Postato su 9. Gennaio 2019 In Progetti

La gioventù maschile al servizio dei bisognosi nella città del Papa

ITALIA, Gian Francesco Romano •

Molte volte nella storia di Schoenstatt i periodi di difficoltà sono stati tempi di Grazia e di rinnovamento. A bene vedere, tutti e quattro i pilastri della vita di Padre Kentenich non sono stati altro che delle decisioni fondamentali, prese in tempi particolari, che hanno generato poi grande fecondità per il Movimento. Nel suo piccolo, questo è esattamente lo stesso che è accaduto di recente anche alla Gioventù Maschile (GM) di Roma, che a metà novembre si è ritrovata di fronte a un bivio: lasciare o raddoppiare? —

Un nuovo servizio per il bene del gruppo e del prossimo.

Dopo la pausa estiva, infatti, alcune difficoltà e impegni di varia natura avevano rallentato la normale ripresa delle attività. Per questo il responsabile del gruppo, Amerigo Imbriano, e il sacerdote che accompagna la GM, p. Facundo Bernabei, hanno lanciato una sfida a tutti i componenti: rilanciare il gruppo attraverso un maggiore impegno nell’apostolato, da realizzare in particolare intraprendendo un’iniziativa di tipo caritativo. Inizialmente si era pensato anche alla possibilità di aiutare in una mensa per i poveri nel centro di Roma, oppure di servire la colazione ai bisognosi collaborando con un’organizzazione attiva nella parrocchia dei Santi Patroni – la parrocchia animata dai Padri di Schoenstatt a Roma. Alla fine la soluzione ritenuta più opportuna da tutti è stata quella di essere “Chiesa in uscita” nella diocesi del Papa, andando incontro ai tanti senzatetto del quartiere e delle zone limitrofe, portando loro un po’ di cibo e di coperte per la notte.

L’invito è stato presto esteso a tutti gli altri ragazzi e gruppi che gravitano attorno alla parrocchia e al Movimento di Schoenstatt: nel fare il bene non si vuole avere alcuna pretesa esclusivista, ma piuttosto far convergere chiunque sia disponibile. E la risposta è stata generosa, con la partecipazione diretta e indiretta di diversi altri giovani, di alcune ragazze della Gioventù Femminile, così come di altre realtà e singoli individui. Inoltre, consapevoli anche della propria inesperienza in materia, i ragazzi della GM hanno chiesto aiuto a chi in questo campo è attivo già da anni: la Comunità di Sant’Egidio.

Le missioni notturne per la strada

Grazie al coordinamento di due ragazzi di Sant’Egidio, Riccardo e Andrea, il 20 novembre è partita la prima spedizione. Appuntamento in parrocchia per preparare i panini e dividersi in squadre. Poi una preghiera tutti insieme, per ricordarsi sempre che il protagonista di ogni attività resta il Signore e per affidare la serata alla Mater; e quindi via ad incontrare i vari Ditmar, Gustav, Sonia, Pino, Lucas, Ibrahim…

All’inizio ci sono imbarazzo e un po’ di timore. C’è la voglia di rendersi utile, ma non si sa bene come approcciarsi a degli sconosciuti, peraltro in evidenti condizioni di disagio. Ma andare in gruppo aiuta, così come essere accompagnati da chi questo “mestiere” lo pratica da anni. Così piano piano la tensione si scioglie, l’imbarazzo cede il posto ai sorrisi, alle frasi via via più naturali, alle strette di mano, al dialogo… Basta poco tempo e quelli che prima erano “invisibili”, pure se magari stazionavano da anni sulle strade attorno alla parrocchia, diventano nomi, volti, storie… In breve, diventano persone di cui avere cura.

Durante il servizio nascono anche tante domande tra i volontari e il cammino diventa occasione per un confronto più ampio. Queste persone come saranno finite sulla strada? Quanti vi sono stati costretti dalle circostanze e quanti ora non hanno più la forza di provare una vita diversa? E poi: potrebbe capitare anche a me? Cosa potrebbe fare di meglio la società per loro? Non ci sono le risposte a tutti gli interrogativi, anche perché alla fine si preferisce dare una mano e mettere da parte la teoria.

A dicembre viene realizzato un secondo appuntamento. Si procede sempre con la guida dei membri di Sant’Egidio, ma si cresce nel livello di autonomia e responsabilità. Vengono formati gruppi più o meno omologhi a quelli della prima spedizione, per favorire la possibilità di stringere relazioni personali con i senzatetto. Alcuni infatti, già dalla seconda volta, si ricordano di chi era passato poche settimane prima e così si ha l’opportunità per diventare più confidenti: c’è chi la prima volta era scontroso e invece ora ride e fa gli auguri per l’imminente Natale; c’è un altro che, reso loquace dall’alcool, parla a lungo della sua visione della Genesi e della creazione del’umanità; c’è chi, semplicemente, si sente in vena di raccontare il proprio passato, tenendo a precisare che la sua vita non è stata tutta sulla strada…

Alle volte il cibo o le coperte inizialmente previsti –frutto della collaborazione di tante persone, non solo di chi partecipa alle serate per la strada – non bastano per tutti quelli che si è scelto di visitare. Allora ci si inventa qualcosa: ci si autotassa, si passa in parrocchia o nelle case per prendere altri materiali… La priorità viene data a loro, a quei “fratelli nel bisogno”.

Il senso di un servizio che si vuole proseguire

L’intenzione della GM ora è di proseguire con quest’attività anche in futuro, organizzando in gruppo una spedizione ogni mese e cercando, nel tempo, di diventare totalmente autonomi, per poter così offrire un servizio ulteriore e complementare a quello già realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Consapevoli che probabilmente non basteranno queste poche risorse messe a disposizione da una manciata di ragazzi a risolvere un problema sociale di grande portata, ma coscienti pure che in ogni fratello o sorella incontrato lungo la strada è possibile incontrare e abbracciare Cristo.

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” (Santa Teresa di Calcutta).

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