato dalla sfera secolare (il Sant’Uffizio accusò p. Kentenich durante la visita apostolica di una presunta vicinanza a Sigmund Freud e lui lo rifiutò categoricamente)!

A parte il fatto che l’autrice nasconde questo lato “problematico” di sr. M. Georgia, sarebbe importante chiedersi, tra l’altro (nel senso di illuminare il contesto storico), quali “misure di aiuto” sono contenute nei manuali pastorali dell’epoca a questo proposito. C’è stata una cura? Purtroppo, nella pubblicazione non se ne parla. Si dovrebbe anche considerare la valutazione della sessualità in quel momento, soprattutto da parte della Chiesa cattolica (come è chiaro, ad esempio, nell’enciclica “Casti connubii” di Pio XI del 1930).

Esempio 2: L’autrice cita esempi di “posture” e “rituali” che considera inappropriati: l’esame del bambino, la postura della Maddalena, la postura del Monte degli Ulivi. Dal punto di vista odierno, l'”appropriatezza” di tali atti è aperta alla discussione, soprattutto perché certamente portano con sé il potenziale di abuso spirituale.

Ma per una migliore comprensione (non come scusa!) sarebbe necessario dare almeno un’idea approssimativa di come erano le pratiche penitenziali negli ordini religiosi e nelle comunità monastiche del tempo. Allora il lettore avrebbe l’opportunità di classificare meglio le forme praticate nelle Sorelle di Maria a questo proposito.

Esempio 3: Le critiche, e anche i critici, verso Kentenich menzionati nella collezione dell’archivio, “emarginati” da p. Kentenich e dalla comunità delle Sorelle, perché considerati “traditori” da questi ultimi, ma “coraggiosi” dal punto di vista dell’autrice, accusano p. Kentenich, visto secondo una prospettiva odierna, di un comportamento dominante, dittatoriale e autocratico.

Per comprendere, classificare e valutare questi processi, a mio avviso, è indispensabile una considerazione socio-psicologica:

  • il “culto della persona”: come si può descrivere? Quali forme si devono distinguere? Come nasce? Cosa è appropriato, tollerabile, dove sono i limiti del “sano”? Questo fenomeno non esiste solo nella Chiesa (si pensi ad esempio alla venerazione di Papa Giovanni Paolo II già in vita), ma soprattutto nella sfera mondana, ad esempio nella musica pop e nello sport.
  • Quindi il fenomeno della “pressione di gruppo”, la questione socio-psicologica della conformità e della non conformità, la questione dell’identità di un gruppo sociale dovrebbe essere discussa, se non esaustivamente, almeno accennata. Allora gli eventi di esclusione e di “possibile vendetta della minoranza” all’interno delle Sorelle di Maria (e anche all’interno della comunità pallottina) potrebbero essere meglio classificati (il che non significa: approvati o scusati).
  • Voler creare (unilateralmente) costernazione tra i lettori (il che di per sé non è riprovevole) è una cosa, ma fare un lavoro storico approfondito e serio solo fino a un certo punto è un’altra. Con un argomento così esplosivo, è, a mio parere, riprovevole trascurare l’approfondimento in relazione ai contesti e dare priorità al desiderio di attenzione.

 

Attendo con interesse la seconda parte della documentazione d’archivio e soprattutto il modo in cui l’autrice presenterà i “metodi di lavoro” del Sant’Uffizio in generale e del Visitatore Sebastian Tromp SJ in particolare. In ogni caso, io (al pari di tutti gli interessati) desidero rigore e obiettività critica. Che questo desiderio sia giustificato è dimostrato in un articolo dello storico Michael Hesemann su kath.net del 17.09.2020 (solo in tedesco).

 

Originale: tedesco, Traduzione: Alessia Lullo, Roma, Italia

 

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