Postato su 29. Novembre 2016 In opere di misericordia, Progetti

I miracoli che donano gioia in cielo e in terra

PARAGUAY, Ani Souberlich •

“Una cosa, […] è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa, invece, è il “respiro” della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno. Il nostro cuore sempre spera il bene; ne siamo debitori alla misericordia con la quale Dio ci viene incontro senza mai abbandonarci (cfr. Agostino, Sermo 254, 1). […] l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni”. Questo è quanto ha detto Papa Francesco, in occasione del Giubileo della Misericordia per i detenuti la mattina del 6 novembre, durante la Messa a San Pietro, in presenza di circa mille detenuti che sono giunti, su permesso, dalle prigioni di tutto il mondo. Il Papa ha portato il pastorale di legno che ha ricevuto dai detenuti di un carcere messicano a Ciudad Juárez.

Oggi, anche al CEI (Centro Educativo de Itauguà, il Carcere Giovanile di Itauguà), che si trova a pochi chilometri dal Santuario di Schoenstatt Tuparenda, in Paraguay, dove i giovani criminali scontano la loro pena, è stato celebrato il Giubileo della Misericordia per i detenuti. Il Vescovo della Diocesi di San Lorenzo, Joaquìn Robledo, ha celebrato la santa messa alle 10, alla quale hanno partecipato anche Padre Kühlcke, cappellano del carcere, i membri della pastorale carceraria “La Visita di Maria”, e il direttore della casa “Madre di Tupärenda”. In questo momento, diciotto giovani stanno ricevendo una seconda possibilità, o addirittura, la prima occasione dopo aver scontato la loro condanna.

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Che festa in cielo!

Diversi detenuti adolescenti, che sono stati adeguatamente preparati dalla pastorale carceraria”la Visita di Maria”  guidata da P. Pedro Kühlcke e il suo team, hanno ricevuto i sacramenti del Battesimo, della Prima Comunione e della Cresima. Durante una cerimonia toccante, cinque giovani hanno attraversato “il portico della vita nello spirito” quando hanno ricevuto il sacramento del Battesimo, cinque giovani hanno ricevuto la Prima Comunione, e sette hanno ricevuto la Cresima. Immaginatevi che festa in cielo! Il brindisi con torta e succo di frutta condiviso con tutti coloro che hanno partecipato è stato molto semplice, ma un vero e proprio riflesso di questa festa terrena e celeste.

Sì, “Cari detenuti: è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa” (Papa Francesco, Omelia in occasione del Giubileo dei carcerati, 6 novembre 2016).

Hanno bisogno di un tu umano

Potrei raccontare molte cose di quello che ho vissuto oggi con questi giovani: l’allegria per aver chiesto di propria iniziativa di prepararsi e di ricevere i sacramenti; l’anima e il cuore di bambino che conservano e che si possono vedere attraverso la finestra dei loro occhi, al di là dei crimini che hanno commesso. La necessità di “un tu umano” che li accetti e che li accetti così come sono. Li guardavo e in maggioranza hanno tra i 15 e i 18 anni. Sono adolescenti normali, in pieno processo di ribellione come qualsiasi giovane della nostra società a questa età. Oggi sono lì per qualche errore che hanno commesso, alcuni piccoli, altri più grandi… però tutti nella vita meritiamo e desideriamo un’opportunità e credo che in quest’anno della Misericordia tutti riceviamo questa opportunità nata unicamente dall’infinito amore che il Buon Dio ha per noi.

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L’abbraccio della madre

Tutto è stato emozionante però c’è stato qualcosa di infinitamente grandioso che ha commosso il mio cuore, la mia anima… nel momento della pace, una madre abbraccia suo figlio recluso e scoppia in pianto, un pianto silenzioso, ma che distrugge il suo cuore di madre… Mi sono immaginato l’incontro che ha avuto la Santissima Vergine con Gesù, suo figlio, nel cammino verso la croce, con il suo cuore trafitto… l’abbraccio tenero e forte di questa donna a suo figlio diceva “sono con te, ti appoggio, ti amo, sei mio figlio, non ti abbandono”. Così misericordioso mi immagino l’abbraccio di Dio, quell’abbraccio che non giudica, che non condanna… ma che semplicemente perdona, rialza, ama e regala speranza.

E se il cambiamento della sua vita dipendesse dal mio abbraccio di perdono?

Tutti commettiamo o abbiamo commesso errori. Perché ci costa tanto dare un abbraccio di perdono? Perché non ci proponiamo di credere e dare un’opportunità a questi giovani, un’opportunità che possa cambiare le loro vite? Credo che se uno di loro fosse mio figlio, mio nipote, il mio figlioccio adolescente e ribelle, lo guarderei in modo diverso, lo tratterei in modo diverso, lo aiuterei a non arrendersi, a lottare contro i vizi e crederei sempre nel buono che c’è in lui.

Propongo di fare questo click dentro di noi, cambiamo questo chip che abbiamo, che è capace solo di criticare, giudicare e condannare… e siamo portatori di questo segno di speranza per molti, usciamo da questa comoda bolla di sapone e facciamoci coinvolgere dalla vita, siamo questo “tu umano”, questo anello di cui Dio ha bisogno per regalare la sua misericordia e attrarre molti al suo cuore.

Pensando a questi giovani, commuove come il Signore e la MTA rendano fecondi i nostri sforzi e i nostri servizi. Sono i miracoli che danno allegria qui e nel cielo.

Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi, e questo è importante e dobbiamo impararlo; vede la persona con gli occhi di Dio, che non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro. Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre nuovi spazi di vita; non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore, ferito dal peccato, dalla cupidigia”. Papa Francesco, Angelus, 30.10.2016.

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Originale: spagnolo. Traduzione di: Laura Vian, Roma, Italia

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