Postato su 15. Maggio 2015 In Alleanza solidale, schoenstattiani en rete

Il Sorriso di Luz: una Visita alle “100 Case”

PARAGUAY, María Fischer •

Ce ne stavamo quasi andando, accomiatandoci ancora una volta da questa madre giovane e coraggiosa, che sa appena parlare lo spagnolo, ma che capisce la nostra lingua molto più di quanto noi capiamo il suo Guaranì. Ma anche senza molte parole capiamo dai gesti la sua fierezza e gratitudine, mentre ci fa vedere il giardino ben allestito, le piante, i due galletti e soprattutto la casetta, tanto piccola quanto linda, pitturata in turchese chiaro. Sua figlia Luz – una bambina timida che a causa di un problema alle tendini ha difficoltà a muovere mani e piedi – sorride soltanto trepidamente e ci guarda con i suoi grandi occhi come se volesse chiederci qualcosa. La signora Ani ha portato roba, alimentari e caramelle. Mentre ci dirigiamo verso la sua macchina per proseguire, succede ciò che ripaga tutti gli sforzi degli ultimi due anni. La piccola Luz ci guarda dalla finestra di casa con un sorriso così gioioso e felice da farci fermare e sorridere, mentre i nostri occhi luccicano tradendo la nostra commozione…

Stiamo sotto il sole cocente del Paraguay, in un luogo fuori da Asuncion, dopo tanti chilometri per strade senza asfalto, di terra rossa intensa. La casa di questa piccola famiglia è una delle 100 case solidali, espressione visibile della nostra alleanza solidale con Papa Francesco, il Dono giubilare di noi schoenstatt.org.

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100 case per i prediletti del Signore

In questo momento non ricordiamo quale Santuario abbia donato questa casa, ma ci ritorna alla mente una riflessione di P. José Maria, il grande promotore delle 100 case, che ha posto quest’idea pazzesca nel grande contesto del giubileo del centenario e dell’alleanza solidale.

“100 anni fa la Santissima Vergine ci ha donato, sotto forma di piccola Cappella abbandonata nel cuore della Germania, un santuario che doveva diventare la casa della nostra Famiglia internazionale di Schoenstatt. Ogni famiglia ha bisogno di una casa e diritto ad una casa. Così è sorta quest’iniziativa, così sono sorte queste 100 case per i prediletti del Signore, i suoi figli più poveri, dai quali impariamo ogni giorno a vivere il Vangelo, così come lo annuncia Papa Francesco con le sue parole e i suoi gesti”. Ed ora stiamo con questi prediletti del Signore, stiamo nel cuore di ciò che è il risultato del giubileo del centenario, viviamo la forza plasmatrice dell’alleanza solidale, la tocchiamo “con i piedi” e con le mani. La nostra piccola amica Luz continua a sorridere dalla finestra di casa ed ora saluta persino con le mani, timidamente. Ha un problema ai piedi e alle mani già da piccola, per cui non può camminare bene né usare le mani. Il 18 Ottobre 2014 il gruppo di Ani Souberlich ha distribuito roba ed alimentari alle famiglie delle 100 case per celebrare con loro il centenario. In quell’occasione, la madre di Luz ha domandato ad Ani se poteva aiutare a trovare una fisioterapista per sua figlia e a fare un’operazione tanto necessaria. Un’operazione senza fisioterapia postoperatoria non avrebbe senso. Ani comincia a collegarsi in rete. L’operazione viene finanziata ed una giovane fisioterapista del Movimento di Schoenstatt si lascia contagiare solidalmente. Due settimane dopo la nostra visita Ani ci ha scritto: “La nostra piccola Luz ha già fatto il decimo trattamento al braccio e ne potrà fare ancora cinque. La settimana prossima deve ritornare dal medico. Ma la gioia più grande è quella di poter muovere già la manina”. CIMG7366

Santità quotidiana

Prendiamo la macchina e in mezz’ora arriviamo alla prossima casa. Le case non vengono costruite, come succede spesso in Sudamerica, mediante colonizzazione illegale di territorio ed è per questo che non si trovano tutte su una stessa area. C’è dietro davvero tutta una rete di solidarietà, non solo con donazioni, ma anche qui nell’area di costruzione: persone che hanno buoni contatti con l’Amministrazione Comunale e il Governo, che provvedono alla ripartizione del terreno in terra di nessuno e al permesso di costruzione. Altre che hanno buoni rapporti con imprese e mercati dell’edilizia e provvedono alla raccolta delle offerte di materiale. Altre ancora che hanno buoni contatti con professionisti nell’ambito dell’architettura, della statica e del mestiere specifico e provvedono al personale per la costruzione concreta e ci sono infine le persone che provvedono ad una buona selezione delle famiglie. E a questo proposito Ani dice: “Voglio che siano famiglie con un futuro, dove la casa può essere veramente l’inizio di un buon sviluppo. Mi si spezza il cuore nel vedere il dolore dei bambini con entrambi i genitori tossicodipendenti o alcoolizzati, ma per loro non serve a niente costruire, perché per l’alcool venderebbero anche la casa”.

Nel frattempo, passando per strade avventurose, siamo arrivate e stiamo davanti ad una casa più grande di quella che abbiamo lasciato. Dall’altra parte della strada c’è una capanna, alcuni pali e materiale di plastica. Ani commenta: “Così vivevano prima”. In questa casa abita una mamma con cinque figli adolescenti. Tre di loro sono gravemente disabili e costretti a letto, tutti e tre. Gli altri due figli lavorano a turno, una settimana l’uno una settimana l’altro, perché ci sia sempre qualcuno in casa, 24 ore su 24, ad accudirli dando loro da mangiare, lavandoli. cambiando e lavando panni e biancheria. “Sono i miei fratelli”, dice uno dei due che abbiamo trovato in casa al nostro arrivo. Un ragazzo di forse 17 anni, che ripete: “Sono i miei fratelli”. E lo dice con un sorriso sincero. Insieme alla mamma ci fa vedere il giardino molto ben allestito. Ani mi ricorda: “È la signora che a Natale aveva fatto il presepio qui nel giardino”. Torniamo in macchina, prendiamo le borse di roba e alimentari e ci accomiatiamo con l’impressione di aver incontrato un santo della vita quotidiana, qui, alla periferia di Asuncion, alla periferia nel senso di Papa Francesco, alla periferia della società in mezzo ai “prediletti del Signore”, i prediletti di Papa Francesco. E mediante le 100 case abbiamo il privilegio di essere parte di questa realtà. “Ma siamo veramente noi che regaliamo e loro quelli che ricevono?” chiedo ad Ani mentre troviamo la strada che sembra perdersi in enormi pozzanghere. E lei risponde pensosa “Alleanza solidale”; e restiamo per diversi minuti in silenzio a riconsiderare. Ho viaggiato per più di 10.000 km e ho preso tutte le mie vacanze di quest’anno per questa visita in Paraguay. E se anche fosse stato solo per questo pomeriggio, in cui ho conosciuto tre delle 100 case solidali, ne sarebbe valsa la pena.

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Un tetto, una casa, una famiglia

La terza casa si vede già dalla via principale. Parcheggiamo la macchina sul ciglio della strada e ci dirigiamo verso la casa attraversando un ponte traballante – fatto di sole travi e sul punto più stretto di uno stagno – e proseguiamo attraverso le corde di roba stesa, che rivelano che qui vive una famiglia numerosa. Ci aspettano di fronte alla loro casa una mamma con cinque figli, tutti sorridendo allegramente. Naturalmente conoscono Ani, che non ha solo regalato la bella casa che li protegge e dà loro un tetto per vivere e una dignità interiore come famiglia, ma che continua a far loro visita portando a ciascuno dei figli una borsa di roba e giocattoli e alla mamma bottiglie di succhi e altri alimenti. Quanta delicatezza! Una borsa per ciascuno, un regalo personale. “Conosco i miei…” Siccome le borse sono tante, ne ho ricevuto anch’io e le posso dare ai bambini. Chissà se ho mai visto tanta gioia e gratitudine negli occhi di un bambino per regali così semplici. “È mio, zia? Davvero per me?” mi chiede il piccolo. “Sì, proprio per te.” E vivo il loro “graaazieee” come se fosse diretto a ciascuno di coloro che fanno parte delle “100 case” in Australia, Sudafrica, Spagna, Svizzera, Austria, Germania, Argentina, Stati Uniti, Brasile, Cile e Paraguay.

Nella prossima visita di luglio in Paraguay, Papa Francesco passerà forse per una di queste strade, dalle quali si può vedere una delle nostre 100 case. Non importa se non potrà visitare le famiglie che ci abitano. Egli è al corrente di queste 100 case e sicuramente le benedirà, quando benedirà tutto il Paraguay.

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Mentre scrivevo queste righe è stato reso noto l’Inno Ufficiale per la visita di Papa Francesco in Paraguay. Migliaia e migliaia canteranno:

“Pastore con l’odore delle pecore
che vai nelle periferie
in cerca di quelli che sono più bisognosi.
Tu vai mostrando con semplicità di vita
che annunziare Cristo è amare gli altri”.

Ho lasciato ad Ani tanti soldi quanti ne servono a costruire ancora 7 case. Continuiamo con le case “in cerca di coloro che sono più bisognosi”. Grazie, Santo Padre.

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TRANSFERENCIA A LA CUENTA DE DONACIONES EN PARAGUAY
Ana Esperanza Souberlich Martinez N° de cuenta: 7.0175419/0 BIC UBBRPYPX Banco Itaú Paraguay S.A. Asuncion Paraguay
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M. Fischer IBAN DE08400602650062268615 BIC GENODEM1DKM Uso previsto: Un techo para cobijar
5 de abril de 2015

Fotos de la construcción de casas

October 20, 2013 – Casas solidarias 2014 – Häuser der Solidarität 2014

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