Postato su 14. Settembre 2016 In Campagna, opere di misericordia, Progetti

“Ero malato e mi avete visitato” … (Mt 25,36)

PARAGUAY, Maria Otilia e Héctor Fleitas •

La missione “IPS” si realizza tutti i primi sabati del mese nell’ Ospedale Centrale dell’Istituto di Previsione Sociale (IPS). Inizia con una spedizione di Padre Martín Gómez, i padri della Comunione, Missionari della Campagna del Rosario, e varie persone che hanno preso parte a questo apostolato, i quali visitano gli otto piani dell’edificio portando l’Eucarestia, andando a trovare gli ammalati e i loro familiari con la Madonna Pellegrina. Quando partecipa anche il sacerdote si offrono i Sacramenti dell’Unzione degli Infermi e della Confessione. Il tutto termina con la recita del Rosario nella Cappella del primo piano.

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Verso le periferie

Questo apostolato iniziò seguendo i passi del Servo di Dio Don João Pozzobon, che portò l’immagine della Madre Tre Volte Ammirabile a migliaia di persone, in particolare a coloro i quali si trovavano nelle “periferie”, essendo i malati i destinatari speciali di questa missione. È evidente che gli infermi hanno costanti molestie e fastidi fisici. Tuttavia, esiste una sofferenza più profonda e più lacerante di quella fisica : è il dolore della solitudine e dell’indifferenza. Lo stesso Gesù ha visitato, guarito e accompagnato gli ammalati… Vogliamo seguire il Suo esempio, Lui ci chiama a realizzare queste opere di Misericordia corporale e spirituale, soprattutto in questo Anno Santo della Misericordia.

A volte basta una semplice visita …

Il team della Pastorale della Salute del Santuario Giovane, assieme a quello della Pastorale Giovanile della Campagna del Rosario e altre persone che hanno voluto prendere parte a questa missione, si recano all’IPS per offrire, con la loro presenza, un po’ di respiro a chi tanto ne ha bisogno. È piuttosto un impulso dell’anima quello che ci porta ad uscire da noi stessi, dal nostro piccolo mondo, per dedicare del tempo agli altri, come ci chiede Papa Francesco.

Quante volte abbiamo sperimentato un gran sollievo nei periodi di malattia quando ci si avvicinava nostra Madre con un sorriso oppure quando un amico ci veniva a salutare! La maggior parte delle volte è sufficiente una visita, delle semplici parole per rendere più leggero il peso di chi soffre.

Oltre all’atto solidale, ci sollecita qualcosa di molto più profondo. È la consapevolezza di servire Cristo che si manifesta nella faccia turbata, pallida e disperata di un malato in qualche stanza dell’Ospedale.

Quale meravigliosa occasione ci viene offerta per cercare Cristo negli ammalati! In un mondo così tormentato, i missionari dimostrano la grandezza della loro anima, pensando a chi soffre.

“Era da tanto che l’aspettavo”

Svariate volte ci è successo che, entrando nelle camere, ci accolgono con tanta emozione quando vedono la Mater e dicono : “Era da tanto che l’aspettavo!”, abbracciandola e baciandola. Ricordo un’occasione nella quale fu tanta la sorpresa di un signore che si trovava da solo che, quando il missionario gli portò la Mater Pellegrina, lui non sapeva cosa fare con Lei e dall’emozione Le disse: “Grazie per essermi venuta a trovare!”.

Ci toccò molto anche il caso della bambina che accidentalmente era caduta in un pozzo e che fu trasferita da Sant’Ignazio all’ IPS di Asunción, praticamente senza speranze, ma la sua mamma non si era rassegnata. Una volta arrivata all’ IPS i medici comprovarono la difficoltà di quel caso. Ma la Mater dei bambini in pericolo arrivò nella sua camera e dopo aver passato un periodo piuttosto difficile, le diedero le dimissioni, senza sequele, nel giorno della Vergine di Luján. La bambina si chiama Luján.

Siamo noi i più beneficiati

I malati ricoverati ci ricevono in differenti modi : innanzitutto gli chiediamo il permesso. Alcuni si emozionano, si rallegrano, altri sembrano dirci con un loro gesto: “Già che ci siete passate” e niente più… Tutto cambia quando entriamo al Pronto Soccorso: lì tutto è incertezza. Nel lungo corridoio i pazienti sono sdraiati, seduti, accompagnati dai loro familiari, la maggior parte nella più totale preoccupazione, ma nel momento in cui gli diciamo che ci siamo recati lì per pregare e gli chiediamo se qualcuno volesse ricevere la Comunione, praticamente tutti alzano la mano, inclusi gli accompagnatori.

Il dolore degli altri ci rende più umani, più sensibili e ci insegna a dare valore al prezioso dono della salute e della vita che Dio ci regala ogni giorno. Realizzando questo apostolato siamo noi i più beneficiati e fortunati perché ne usciamo così confortati! È rendere vive le parole di Gesù : “Ero malato e mi avete visitato”, (Mt 25,36).

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Fonte: Magazine Tupãrenda, Paraguay

Originale Spagnolo. Traduzione: Denise Campagna, Roma, Italia

 

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