Postato su 12. Ottobre 2016 In opere di misericordia, Schoenstatt in uscita

“Perché a volte ho come la sensazione che Gesù mi venga a visitare personalmente”

GERMANIA, Irmgard Mölder •

Irmgard Mölder di Münstertal, Germania, lavora attivamente da più di un anno con una squadra di aiuti per rifugiati. Si incontra una volta al mese con un gruppo di Schoenstatt e partecipa intensamente nella Campagna della Madonna Pellegrina. Qualche anno fa, fece volontariato ad Haiti. Su richiesta della redazione di Schoenstatt.org, lei ci ha raccontato in dettaglio il suo lavoro con i rifugiati, in modo sincero e realista.

Due anni fa, nell’estate del 2014, sono andata in pensione. A ottobre, sono andata a visitare la mia vecchia scuola a Münstertal e casualmente osservai come una mia ex compagna spiegava, in inglese, dei compiti da svolgere ad una mamma africana del Gambia. Suo figlio Obinna aveva iniziato la seconda elementare. Mi sono anche resa conto che entrambi vivevano in un centro comunitario molto vicino a casa mia, insieme ad altre due donne della Nigeria. All’improvviso, mi è venuta in mente l’idea di aiutare il bambino a fare i compiti e, allo stesso tempo, di ripetere assieme a lui le parole in tedesco. Il suo compito consisteva nell’assegnare alle immagini i rispettivi nomi come “padre”, “madre”, “figlia”, etc. Così lo andai a prendere alle 15 e lo portai a casa mia. All’inizio, Obinna voleva solo scrivere i nomi senza ripeterli a voce alta ma dopo un po’ superò la sua timidezza ed riuscì ad articolare le nuove parole quasi senza accento straniero. Due giorni dopo, Obinna e sua mamma A. ritornarono per una nuova lezione. Dopo le vacanze autunnali, Obinna veniva regolarmente tutti i lunedì, martedì e giovedì a fare i suoi compiti e a giocare.

I primi passi con Obinna

Lui è riuscito a capire e parlare la lingua tedesca rapidamente, aiutato anche dai libri con molte immagini. La lettura gli ha creato più problemi perché Obinna aveva imparato, durante la prima elementare in Africa, la fonetica inglese, il che gli ha creato maggiori difficoltà nel leggere le parole tedesche in modo corretto. Inizialmente ha avuto qualche problema anche con il metodo dell’insegnamento libero, secondo il quale gli alunni si occupano in maniera indipendente dei loro orari settimanali e imparano ad organizzarsi. A Obinna è costato gestire questa libertà e ha originato svariati fraintendimenti in classe. All’inizio io ero in stretto contatto con la sua professoressa e anche suo marito dava appoggio alla piccola famiglia con dei piccoli lavori giacché la mamma di Obinna, vedova e con suo figlio, è arrivata in Italia con un gommone e di lì in Germania. Lei si occupa quasi in maniera esagerata del mangiare, dei vestiti e delle pulizie mentre sembra che sia totalmente estranea al gioco, alle passeggiate o al controllo dei compiti di scuola. Obinna è un bambino molto sportivo con una forte necessità di fare movimento e, per fortuna, è stato immediatamente accettato nella squadra di calcio locale. Sua mamma è molto molto severa con lui e spesso lo ha messo in punizione senza dargli il permesso di uscire di casa quando si accorgeva che aveva problemi a scuola. Per questo motivo, lui non poteva assistere sempre ai suoi allenamenti e, secondo le abitudini africane, sua mamma a volte lo picchiava.

L’assistenza

Alla fine di gennaio del 2015, si è formata a Münstertal una squadra di aiuti per i rifugiati e il modello di assistenza messo in pratica fino a quel momento da me e dal signor G., come persone di contatto per la signora A., fu adottato per le altre donne africane; in seguito, per una famiglia di sei persone provenienti dal Kosovo e più tardi anche per famiglie siriane e afgane che sono state assegnate alla nostra valle. Inoltre, mi misi a disposizione per aiutare tutti i figli di rifugiati che dovevano essere inseriti alla materna o a scuola.

Nella primavera del 2015, la signora A. ha potuto iniziare a dare una mano nell’infermeria della scuola e, a partire da aprile, ha frequentato un corso di tedesco per tre mesi. Lì ha imparato moltissimo con me e ha cominciato a parlare tedesco. Fino a quel momento, ci capivamo parlando inglese, sebbene con Obinna parlavo praticamente solo il tedesco. Fino a quel momento, il mio lavoro da volontaria era un’attività piuttosto gradevole, a parte i litigi a scuola che si verificavano ogni tanto e le frequenti contraddizioni educative della mamma di Obinna. Lei non elogiava mai suo figlio, né lo abbracciava, nonostante i nostri consigli.

Dopo le vacanze estive, la signora A. ha fatto una pratica in un asilo visto che nel suo paese aveva lavorato come educatrice di bambini, sebbene in condizioni piuttosto differenti. In quel periodo sono nati i problemi di concetti erronei e di aspettative irreali per quanto riguardava il guadagno di soldi in Germania : il suo contratto non è stato prolungato alla fine dell’anno.

Obinna ha frequentato la terza elementare a Münstertal. Il cambio di classe si è aggiunto a quello del cambio di professoressa e il bambino ha avuto una grande difficoltà nel concentrarsi sull’apprendimento, viste le domande più complesse e la sua poca voglia di fare sforzi. Veniva solo i lunedì a fare i compiti da me e potevamo fare solo quelli per due giorni. Il resto della settimana lui li faceva più male che bene nell’infermeria e ogni fine settimana io lo dovevo aiutare a correggerli.

Il fallimento del matrimonio

Alla fine di settembre è apparso un bell’uomo nigeriano che voleva sposarsi con la signora A. Lei già lo conosceva grazie alla famiglia di sua cugina e parlava in modo meraviglioso di lui. In teoria, entrambi le famiglie si erano già incontrate in Africa e avevano preparato tutto per il matrimonio. Per la mancanza di soldi e documenti, non è stato possibile organizzare in Germania un matrimonio civile. Per questo motivo ho rifiutato di mettere la mia casa a disposizione per la celebrazione di una cerimonia. Dopo svariate conversazioni, i due non si sono lasciati dissuadere dal loro progetto e il 9 ottobre hanno celebrato il matrimonio da soli, in collegamento con la loro patria tramite Skype.

Questo strano “atto matrimoniale” si è dimostrato un fallimento dopo pochissimo tempo, considerato che la signora A. lo ha mandato via senza dare spiegazioni soddisfacenti. All’improvviso quell’uomo “non era per niente buono!”.

La convivenza in un piccolo spazio

La convivenza delle tre donne africane con i loro figli è diventata sempre più complicata dato che dovevano condividere la cucina e il bagno in un appartamento con tre stanze. Alcune volte, le discussioni sono state così violente che è stato necessario chiamare la polizia. Per poter tranquillizzare in qualche modo la signora A., Obinna ha passato due lunghi fine settimana con me.

Sfortunatamente, le discussioni sono continuate e alla fine dell’anno è stato necessario effettuare un cambio di casa. La signora A. si è dovuta spostare con suo figlio in un’abitazione meno centrale  ma leggermente più grande rispetto a quella di prima. Dopo un breve periodo di insoddisfazione e di lamentele, la signora A. è riuscita a rendere di nuovo la casa ordinata e accogliente ed è riuscita ad abituarsi alla nuova distanza dalla stazione, una camminata di mezz’ora. Dalla squadra di aiuti, lei riceveva regolarmente un ticket mensile per i mezzi di trasporto e poteva prendere il bus davanti casa sua, quello che passava con maggiore frequenza durante il periodo della scuola. La signora A. comprava ad Obinna il biglietto per studenti nonostante le avessimo delicatamente provato a dire che a suo figlio avrebbe fatto molto bene camminare fino alla scuola.

Poco dopo, due famiglie afgane occuparono le altre due stanze dello spazioso appartamento e la signora A. ha dovuto di nuovo condividere il bagno e la cucina. Inoltre, c’era una stanza per le pulizie che occupava esclusivamente lei. Inizialmente si lamentava spesso del rumore, specie di notte, perché la signora A. va a dormire molto presto. Dopo un paio di conversazioni, la vita in comune si è normalizzata poco a poco.

In dolce attesa !

A metà di febbraio mi sono accorta, attraverso il responsabile dei rifugiati della nostra comunità, che la signora A. era in dolce attesa. Lei si vergognava, per quello non me lo aveva detto personalmente. Mi chiese di nascondere quel fatto e di non raccontarlo a nessuno. Mi sorprese molto all’inizio ma negli ultimi due mesi sono riuscita a capire meglio le sue sensazioni. Per quello la abbracciai e cercai di tirarle su il morale. Nonostante tutte le paure per il futuro, è apparso un sorriso sulla sua faccia quando le augurai che fosse una bambina e lei me lo confermò. La mia allegria fu grande perché ero sicura che lei sarebbe stata felice tenendo tra le sue braccia una meravigliosa bambina. Mi diede il permesso, dopo tre settimane, di raccontare a Obinna della sua sorellina che sarebbe nata a metà giugno. Lui ha reagito con cautela e si limitò a muovere la testa quando gli chiesi se fosse contento. Non poteva immaginarselo !!!

Alla fine di maggio abbiamo ottenuto, attraverso l’ SOS per le future mamme, una culla, un passeggino e un fasciatoio e la signora A. mi mostrò piena d’orgoglio tutti i nuovi vestiti che aveva comparto per la piccola. Per riuscirci aveva persino risparmiato sul cibo !!!

Amina

Nel frattempo la bambina è nata con parto naturale il 18 di giugno nell’ospedale dell’Università di Friburgo e al terzo giorno sono andata a prenderle. La signora A. non ha voluto darle il cognome del padre e solo lei ha la custodia della figlia nonostante la sorprendente somiglianza che la bambina ha con lui. Sembra che lui sia venuto a sapere della nascita della figlia tramite alcuni contatti in Africa ma non ha voluto dargli peso. Questo è quello che ha saputo la signora A. attraverso i contatti con la sua patria.

Amina è una bambina molto tranquilla e felice, prende il latte materno, dorme abbastanza e piange poco. La signora A. si sente orgogliosa quando tutti ammirano la sua piccola che è sempre vestita in modo meraviglioso. Obinna bacia e abbraccia la sorellina e questo lo fa stare bene. La signora A. ora è molto più contenta e aperta.

La famiglia in Africa

Alla fine dell’anno scolastico il bambino non è stato promosso a causa dei suoi brutti voti ma il Servizio Sociale delle Donne Cattoliche si è occupato di trovare una scuola adatta a lui:  con un gruppo più piccolo e la possibilità di restare lì dopo le lezioni. Spero tanto che Obinna ritrovi l’allegria nell’apprendere dato che lui è sufficientemente intelligente da poter gestire ogni nuova materia e la signora A. ne sarebbe sollevata. Sono molta curiosa riguardo il futuro di entrambi i bambini.

Prossimamente si deciderà riguardo la richiesta di asilo giacché, fino ad ora, la signora A. è stata solamente tollerata. Dopo tutte le mie esperienze, credo che la signora è voluta venire in Germania per ragioni economiche. Quando le chiedo i motivi, mi risponde sempre così: “It’s too difficult in Gambia and too much corruption!” ( “è molto difficile in Gambia e c’è troppa corruzione!” ). Lei si mantiene in contatto con sua madre e i suoi sette fratelli  tramite il telefono e Skype ma per il momento non parla di un ritorno al suo paese.

Ho sempre dei sentimenti ambivalenti quando parlo di questo tema. Nonostante io porti tutti e tre nel mio cuore, a volte penso che Obinna starebbe meglio con la sua famiglia in Africa. Sfortunatamente lui ha scelto la comodità di stare con sua madre che preferisce tenere le persiane chiuse e la luce accesa. La signora A. è restìa ad uscire di casa e per questo motivo anche Obinna rimane in casa guardando la televisione per ore.

Di fronte a me, c’è semplicemente la persona

Dopo aver letto questa presentazione, mi sono resa conto che l’accompagnamento e l’assistenza mi hanno portato via tempo ed energia fino ad ora e che tutto ciò continuerà. Il trasferimento in un piccolo appartamento sarà la prossima mossa.

Senza dubbio sono molto felice quando loro vengono a visitarmi o quando io vado da loro. Mi scordo di come passa il tempo e cerco di godermi i momenti insieme anche perché io sono vedova e vivo sola nella mia grande casa da quando i miei quattro figli se ne sono andati. Davanti a me si trova semplicemente la persona ed è a lei che dedico la mia attenzione perché a volte mi sembra che sia lo stesso Gesù che viene a farmi visita o che incontro.

In questo spirito, ricevo la forza e lo stimolo per andare avanti nell’impegno con i rifugiati. Vedo anche la luce negli occhi delle famiglie afgane che devo necessariamente salutare e con le quali mi fermo sempre un attimo. Proprio in quei momenti sento una grande allegria nel mio cuore!

Originale: tedesco. Traduzione: Denise Campagna, Roma, Italia

 

 

 

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