Postato su 25. Settembre 2018 In Kentenich

50 anni dopo … Il 15 settembre a Schoenstatt

GERMANIA, 15.09.2018, Roberto González •

Lo scorso fine settimana abbiamo celebrato il giubileo dei 50 anni dall’ascesa al cielo del nostro padre fondatore Joseph Kentenich. Qui a Schoesntatt, la celebrazione è stata abbastanza grande. Una domanda è venuta in superficie in varie occasioni: sono passati 50 anni, verso dove andiamo?—

Durante la cosiddetta “Notte del fondatore”, il 14 settembre, la famiglia tedesca si è incontrata nella Chiesa dell’Adorazione per dare inizio al giubileo. C’è stata una breve analisi di ciò che significano per Schoenstatt questi cinquant’anni successivi alla scomparsa del Padre, e all’inizio è stata regalata una nuova vetrata per quella che oggi conosciamo come cappella del fondatore, nella quale è raffigurato il fuoco del cenacolo.

Fin dal venerdì sera, e ancora il sabato mattina, sono giunti circa 2000 pellegrini da diverse parti della Germania e del mondo per condividere quest’evento con la vicinanza spirituale del padre, in cui tutti abbiamo ricevuto il fuoco del fondatore per il futuro di Schoenstatt e e della Chiesa.

Il fuoco del padre è stato trasportato dalla sua tomba alle cinque fonti che rappresentano i continenti del mondo, che come schoenstattiani vogliamo incendiare.

Nello spirito di questo fuoco, lo spirito del fondatore (Gründergeist – Motto di quest’anno della famiglia tedesca), sono sorte altre domande: cosa ci direbbe il padre fondatore a proposito del tempo che stiamo vivendo come Chiesa e come società? Ad oggi, Schoenstatt è cresciuta come Egli immaginava? Stiamo compiendo con fedeltà la sua “segreta idea prediletta”?

Santa Messa con Mons. Michael Gerber, nella Chiesa della Santissima Trinità, , 15.09.2018 – Foto: Epele

Far emergere la sua vita e la sua visione.

P. Alexandre Awi de MelloPadre Alexandre Awi de Mello, nella sua omelia del sabato mattina, ci ha invitato a conoscere meglio la sua pedagogia e i capitoli della sua vita, affinché emerga la sua visione del mondo di oggi, in una chiesa che ha bisogno di dialogo e di diversità nella federalità che possiamo offrire come movimento.

Dalle voci del tempo.

Il giorno seguente, il Cardinal Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha celebrato la messa nella Chiesa dei Pellegrini, nella quale ha dato risalto ad alcuni aspetti del fondatore, come la sua capacità di vedere il mondo con altri occhi e non aver paure di agire secondo i suoi principi. Ha anche ringraziato Schoenstatt come movimento, per tutto il lavoro che realizza all’interno della Chiesa e, soprattutto, il lavoro in collaborazione tra sacerdoti e laici.

Tutto questo tempo tra la morte del fondatore e oggi è segnato da un processo di crescita del movimento in quanto tale. È un segno del tempo in cui viviamo, nel quale molte persone stanno cercando nuovi cammini per legarsi a Dio, e per molti il vincolo con Maria e la Chiesa attraverso l’Alleanza d’Amore e la Mater Pellegrina, ad esempio, risulta essere la risposta tanto desiderata, quel ponte verso il cielo che cerca solo di essere l’appoggio e l’orecchio per chi non trova altra via d’uscita o semplicemente ha bisogno di essere ascoltato.

L’altra faccia della moneta è la situazione che sta attraversando la Chiesa, nella quale il sole non può essere coperto con la mano, e per la quale abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio per agire nel modo corretto. “Abbiamo bisogno di questa misericordia per rinnovare il dono della fede. Abbiamo inoltre bisogno di compassione per la verità di ciò che sta accadendo all’interno della nostra comunità: per la mancanza di attenzione, di sensibilità e di amore. Pertanto, la Chiesa sta implorando la misericordia di Dio per la Chiesa e per tutte le persone” ha detto il Cardinal Marx.

Io sono Schoenstatt.

C’è stato un momento della giornata che potrebbe essere passato inosservato. Tra tutte le attività e discorsi in simultanea, testimonianze, video, presentazioni sulla sua vita, c’era la galleria dei grandi schoenstattiani. Non era una galleria in più, né era classica, ma c’erano tutte le grandi personalità che hanno dato la propria vita per Schoenstatt e per la vita del padre. Oltre ai più noti come Joseph Engling, Joāo Pozzobon, Alex Menningen, Franz Reinisch , Mario Hiriart o i coniugi Kühr, vi erano tutti coloro che sono stati e ancora oggi sono figli spirituali del Padre, che hanno captato e assimilato fin all’ultima fibra del suo essere “Schoenstatt” e oggi sono esempi di vita per tutti noi nelle nostre diverse vocazioni.

Padre, verso dove andiamo insieme a te, adesso?

Da questo punto di vista, questo 15 settembre non è stato solo il ricordo della scomparsa del fondatore di Schoenstatt, quanto piuttosto una celebrazione della sua vita. P. Juan Pablo Catoggio ci ha ricordato, a conclusione delle celebrazioni del sabato, l’amore di Joseph Kentenich per Maria, per la famiglia, la nostra famiglia di Schoenstatt in tutte le sue diversità; il suo amore per la Chiesa, per la quale rischiò tutto, continuando a lavorare per Lei fino alla fine. Dalla somma di tutto risulta la sua missione, e soprattutto il fuoco che ci ha legato. Come schoenstattiani che viviamo l’inizio del secondo secolo, come risponderemo?

Celebrare i 50 è stato indirettamente rinnovare questo impegno con il Padre, l’impegno di continuare a costruire Schoenstatt ed essere chiesa con Lui nel suo Dilexit ecclesiam. Tutti abbiamo sigillato la nostra alleanza filiale con lui, sulla sua tomba, in questo fine settimana, poiché tutto Schoenstatt internazionale era lì presente.

Padre, verso dove andiamo insieme a Te, adesso?

Originale: tedesco, 19.09.2018. Traduzione: Federico Bauml, Roma, Italia.

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