Postato su 2. Aprile 2018 In 100 case, opere di misericordia

Una piccola città solidaria: 216 case parlano della Alleanza Solidaria

PARAGUAY, Maria Fischer •

“Dal Santuario ai poveri”. Con questo motto, Joao Pozzobon, l’iniziatore della Campagna del Rosario della Madonna Pellegrina, ha costruito la “Villa nobile della Carità”, congiungendo il Santuario di Santa Maria con questo paesino, attraverso una Via Crucis.

“Dal Santuario ha voluto aiutare specialmente le famiglie, nelle sue visite nelle case si preoccupava per le loro situazioni familiari e cercava di provvedere alle loro necessità. Allo stesso tempo, lo caratterizzava una dedizione speciale nei confronti dei poveri e dei più bisognosi, dei bambini, degli emarginati nelle zone rurali, dei malati. Gli esempi sono innumerevoli. Basta nominare, a titolo esemplificativo, la Villa Nobile della Carità della Madre e Regina, che lui aveva già iniziato nel 1952 e cui si dedicò fino alla fine. Lì aveva eretto, nel 1980, un eremo con l’insegna “Vivere e insegnare a vivere. Eremo del piccolo Puebla”. Fu un suo espresso desiderio, reiterato poco prima di morire, che la Via Crucis che lui donò unisse il Santuario alla Villa Nobile, dal Santuario ai poveri. Attraverso la Campagna, Maria vuole prolungare la sua Visita come la Madre che serve, personalizza, crea famiglia e si preoccupa per i più bisognosi. Questa dimensione sociale deve essere tenuta in conto nella Campagna per essere fedeli a Don Joao, ad una missione di evangelizzazione globale e per farsi eco delle parole del Magnificat”. (Documento di Consenso Santa Maria 1984)

 

Joao Pozzobon con P. Esteban Uriburu nella Villa Nobile della Carità

La piccola città solidaria costruita dai cinque continenti

Perché facciamo riferimento al modello della Villa Nobile della Carità, il “piccolo Puebla”, l’espressione semplice della adesione alla Campagna all’opzione per i poveri, quando vogliamo fare un articolo su quella piccola città solidaria che è stata costruita nelle periferie di Asunciòn, Paraguay? La risposta è semplice: entrambe le città solidarie sono nate con lo stesso spirito.

Il progetto “100 case solidarie”, che è stato sviluppato negli anni 2013-2017, è riuscito offrire una casa propria a 216 famiglie con poche risorse, che vivevano in condizioni di miseria nelle periferie della capitale paraguaiana. Anche se le case non sono state costruite tutte vicine nello stesso quartiere bensì nei luoghi dove vivevano le famiglie prescelte e nei luoghi dove si è potuto reperire un terreno, questa è una piccola città solidaria ed è stata possibile anche grazie all’apporto di Schoenstatt.org al giubileo dei 100 anni d’Alleanza d’Amore.

 

Ammirando la loro futura casa

Ogni casa è una storia, un viso, una visita

Dal maggio 2013, questo progetto chiamato “100 case solidarie” si è trasformato in un innumerevole elenco di storie personali di solidarietà. Con ogni casa donata, e dopo costruita, si sono concretizzati nomi che dopo sono diventati visi grati e, più tardi, visite e incontri personali. Con ogni storia dietro una casa sono nate nuove storie, nuove domande e più donazioni. Così si è generata una catena di vincoli da tutti e cinque i continenti con le 216 case donate, in alleanza solidaria con le famiglie più povere della periferia di Asunciòn e come espressioni dell’alleanza solidaria con Papa Francesco.

Con la conclusione del progetto alla fine del 2017, rimane un “grazie mille” ad ognuna delle 216 famiglie che ci hanno permesso di regalar loro una casa. Sentiamo l’allegria che può nascere solo da un’opera di misericordia fatta in piena sintonia con nostro Signore Gesù

Ci ha richiesto molto tempo e sforzo andare avanti col progetto delle 100 case. Alla fine, i protagonisti erano Ani Souberlich (ora direttrice della Casa Madre di Tuparenda) e la sua piccola rete di collaboratori in Paraguay, e circa 10 membri del “dreamteam” di Schoenstatt.org che personalmente hanno fatto proprio il progetto ed hanno conquistato quasi l’80% delle case nelle loro reti personali. Le altre case sono state conquistate attraverso gli articoli pubblicati in Schoenstatt.org che hanno motivato le persone da luoghi molto lontani dal Paraguay a collaborare con la donazione di una o più case solidarie. È stata un’esperienza incredibile.

 

La casa “Santuario Originale”

“Se non c’è un monitoraggio, ci convertiamo in assistenzialisti e non educhiamo”

Torniamo al tema della Villa Nobile di don Joao, “che lui inizierà già nel 1952 e cui si dedicò fino alla fine”. Non avendo potuto continuare a seguire le famiglie che avrebbero ricevuto le case, abbiamo preso la decisione di terminare il progetto delle 100 case alla fine del 2017, con molta tristezza e molta gratitudine per l’esperienza vissuta e tutto ciò che abbiamo conquistato in questi quattro anni di vibrazione con ognuna di quelle che dovevano essere 100 e hanno finito con l’ essere  216 case, grazie all’enorme generosità di tanti.

“Mi si spezza il cuore a lasciare le case.. però credo fermamente alla luce della Divina Provvidenza e che ora mi venga chiesto di offrire anima, vita e cuore alla Casa Madre di Tuparenda”, mi ha detto Ai Souberlich nello scorso dicembre. “Dal mio punto di vista, l’unica cosa che ti posso dire è che non è solo dare un tetto, deve essere tutto seguito dallo spirito umano, altrimenti ci convertiamo in assistenzialisti e non educhiamo”.

Ciò che rimane è questa gratitudine, e tutte queste famiglie che ora vivono in una casa, e il sapere che l’Alleanza Solidaria che il “dreamteam” di Schoenstatt. org sigillava cinque anni fa, il 31 maggio 2013, ha trovato per sempre un’espressione concreta: 216 case solidarie per 216 famiglie.

 

Originale: spagnolo, 16.03.2018.Traduzione: Virginia Cosola, Roma, Italia

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