Cuba

Postato su 2021-01-26 In Riflessioni e opinioni, Schoenstatt in uscita

HO VISTO L’AFFLIZIONE DEL MIO POPOLO

CUBA, 465 firme di sacerdoti, consacrati e laici •

P. Jose Gabriel Bastian, del primo corso della Federazione dei sacerdoti di Cuba, mi scrive: “Perché tu sappia di più su ciò che stiamo vivendo a Cuba. Due di quelli che firmano sono del mio corso di Federazione. Se vuoi, lo puoi condividere in modo che il mondo sappia cosa sta vivendo il mio popolo”. Sono 465 le persone che hanno firmato un documento impressionante che pubblichiamo qui di seguito, per sostenere queste 465 persone audaci che provano a far sentire la propria voce il 24 gennaio 2021, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e “giorno in cui Giovanni Paolo II ha incoronato la nostra patrona, Nostra Signora della Carità”. —

Ma come si è arrivati a questo punto? “Tutto è cominciato con un gruppo di sacerdoti che ha riflettuto molto sul da farsi”, ha commentato p. Rolando, “e siamo molto impegnati nell’essere vicini a quanto sta soffrendo il nostro popolo”. Si sente che c’è molto amore, coraggio e speranza in queste poche parole. Così, abbiamo pubblicato il testo, con e per loro, “in onore della nostra Madre e Patrona, Regina di Cuba, Madre della Carità”.

1. Fratelli cubani:

Come credenti in Dio, sacerdoti, consacrati, laici, come uomini e donne di buona volontà, come cubani che amano il loro Paese e che sognano un futuro luminoso per esso, mandiamo questo messaggio, nato dall’amore.

Convinti che, come ci ha insegnato padre Félix Varela, “non c’è paese senza virtù, e non c’è virtù senza pietà” e che il bene e la pace sono possibili solo dalla combinazione di giustizia, misericordia e verità.

Desiderando, come José Martí, una Repubblica in cui sia riconosciuta la piena dignità di ogni uomo e donna, indipendentemente dai loro pensieri, dalle loro posizioni e persino dai loro peccati personali.

Coerenti con la nostra coscienza, che non ci permette di tacere di fronte alla costruzione del presente e del futuro della nostra nazione; perché non vogliamo essere «persone che si lavano le mani come il governatore romano e che lasciano scorrere l’acqua della storia senza impegnarsi[1]».

In comunione con il magistero dei vescovi cattolici di Cuba che, al numero 13 del loro recente messaggio natalizio, ci invitano a “non aspettare dall’alto ciò che dobbiamo e possiamo costruire dal basso“.

Ispirati dal messaggio illuminante di San Giovanni Paolo II, che ventitré anni fa ci esortava ad “essere protagonisti della nostra storia personale e nazionale[2]“.

Vogliamo dare voce ai nostri pensieri e sentimenti: gioie e dolori, frustrazioni e illusioni … sapendo che non sono solo nostri ma anche di gran parte del popolo cubano su ciascuna delle rive dove batte il cuore di Cuba, perché siamo un’unica nazione sull’isola e nella diaspora. “Il cubano soffre, vive e spera qui e soffre, vive e spera là fuori“.[3]

P. Rolando

P. Rolando

2. Ho ascoltato il lamento del mio popolo[4]

La Parola di Dio è luce per la vita del nostro Paese oggi.

Nel libro dell’Esodo, la Bibbia ci racconta la storia di Mosè, l’uomo al quale Dio si manifesta con l’intenzione di liberare il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto, e al quale dice: «Ho visto l’afflizione del mio popolo (…) Ho sentito il grido che provocano i suoi oppressori e conosco la sua angoscia. Scendo a liberarlo (…) Mettiti in cammino, io ti mando».[5]

Dio vede, ascolta e sente con il suo cuore di Padre ciò che vive il suo popolo, la sua tristezza, la sua angoscia e il suo grido non passano inosservati. Ma Dio non si ferma a una sterile osservazione, ma esprime la sua compassione come impegno.

Tuttavia, la liberazione non è opera di Dio solo o di Mosè; è anche il lavoro di un popolo che si unisce intorno alla fede e al desiderio di libertà. Le persone devono coinvolgersi, mettersi in viaggio e imparare a vivere in libertà attraverso un immenso deserto che comporta numerose rinunce, la tentazione di preferire certe comodità alla libertà, pensare che lo sforzo è stato inutile e che non arriveranno mai al futuro che tanto desiderano.

Siamo convinti che questo testo parli al cuore della nostra realtà attuale. Dio sa tutto, niente gli sfugge di mano. Anche il presente e il futuro di Cuba sono nelle sue mani. Ma Dio lavora con noi e ci chiede, come a Mosè, di prenderci la nostra parte di responsabilità e libertà. Sant’Agostino diceva: “Il Dio che ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te“.

 

P. José Gabriel (der.)

P. José Gabriel (der.) con sacerdotes de la Federación y el P. José Luis Correa

3. HO VISTO… HO UDITO… CONOSCO…[6]

Sognare Cuba e continuare a costruire la nostra società è possibile solo se partiamo dalla sua realtà. La contempliamo con immenso amore, come fa un figlio con sua madre; e anche con sguardo critico, come fa un figlio adulto che ha rinunciato a rimanere un eterno immaturo. Scriviamo qui sinteticamente la nostra visione, poiché i fenomeni sociali sono sempre complessi.

  • LA SOCIETA’ CUBANA E’ DIVERSA ED ETEROGENEA

Non esiste più quella pretesa, e al tempo stesso artificiale, uniformità sociale. A Cuba coesistono vari strati sociali ed economici. La presenza delle classi sociali e il progressivo aumento delle loro differenze è una realtà palpabile e soprattutto dolorosa quando i più poveri subiscono l’assalto di misure economiche che li lasciano impotenti.

Cuba è anche diversa dal punto di vista politico e ideologico. C’è un settore legato all’ideologia ufficiale che sostiene lo Stato, e ci sono anche numerosi settori della società civile con altri orientamenti ideologici che, sebbene non ufficialmente riconosciuti, sono presenti, alcuni dei quali in modo organizzato, ed esercitano una reale influenza sulla società.

L’accesso a Internet e ai social network, sebbene limitato e monitorato, ha infranto la barriera statale che conteneva e addirittura ostacolava il flusso di informazioni e la capacità del comune cittadino di generarle. È proprio questo crescente fenomeno di comunicazione sociale che mostra l’esistenza di una differenza tra l’opinione pubblica e l’opinione pubblicata ufficialmente. C’è una realtà che non si pubblica, negandola in nome dell’ideologia.

  • STIAMO VIVENDO IL COLLASSO DI UN MODELLO ECONOMICO, POLITICO E SOCIALE

Sebbene prevedibile perché basato su una filosofia che ignora la verità di ciò che dà pieno significato all’essere umano, il sistema economico, politico e sociale che dal 1959 definisce i destini di Cuba non ha saputo evolversi. Ci sono state molte proposte per riattivarlo, una sorta di catena infinita di promesse non mantenute di “adesso sì”. A tal fine, i vescovi cubani avvertono nella lettera pastorale “L’amore tutto spera” del 1993: «Più che misure di emergenza, è essenziale un progetto economico dai contorni definiti, capace di ispirare e mobilitare le energie di tutti il popolo».

La continua promessa non mantenuta ha portato all’esaurimento e allo scetticismo che incombe come una spessa nuvola sulla gente comune. Spesso le persone sentono di sprofondare nello sconforto in un paese il cui futuro felice si allontana, come l’orizzonte, ad ogni passo.

Attualmente stiamo assistendo a misure estreme. I negozi in cui si accede solo con i dollari,  e il cosiddetto “ordine economico” rendono la vita quotidiana di questo popolo ancora più amara. Il suo lavoro non gli consente di acquistare ciò di cui ha bisogno per vivere con dignità. Vive tormentato da una grave carenza di provviste, da prezzi praticamente irraggiungibili e dal dover utilizzare una valuta estera che non riesce a guadagnare con i suoi sforzi. Questa situazione lacera il valore del lavoro e, con esso, la stessa dignità umana. Dipendere da ciò che altri inviano grazie al frutto del loro lavoro, ci rende inevitabilmente mendicanti.

Non si può separare l’economia dalla politica. Come già indicato ne “L’amore tutto spera” al numero 46, Cuba ha bisogno di cambiamenti politici. Con questa intuizione dei vescovi cubani, oggi ci sono molti che si impegnano per un cambiamento pacifico e, purtroppo, ricevono come risposta la repressione. Il tentativo di superare la precarietà e condurre Cuba verso un futuro dignitoso deve passare attraverso il riconoscimento della realtà e l’ascolto di coloro che con buona volontà offrono alternative. La politica ha bisogno di ascoltare la realtà e partire da essa, altrimenti diventa ideologia. È un’assurdità con conseguenze terribili sacrificare la realtà sull’altare di un’ideologia.

  • LA DIFFUSIONE DELLA CORRUZIONE

La doppia morale e le bugie sono diventati elementi sempre più comuni della nostra vita quotidiana. La mancanza di libertà di pensiero e la censura provocano l’incoerenza tra ciò che si pensa, si dice e si fa. D’altra parte, la quasi impossibilità di vivere senza incorrere nell’illegalità, rende il “mercato nero” un alleato indispensabile della sussistenza e un territorio dominato da furti, corruzione e persino ricatti. Il clima del “si salvi chi può”, dove tutto è ammesso, mostra una corruzione che permea praticamente tutti gli strati sociali.

A questo si aggiunge la sensazione di essere continuamente spiati, di poter “cadere in disgrazia”. Questa sensazione, confermata dalla denuncia di cui, come vittime o testimoni, tutti noi abbiamo esperienza, semina dubbi, uccide la fiducia e impedisce l’unità della quale, come popolo, abbiamo tanto bisogno. A volte, anche senza colpa, una persona ha paura per “l’eccessivo controllo degli organi di Sicurezza dello Stato che talvolta raggiunge anche la vita strettamente privata delle persone. È così che si spiega quella paura che non si sa veramente cosa sia, ma che si avverte, come nascosta sotto un velo invisibile”.[7]

La stessa voce ufficiale dello Stato ha riconosciuto la necessità di salvare i valori, ma non basta dirlo o minacciare pene severe, occorre rimediare alle cause, all’origine stessa della corruzione. Questo “porre rimedio alla corruzione” implica necessariamente la protezione della famiglia e la riforma del sistema educativo.

  • LA CRISI DELLA FAMIGLIA: UNA FERITA NELL’ANIMA DI CUBA

Il clima in cui viviamo ha un impatto diretto sulla famiglia cubana. Molte famiglie cadono a pezzi a causa della separazione che l’emigrazione e le missioni comportano. Spesso l’unica via per migliorare la qualità della vita ha come conseguenza la separazione dei membri della famiglia.

La frustrazione economica e la quotidiana ed estenuante lotta per l’esistenza causano la perdita dell’orizzonte morale. La famiglia cubana, concentrata sulla sopravvivenza, rischia di chiudersi alla vita. Non di rado, l’annuncio di un bambino, che dovrebbe essere motivo di speranza e gioia, diventa motivo di incertezza e preoccupazione, e si conclude con l’aborto.

All’altro estremo della vita familiare, gli anziani, così spesso soli, non hanno un’economia che li sostenga, nonostante l’aumento delle pensioni, oltre all’assenza delle medicine essenziali e dell’affetto necessario.

È giusto riconoscere che anche in mezzo alla crisi, il popolo cubano apprezza la famiglia e cerca di creare percorsi di felicità.

  • CRISI DEL SISTEMA EDUCATIVO

Sebbene il popolo cubano sia alfabetizzato, il sistema educativo è in crisi. La subordinazione degli interessi educativi al sistema politico-ideologico ha fatto scendere drasticamente il livello accademico negli ultimi decenni. Questa sottomissione dell’educazione alla politica spiega la mutilazione del pensiero critico, l’imposizione di uno schema di riflessione unico in cui pochi credono, la precarietà dei mezzi e delle persone competenti, la non apertura ufficiale ad altre forme di educazione, e coloro il cui modo di pensare è diverso dal quello di chi governa vengono ostacolati e persino esclusi dal sistema di istruzione superiore.

 

4. IL GRIDO DEL MIO POPOLO

Stiamo vivendo un momento critico nella nostra storia nazionale. I tentativi del governo di risolvere i problemi  rivelano che in realtà la crisi coinvolge la struttura stessa del sistema, che si è manifestata in modo evidente nel rifiuto di tenere un dialogo aperto e trasparente, promuovendo la violenza verbale, psicologica e fisica, invece di cercare un dibattito realistico e inclusivo che esponga le varie proposte e porti a soluzioni valutabili.

Dobbiamo superare l’autoritarismo, per evitare “la tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza della legge[8] ed è necessario che tutti i figli di questa terra arrivino a sedersi, ad armi pari, al tavolo di un dialogo nazionale, poiché Cuba è di tutti e per tutti i cubani. Non è etico concedere i diritti pieni di cittadinanza a pochi privilegiati di un partito.

Come hanno già espresso i vescovi cubani nel loro messaggio[9] rispetto all’ultima riforma costituzionale: «L’assolutezza di tale affermazione [solo nel socialismo e nel comunismo l’essere umano raggiunge la sua piena dignità] che compare nel testo costituzionale esclude l’effettivo esercizio del diritto alla pluralità di pensiero sull’uomo e sull’ordinamento della società (…) vale la pena ricordare la frase di José Martí: “Una costituzione è una legge viva e pratica che non si può costruire con elementi ideologici”[10] ». Né è etico ed è «altamente discutibile utilizzare la punizione per uniformare, soprattutto quando questo rigore viene esercitato nel campo della semplice espressione delle convinzioni politiche dei cittadini».[11]

Tornando al racconto biblico, quando Dio libera il suo popolo sotto la guida di Mosè, non parla contro gli egiziani (gli oppressori). Essi, se non fossero stati ostinati nella loro malvagità, rendendosi schiavi del sistema che avevano costruito, avrebbero anche potuto ascoltare la voce del Padre, perché “non vuole la morte del peccatore, ma piuttosto che si allontani dalla sua cattiva vita[12]. Ma il Faraone persiste nell’ingiustizia e nell’oltraggio del popolo. Anche fingendo di ascoltare Mosè, non osserva l’alleanza e infrange ripetutamente la parola data, e questo gli provoca  rovina e morte. In questo modo il Faraone ei suoi ministri, che credono di perseguitare il popolo mentre scappa dalla schiavitù, sono intrappolati dalla loro stessa persecuzione. È il dramma della libertà umana quando crede di essere Dio e finisce per arrendersi al peccato. Come dice il Salmo 33: “Il male uccide i malvagi“.[13]

5. METTITI SUL CAMMINO CHE TI INDICO[14]

Il popolo cubano, anche se lentamente, sta superando il proprio senso di impotenza. È un percorso molto importante di emancipazione e recupero dell’autostima sociale. È importante sentirsi più forti, convincersi di poter agire e vivere senza essere paralizzati dalla paura, in modo da potersi esprimere liberamente, cercando il bene e la giustizia, preservando la pace ed essendo critici nei confronti della realtà, perché In effetti, è dovere di tutti contribuire alla costruzione di una nuova Cuba.

Per i credenti c’è un impegno politico-economico-sociale che scaturisce dalla fede, ci lancia nel mondo per trasformarlo, per umanizzarlo a immagine dell’uomo completamente realizzato che abbiamo contemplato in Cristo. Come ci disse Benedetto XVI: «Il diritto alla libertà religiosa (…) legittima i credenti a offrire un contributo all’edificazione della società. Il suo rafforzamento consolida la convivenza, alimenta la speranza in un mondo migliore, crea condizioni favorevoli per la pace e lo sviluppo armonioso, allo stesso tempo pone solide basi per rafforzare i diritti delle generazioni future».[15]

Con papa Francesco siamo convinti della necessità di «dialogare a partire dalla verità chiara e nuda (…) non c’è più posto per la diplomazia vuota, per la dissimulazione, per i discorsi doppi, per gli occultamenti, per le buone maniere che nascondono la realtà»[16]. A Cuba la democrazia non sarà una realtà finché la pluralità e la diversità dei pensieri non saranno accettati e rispettati nel progetto di Nazione, sapendo che l’autentica libertà della persona «trova la sua pienezza nell’esercizio della libertà di coscienza, base e fondamento degli altri diritti umani»[17].

I governi esistono per il popolo e a partire dal popolo. Proprio come un cittadino comune ha diritti e doveri, così è per lo Stato. È tempo di superare l’errore di dover ringraziare per quelli che sono i doveri dello Stato. Salute, istruzione, assistenza sociale, pace civile, tempo libero e divertimento, democrazia e libertà di espressione…, non sono regali ma diritti e lo Stato esiste per garantirli.

Abbiamo urgentemente bisogno di:

  • Migliori strutture giuridiche. Il fatto che non vi siano studi legali che lavorino indipendentemente dal controllo statale promuove l’impunità per un settore della società legato al governo, mettendo a repentaglio qualsiasi iniziativa politicamente diversificata e pacificamente presentata.
  • Il riconoscimento della piena cittadinanza dei cubani residenti all’estero. Significa che possono anche partecipare attivamente al processo decisionale della società cubana. Come accade a tutti i cittadini di qualsiasi paese democratico, tutti i cubani devono poter partecipare, dalla loro residenza all’estero, al destino della loro nazione.
  • Capire cosa significa riconciliazione nazionale. Come popolo, abbiamo ferite e conflitti irrisolti. Vogliamo riconciliarci per vivere bene e in pace, e questo sarà possibile solo riconoscendo l’esistenza dei conflitti e cercando una soluzione all’interno di essi. «Quando i conflitti non si risolvono ma sono nascosti o sepolti nel passato, ci sono silenzi che portano a diventare complici di gravi errori e peccati. Ma la vera riconciliazione non sfugge al conflitto, anzi si ottiene nel conflitto, superandolo attraverso il dialogo e la negoziazione trasparente, sincera e paziente».[18]
  • Comprendere la relazione tra amore e verità. Un errore comune è pensare che la predicazione dell’amore escluda il dire la verità nel suo drammatico realismo. Non sarà mai saggio distorcere la verità o riconoscerla solo parzialmente. Nell’enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco avverte che: «Non si tratta di proporre un perdono rinunciando ai propri diritti davanti a un potere corrotto, davanti a un criminale o davanti a qualcuno che degrada la nostra dignità. Siamo chiamati ad amare tutti, nessuno escluso, ma amare un oppressore non significa permettergli di continuare ad essere così; né fargli pensare che il suo comportamento sia accettabile. Al contrario, amarlo veramente significa cercare in tutti i modi che smetta di opprimere, è togliergli quel potere che non sa usare e che lo sfigura come essere umano. Perdonare non significa permettergli di continuare a calpestare la propria dignità e quella degli altri (…). Chi subisce l’ingiustizia deve difendere con forza i propri diritti e quelli della sua famiglia proprio perché deve preservare la dignità che gli è stata data, una dignità che Dio ama»[19].
  • Scegliere la verità. Dobbiamo vivere nella verità in ogni decisione della vita di tutti i giorni. Non collaborare con ciò in cui non crediamo, non partecipare a violenze, atti di ripudio, denuncia del fratello. Perché sfilare quando non condividiamo i motivi della sfilata? Perché annuire in una riunione quando non siamo d’accordo? Perché tacere quando dentro di noi sappiamo che non dicono la verità? Perché applaudire se non approviamo? Perché ascoltare le nostre paure e non la nostra ragione? Vivere nella verità a volte ha un prezzo alto, ma ci rende interiormente liberi, al di là di ogni coercizione esterna. Vivere nelle bugie è vivere in catene e come insegna l’Inno di Bayamo: “Vivere in catene è vivere sottomessi alla vergogna e all’umiliazione“.

6. ECCO IO FACCIO UNA COSA NUOVA, STA GIÀ SORGENDO, NON VE NE ACCORGETE?[20]

Questa scelta fondamentale di vivere nella verità e nella libertà rivela il nostro vero potere come cittadini. Siamo un gigante addormentato che può far cambiare Cuba, basta svegliarsi. Chi chiude gli occhi di fronte all’afflizione di questo popolo, chi insiste affinché Cuba non cambi, ha il potere che noi gli abbiamo concesso, pensando di non poter fare nulla. Alcuni aspettano il cambiamento dall’alto, altri aspirano a una sorta di leader messianico che venga e aggiusti tutto; tuttavia – lo abbiamo già detto – il cambiamento inizia con noi, al nostro interno.

Mettiamoci in viaggio, smettiamo di ascoltare le nostre paure, crediamo nella nostra forza come popolo. È importante che ci convinciamo di poter fare qualcosa e che per quanto umile possa sembrare, il nostro contributo è potente. Un proverbio italiano dice che “se un piccolo uomo nel suo piccolo mondo fa una piccola cosa, il mondo cambia”. Il primo passo deve essere quello di svuotarci dall’odio, perché niente di buono può essere costruito sull’odio. La nostra prima vittoria sarà “non avere odio nei nostri cuori[21].

Privi di odio, rinunciamo assolutamente alla violenza, anche all’aggressione verbale, alla calunnia, ai metodi di cui oggi sono vittime coloro che propongono una nuova strada per Cuba. Sono metodi obsoleti e indegni della nuova Cuba che iniziamo a costruire. Una nuova Cuba deve essere umana e umanizzare i suoi cittadini. Il nostro percorso non ha nulla a che fare con l’odio e la violenza ma con un’unità che non esclude. Un cambiamento buono e necessario non è possibile se restiamo divisi. È urgente abbattere interessi particolari e pensare a progetti e destini comuni.

Rompiamo le catene, le peggiori sono quelle che ci portiamo nella mente e nel cuore. Scegliamo la verità e agiamo come uomini e donne che sono già liberi. “La conquista della libertà nella responsabilità è un compito essenziale per ogni persona[22]. Ascoltiamo la nostra coscienza e spingiamo con ogni parola e con ogni azione nella giusta direzione della storia, nella direzione della libertà di quella nuova e felice Cuba che ha cominciato ad essere una realtà in noi.

7. EPILOGO

Abbiamo condiviso questa riflessione nel rispetto e nella stima di quegli uomini e donne di buona volontà che nell’esercizio della loro libertà hanno deciso di non professare la fede e che condividono anche il nostro desiderio di rinnovamento, consapevoli che la realtà ci sfida tutti e che una Cuba per il bene di tutti può essere costruita solo dal contributo sincero di ciascuno.

Come credenti, riteniamo che sia tempo, come popolo, di tornare a Dio. Queste persone, molti anni fa, hanno voltato le spalle a Dio, e quando un popolo volta le spalle a Dio, non può camminare.

Come diceva sant’Agostino: “Quando uno fugge da Dio, tutto fugge da lui“. Siamo fuggiti da Dio, e abbiamo accolto gli idoli, quelli che ci hanno promesso un mondo migliore senza Dio, ignorando anche Martí che ha avvertito che “un popolo irreligioso morirà, perché nulla in esso nutre la virtù[23]. Sì, è tempo, come popolo, di volgere il nostro volto a Dio e di ascoltare di nuovo nel roveto ardente le sue parole di speranza:

«Ho visto l’afflizione del mio popolo … Ho sentito il suo grido a causa dei suoi oppressori e conosco la sua angoscia. Sono sceso per liberarlo … Va’ dunque, io ti mando»[24].

 

 


[1] Papa Benedetto XVI, Omelia della messa celebrata a La Habana, 28 marzo 2012.
[2] Papa Giovanni Paolo II, Discorso alla cerimonia di benvenuto all’Aeroporto Internazionale  José Martí a La Habana, 21 gennaio 1998. N. 2
[3] Pedro Meurice Estíu, Discorso di benvenuto a Giovanni Paolo II, 24 gennaio 1998.
[4] Es 3, 7.
[5] Cfr. Es 3, 7-8.
[6] COCC, Lettera Pastorale “L’amore tutto spera”, n. 46.3.
[7] Papa Francesco, Enciclica Fratelli Tutti, n. 174.
[8] COCC, Messaggio dei Vescovi Cattolici Cubani in relazione alla nuova Costituzione della Repubblica di Cuba che sarà sottoposta a referendum, 2 febbraio 2019.
[9] José Martí, Lettera di New York, 23 de maggio 1882, Opere Complete, Tomo IX, pp. 307 – 308.
[10] COCC, Lettera Pastorale “L’amore tutto spera”, n. 39.
[11] Ez 33, 11.
[12] Salmo 33, 22.
[13] Papa Francesco, Enciclica Fratelli Tutti, n. 174.
[14] COCC, Messaggio dei Vescovi Cattolici Cubani in relazione alla nuova Costituzione della Repubblica di Cuba che sarà sottoposta a referendum, 2 febbraio 2019.
[15] José Martí, Lettera di New York, 23 de maggio 1882, Opere Complete, Tomo IX, pp. 307 – 308.
[16] COCC, Lettera Pastorale “L’amore tutto spera”, n. 39.
[17] Ez 33, 11.
[18] Salmo 33, 22.
[19] Es 3, 10.
[20] Papa Benedetto XVI, Omelia della messa celebrata a La Habana, 28 marzo 2012.
[21] Papa Francesco, Enciclica Fratelli tutti, n. 226.
[22] San Giovanni Paolo II, Omelia della messa celebrata a La Habana, 25 gennaio 1998.
[23] Papa Francesco, Enciclica Fratelli tutti, n. 244.
[24] Papa Francesco, Enciclica Fratelli tutti, n. 241.

Virgen de la Caridad

He visto la aflicción de mi pueblo

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