Postato su 25. Maggio 2015 In Progetti

Vendeva gomme da masticare, ora vende investimenti

Per i 30 anni di Dequeni, pubblicato sul giornale Ejempla, Paraguay •

Da piccolo vendeva gomme da masticare per strada, oggi vende investimenti bancari. Derlis Càceres è convinto che il successo nella vita dipende della buona volontà delle persone che incontri strada facendo.

Li cera lui con il suo “tereré” insieme a i suoi compagni di strada. Con un sorso di quella bibita rinfrescante cercava di saziare la gran sete che aveva, ma senza riuscirci, perché non si trattava solo di sete per mancanza d’acqua, era sete di mancanza di dignità umana.

Questo adulto nel corpo di un bambino sognava che un giorno le cose potessero cambiare, e che lui non sarebbe più stato uno dei “tanti esclusi della società”. “A nessuno importa che noi siamo qui, nessuno ci vede, nessuno ci sente” pensava mentre caricava acqua nella sua borraccia in Piazza ‘Marcelina Insfrán’, di fronte alla chiesa di San Lorenzo. Quel giorno conobbe il ‘El Pelado’ (modo di chiamare alle persone calve).

—Cosa vendete?, chiese “il pelado”.

— gomme da masticare e caramelle, rispose affrettatamente Derlis.

In realtà lo sconosciuto non aveva intenzioni di comprare niente, voleva invece fare una proposta ai bambini. Si presento come Juan Oviedo della Fondazione di Dequení ed era in compagnia di Raúl, “quello che aveva i capelli” (racconta sorridendo). Le ha chiesto ai bambini se volevano lavorare in un altro posto, per non essere più sulla strada che era pericoloso.

Erano presenti 10 bambini, alcuni increduli, se ne sono andati a continuare con le loro vendite, e sono rimasti in 6, forse per curiosità o per la sensazione de che quella era forse l’occasione che tanto aspettavano. “Io sono rimasto perché era la speranza che avevo, ho sentito gioia di sapere che poteva diventare realtà. Sono rimasto ad ascoltare e anche i miei compagni”, lui ricorda.

Juan e Raúl gli hanno invitati ad andare fino al locale sulla strada Mariscal Estigarribia Km 9, in Fernando della Mora. Le hanno detto ai bambini di portare la loro carta d’identità e si iscrissero al corso. La proposta era lavorare preparando pacchi nei supermercati che in quel momento cominciavano ad aprire. “Hanno salutato e se ne sono andati, immagino che erano andati a fare la loro campagna con altri bambini”, pensa Derlis, non dimentica nessun dettaglio di quel giorno che ha cambiato la storia della sua vita.

Come è arrivato alla strada?

Alcuni bambini salgono sul autobus. Gomme da masticare, caramelle… dice uno, insieme ad un altro bambini che sembrava essere il fratello più piccolo. Si vede avvilito e imbarazzato. Quando hanno finito rimangono in fondo al autobus aspettando arrivare alla fermata per scendere. Le persone che viaggiano in autobus sembra si siano già abituati a vedere queste cose. Questi bambini sentono che non sono più parte della società. “Io sono nato in Pilar, appartamento di Ñeembucú. Mio padre è oriundo di Ybycuí, appartamento di Paraguarí. Come ero venditore di strada, avevo molti clienti da quei appartamenti. Anche mio padre era venditore di strada, e in uno de i suoi viaggi conobbe mia mamma, si sono incantati e sono nato io”.

Quando Derlis ha due anni, la sua famiglia si trasferisce in Capiatá, in cerca di migliori opportunità lavorative. E’ stata una decisione saggia, perché hanno avuto sette anni di prosperità.

Il suo papà ha cominciato a lavorare come benzinaio ed è cresciuto in quella azienda, riuscendo a diventare socio e amministrare dieci locali. Ma quel grande venditore aveva un difetto: era dipendente del gioco d’azzardo. Così è come ha giocato e perso tutto quello che aveva rimanendo a mani vuote. “ha perso tutto quello che aveva giocato e siamo rimasti senza niente, neanche per mangiare” ribadì Derlis.

Dare è ricevere

Oggi Derlis sostiene un bambino di Dequenì, perché è convinto che con il suo aiuto può cambiarle la vita.

In quelli anni il matrimonio aveva già quattro bambini: Derlis da 10 anni, Jorge da 8, Luis Germàn da 6 e Magnolia appena nata. I genitori si sono separati e loro sono rimasti con la mamma. Hanno potuto tenere la casa solo per la fortuna che era intestata alla loro mamma.

“Mia madre lavora al Km 15 di fronte al shopping. Vendeva frutta e con quello che guadagnava aveva cominciato a pagare una casa, era vicina a finire tutti i pagamenti quando è successo quel che è successo”.

Derlis ringrazia a suo padre per averlo inviato a una scuola pubblica, perché li ha conosciuto molti bambini che erano in una situazione peggiore della sua. I suoi amici che andavano sempre a fare merenda da lui, si erano ressi conto che le cose non andavano bene. Uno di loro, chiamato Fredy Vargas, ha invitato a Derlis e Jorge a vendere dolcetti in San Lorenzo.

“Mio fratello e io avevamo molta vergogna di vendere, al inizio non riuscivo ne anche a parlare, ma ci siamo fatti coraggio. Hoy ringrazio il Signore, perché fino ad oggi mi occupo ancora di vendite ed è quello che più mi appassiona fare. Tutto quello che so oggi lo ho imparato sulla strada”, commenta Derlis.

Il cambio di vita

Derlis era uno dei 70 bambini che ha assistito alla formazione per lavorare nei supermercati. Alla fine hanno dovuto fare un esame teorico e pratico, perché cerano disponibili solo 45 posti. “Al inizio pensavano assumere solo 30 di noi. Ci hanno spiegato che come era un negozio nuovo doveva prima vedere come andavamo”, spiega. Nella prima selezione è rimasto solo lui, a suo fratello le hanno detto che non aveva l’età sufficiente per quel compito, pero che stavano per aprire un altro locale e lo chiamavano per lavorare la.

“Ricordo che quando lavoravo per strada guadagnavo fra 15 y 20 mila guaranìes al giorno. Nel mio primo giorno di lavoro al supermercato ho guadagnato 80 mila guaranìes, erano molti soldi per me; non avevo mai immaginato di guadagnare così tanto in un solo giorno. Dopo ho mantenuto una media di 50 mila guaranìes al giorno e in casa non è più mancato niente” assicura.

Nel frattempo, suo fratello continuava a vendere gomme da masticare e caramelle per strada. Non era più per bisogno, ai tempi, grazie ai guadagni del figlio maggiore, la mamma ha potuto mettere un negozio dentro casa per arrivare con quello a coprire tutte le spese. Il motivo per cui suo fratello lavorava, era perché aveva dipendenza da videogiochi, e uscendo per strada aveva più libertà per giocare. “Anch’io ho quella addizione. Tutti quelli che sono per strada ce l’hanno. Se sai controllarla, bene, perché a me mi hanno aiutato a sviluppare la logica, e tutt’oggi gioco. Il brutto è quando si spendono tutti i soldi in videogiochi o macchine con monetine” spiega Derlis.

Un anno dopo, la fondazione compie la sua promessa, e Jorge comincia a lavorare in un altro supermercato. Alla fine guadagnava di più del suo fratello. “Lui aveva una media di 80 mila guaranìes al giorno. Io, per non essere di meno, le dicevo che era solo perché il supermercato era aperto da poco. Li ho messo in pratica una mia filosofia che fino ad oggi metto in pratica, mi sono detto: qui non guadagno a sufficienza, andrò a cercare lavoro la” ammette.

“Le persone di buona volontà sono quelle che aiutano a compiere campagne che aiutano ai bambini ad essere felici in maniera degna”.

— Derlis Cáceres

Allora è andato al ufficio del direttore, Horacio Rey. Le disse che voleva lavorare con loro perché li si guadagnava meglio. Don Rey non lo ha presso sul serio, rispose che doveva dare l’opportunità ad altre persone. Derlis insisti molto, e finalmente li dissi di portare un curriculum per valutare. “Era ovvio che non voleva ascoltarmi, il giorno dopo le portai mia mamma”. Alla mamma avevo detto che eravamo d’accordo d’incontrarci. Don Rey disse che io aveva la faccia tosta e ha parlato un po con mia mamma, quando esce mi dice che cominciavo il giorno dopo alle due di pomeriggio. Li sono rimasto finché ho compiuto 18 anni.

Nel trascorso di tutto questo tempo, ha frequentato la scuola nazionale Carmen de Peña de Capiata. Non ha mai dimenticato i suoi tre buoni amici che lo hanno aiutato a compiere con i suoi compiti: Katya Guerrero, Andrea López e Richard Ocampos. “Entrava in classe sempre dopo la ricreazione. All’ora della siesta andavo a mangiare da Richard che mi aiutavo con matematica, quando dovevo fare i compi di inglese mangiavo in casa di Katya, per gli esami chiedevo permesso al lavoro e ci trovavamo per studiare”.

La mancanza di gioventù

Derlis aveva dei vantaggi nei confronti dei suoi compagni, era organizzato con il suo tempo e poteva comprarsi quello che voleva con i propri soldi guadagnati. Le conversazioni degli altri studenti le sembravano molto semplici, sentiva che quello non era il suo posto. Ma in realtà lui sentiva invidia, invidiava il tempo libero che loro avevano. “Io muorivo di voglia per il venerdì, perché era il mio giorno libero di lavoro e potevo rimanere fino a tardi a scuola per giocare a volley”, racconta.

Quando era al ultimo anno di scuola, il suo papà fa ritorno e hanno deciso di mettere da parte soldi per aprire una macelleria, a condizione che l’amministrazione fosse a carico della mamma e i fratelli. Quel negozio ha permesso a tutti loro di coprire tutte le spesse della casa senza bisogno di fare altri lavori. Allora Derlis e Jorge hanno approfittato al massimo quel anno. “D’Allora ricordo un altra persona, Mujica, che sempre ricorda la frase di Sèneca, che diceva che povero non è chi ha poco, è chi ha bisogno di tanto. Io non avevo bisogno di soldi, avevo bisogno di felicità”.

Il terzo fratello segue l’esempio dei fratelli maggiori e andò a lavorare al supermercato. Pero a lui lo hanno convinto di non concentrare tutti i suoi sforzi sono sul lavoro, ma di studiare anche nella scuola tecnica nazionale. Così lui si laurea in Tecnico di Meccanica Industriale.

Il 2003 finisce e Derlis si rende conto che ormai il negozio non era più sufficiente. Cerca nuovamente Horacio Rey, ma lui ormai era diventato gerente generale ed non era più possibile trovarlo. Allora decise di tornare al supermercato dove aveva lavorato quando la fondazione lo aveva tolto dalla strada.

Li si trovai con Fredy Cabrera, in quel momento era responsabili d’acquisti. “E’ stato molto bello vederlo, le ho chiesto dove potevo cercare lavoro e lui mi disse il nominativo del responsabili delle Rissose Umane per portare il mio curriculum. Mi chiamai due mesi dopo”, racconta.

Anni dopo trova lavoro in una ditta di recupero di pagamenti, dove è rimasto per quasi dieci anni, passando per vari dipartimenti. Poi ha lavorato per una multinazionale per importare giochi d’azando nel paese. E in fine si propone per il settore vendite di Visión Banco, dove lavora fin’ora.

Non dare monete ai bambini

Dalla sua esperienza personale, lui afferma che non bisogna dare monete ai bambini, perché quello si trasforma in comodità e quello che vendono non è più un servizio, è pietà. “Io avevo vergogna di salire sugli autobus, dare fastidio alle persone per vendere qualcosa, mi sembrava che non era il modo adatto. Il primo giorno che ho provato a pulire il parabrezza delle macchine ancora peggio, perché li quello che vendi non è un servizio, è pietà. La pietà non ha investimento, è gratuita”.

Consiglia a chi è interessato, d’aiutare con investimenti assicurati donando a fondazioni affidabili. “Assicurati che quel denaro sia utilizzato in qualcosa di positivo, non regalarlo a qualcuno per andare a prendere una birra. Io sono convinto e ho fede, che si se fanno donazioni a fondazioni fidate come Dequenì, stai facendo un investimento per tutta la vita. E se vuoi togliere qualcuno dalla strada, bisogna darli l’opportunità di studiare, è la base perché un bambino possa andare alla degna ricerca della sua felicità” insiste.

Oggi Dequenì si occupa di due centri per togliere bambini dalla strada, ma si occupa più profondamente della prevenzione del lavoro nella infanzia. Per questo lavorano con i bambini dalla i prima infanzia. Secondo la Direttrice della fondazione, Andreza Ortigoza, oggi più di 7.000 bambini e adolescenti godono dei benefici dei programmi dedicati a loro. In questi 30 anni sono passate circa 25.000 persone da questa fondazione.

Fonte: ejempla.com

Originale: spagnolo. Traduzione: Gisela Ciola, Trento, Italia

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