Postato su 22. Maggio 2015 In Campagna

Il 10 Incontro regionale della Famiglia di Schoenstatt in Sicilia

ITALIA, Sicilia, di Patrizia Carollo, giornalista (PA)

La famiglia non è sempre e solo quella d’origine. Gesù diceva d’altronde: “Lascia tutto e seguimi. La tua famiglia sarà centuplicata”. Ebbene, esiste così anche la “Famiglia di Schoenstatt”, voluta e pensata dal suo fondatore, p. Giuseppe Kentenich, che nel 1914 in Germania insieme con un gruppo di seminaristi si è consacrato alla Madonna, in una cappella, divenuta poi il Santuario della Madonna di Schoenstatt. Tale consacrazione è stata chiamata “Alleanza d’Amore” ed è divenuta il fulcro dell’intero Movimento che nel tempo si è diffuso in tutto il mondo con circa 200 repliche fedeli del Santuario originale. Da uno di questi santuari “filiali” nel sud del Brasile, nel 1950, il Servo di Dio Giovanni Pozzobon cominciò a portare l’immagine della Madonna di Schoenstatt in giro per le famiglie, le carceri, gli ospedali, le scuole, fino a farne la missione della sua vita, con lo scopo di aiutare Maria a portare Gesù a tutte le “periferie”. Tale missione è arrivata in Italia nel 1997, i suoi responsabili sono Padre Giovanni Riba e Suor M. Ivone Zenovello. Sempre più numerose le parrocchie e le Diocesi coinvolte, con migliaia di famiglie che mensilmente ricevono l’icona della “Madre tre volte ammirabile”. Vi chiederete, perché tre volte? In quanto figlia di Dio Padre, Madre di Gesù e Sposa dello Spirito Santo.

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Almeno 1500 le persone presenti, arrivate da tante diocesi

Il 19 aprile, all’Hotel Saracen, la “Famiglia di Schoenstatt” si è riunita in Sicilia per il consueto incontro regionale (il 10° quest’anno) per far stare insieme un giorno la gente che condivide l’ideale. Almeno 1500 le persone presenti, arrivate da tante diocesi, con lo scopo di pregare e condividere la missione che papa Francesco nell’ottobre 2014, durante il giubileo per i 100 anni della fondazione, ha affidato per il 2015 e gli anni a venire, con queste parole:

Nell’impartirvi la benedizione, v’invio come missionari per i prossimi anni. V’invio non nel mio nome ma in nome di Gesù. V’invio non soli, ma per mano della nostra Madre, Maria, e nel seno della nostra Madre, la Santa Chiesa. V’invio nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Chi si prodiga a beneficio dell’evangelizzazione con la Madonna pellegrina non lo fa, dunque, né per devozione, né per una strategia esclusivamente pastorale, ma perché ha sentito d’aver ricevuto una grazia (“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, Mt 10,8) e desidera “ricambiare”, mettendosi al servizio della trasformazione delle coscienze e delle famiglie. Come ha ricordato, peraltro, Fra’ Benigno, di Gesù povero dei Frati minori Rinnovati, al convegno: «La Madonna, Maria, è sempre stata una mamma-educatrice. Gesù ha imparato con lei a mangiare, a parlare, a pregare. E dal cielo, la Madonna continua a essere una mamma educatrice. Il motto di Schoenstatt, però, dice: “Nulla senza di te, nulla senza di noi”. Cosa ci viene, dunque, richiesto? Di divenire le sue orecchie, i suoi occhi, le sue mani. Abbiamo il compito di portare gli uomini a credere nella vita che verrà, a credere in Gesù». E quindi, l’invito resta chiaro, dice sempre Fra’ Benigno: «Occorre rinfrancare la propria fede e, convertiti, divenire poi tutti come Giovanni Pozzobon che ha portato Maria famiglia per famiglia. Ma per realizzare ciò, occorre comprendere prima cos’è la Fede». Il nostro francescano, esorcista della diocesi di Palermo, ci da’ dei consigli: «La fede trasforma la vita, perché prendiamo consapevolezza che abbiamo un Dio-padre che ci ama, alla stessa maniera in cui ama il proprio Figlio. Questa realtà, però, noi non l’apprendiamo autonomamente, ma sempre tramite Gesù. La “presa di salvezza” è, quindi proprio, la luce di Gesù morto e risorto». E continua, nell’indicarci cosa invece Fede non è: «Fede non è la semplice conoscenza delle verità di Fede, conoscere cioè a menadito i testi sacri. Non è solo andare a messa la domenica, o sposarsi o battezzare il proprio figlio in chiesa. Fede non è nemmeno divertimento o folclore, né fanatismo o magia». «Fede è – invece conclude – fidarsi di Dio, della sua Parola, qualsiasi cosa accada nella nostra vita. Credere che Dio ti ama anche se ti muore un figlio. Perché se Dio non interviene, non è perché non ci ama ma perché ha un progetto d’amore per noi. Se no, come avrebbe potuto far andare a morte suo Figlio?».

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Mia figlia è volata in cielo a settembre 2014, a 7 anni

Antonella Vernengo, di Misilmeri, nell’ascoltare queste parole al convegno ci confida d’avere come l’impressione che Fra’ Benigno stia parlando proprio a lei. Le abbiamo chiesto se si sentiva di darci la sua testimonianza scritta (considerato il contesto, un ritiro spirituale) e la risposta è stata positiva. Quindi, eccola: «Mi chiamo Antonella, moglie di Tony, mamma di Gaia, e di Giorgia, il mio angelo, tramite cui ho conosciuto la Madonna di Schoenstatt. Mia figlia, una bambina splendida, intelligentissima, si è ammalata di leucemia a sei anni (settembre 2013). Ha iniziato un protocollo di cura che a marzo 2014 non ha più dato esito positivo. I medici hanno così deciso per lei una nuova chemio, alla quale se non avesse risposto, l’avrei persa. Siamo ad aprile, quando nella mia parrocchia arriva la Madonna di Schoenstatt: mi viene proposto di portare la Madonnina in casa ma rifiuto. Il 25 aprile apprendo però che la malattia di Giorgia non ha risposto alla nuova chemio». Evitiamo di guardarla, per non interrompere il suo flusso d’idee. La signora Antonella, però in maniera insospettabile forse anche a se stessa, sta realizzando l’ideale della Madonna di Schoenstatt: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Infatti, leggeremo: «Distrutta dal dolore di perdere mia figlia, mi aggrappo a tutto, comincio a pregare Dio e la Madonna: spero in un miracolo. Per la seconda volta mi chiedono se voglio la Madonna Pellegrina a casa e accetto. E’ con me adesso, fra le mie mura domestiche, la osservo, le passo accanto, ma non riesco a rivolgermi ugualmente a lei. Piena di sofferenza per vedere anche mia figlia soffrire, penso che se Gesù e la Madonna esistono dovrebbero comunque aiutarla». Si sofferma, le scende qualche lacrima e conclude: «Mia figlia è volata in cielo a settembre 2014, a 7 anni. Da atea che ero diventata in Giorgia ho visto Gesù in croce. E’ stata lei a farmi avvicinare a Dio e alla Madonna. Per la terza volta arriva la Madonna Pellegrina a casa mia, dopo un mese dalla salita in cielo di mia figlia. Adesso, dopo 7 mesi dalla sua morte, faccio parte della “Famiglia della Madonna Pellegrina”. Quando arriva a casa la poso accanto alla foto di mia figlia e dentro il mio cuore l’affido a Lei, mamma di tutti noi». Antonella sta tentando, con tutte le sue forze, di andar oltre il lutto più grande che possa esistere, quello per un figlio. E come la vergine Maria, come desidera la stessa Madonnina di Schoenstatt, sta diventando mamma-educatrice di altre mamme. E’ tornata anche a pregare per avere Fede, cambiando mentalità nei confronti di sé, di Dio, e del caso. Sapeste com’era bella, mentre batteva le mani al ritmo dei canti in chiesa.

 


In Sicilia la Campagna è arrivata nel 2003, tramite P. Ludovico Tedeschi, a Marineo (Diocesi di Palermo), a Marsala (Diocesi di Ma zara del Vallo), successivamente a Carini (Diocesi di Monreale), nel 2009 a Barcellona Pozzo di Gotto (Diocesi di Messina), nel 2011 nell’Eparchia di Piana degli Albanesi e nelle Diocesi di Agrigento e Piazza Armerina e nel 2014 nella Diocesi di Ragusa.

Essendo la Sicilia una terra fortemente legata alla Madonna , la Campagna sta avendo una grande diffusione. Sono già più di 650 le Immagini in 57 diverse Parrocchie e più di 7.000 le famiglie che mensilmente ricevono l’immagine della Madre Tre Volte Ammirabile di Schoenstatt.

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